"Il Lager Cileno di Colonia Dignidad" di Federico Bellini

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Esiste in Cile un villaggio fatto di casette, circondato da prati verdi, fiori rossi, solcato da un fiume azzurro, il Perquilauquén, con dei viali alberati e ben curati, e dove, tra le varie ed amene attività, c’è persino una birreria. Questo piccolo paradiso si chiama Villa Baviera, situato a 35 km a sud-est di Parral, provincia di Linares, nella regione del Maule. Un tempo non molto lontano, però, quel posto si chiamava “Colonia Dignidad”, anche se la dignità se l’era divorata una lunga lista impressionante di banalità e violenze di stampo fanatico, religioso e nazista. Questo sinistro e inquietante villaggio fu fondato da un gruppo di immigrati tedeschi guidati da Paul Schäfer nel 1961. Questo Schäfer, originario della Renania, in Germania, fu un ex hitleriano, pedofilo, seguace di una “Setta Cristiana Apocalittica” (quella di William Branham), che intersecava integralismo biblico e mire abominevoli. Insieme al suo braccio destro, il dottor Hartmut Hopp, lasciò la Germania con un centinaio di seguaci, tutti ipnotizzati dal suo oscuro carisma e dalla visione di una terra promessa oltre l’oceano. Una volta arrivati, questo inquietante santone trasformò la ridente vallata in una Colonia dove un regime di stampo nazista e sorveglianza di ispirazione sovietica, costrinse uomini e donne a vivere separati. I bambini confiscati poi ai genitori (crescevano senza sapere di chi erano figli, perché subito dopo il parto erano affidati a degli adulti della comunità, chiamati “zii” e “zie“) per essere poi da lui abusati serialmente mentre cantavano i Corali di Bach

Nei suoi sotterranei grazie anche alla complicità di Pinochet e la DINA (la polizia politica del dittatore) la Colonia fu persino sfruttata come prigione nella quale gli oppositori e i ribelli venivano torturati (molti dei quali sono tuttora desaparecidos), mentre nelle viscere di quei tunnel, venivano stipate armi o studiati progetti nucleari. Pochi sono coloro che, durante il dominio di Paul Schäfer, riuscirono a fuggire, e Wolfgang Kneese, ormai anziano al momento di questo racconto, – e che si era trasferito a vivere ad Amburgo -, fu il primo in una notte di mezza estate del 1966, a riuscire nell’impresa dopo due tentativi falliti: «Perciò Schäfer mi fece torturare, avevo la camicia così pregna di sangue che pensavo fosse parte della mia carne», racconta «Mi recluse per oltre un anno, drogandomi per non farmi parlare. Sono scappato attraversando il fiume, con i cani che mi inseguivano. Mi hanno salvato i contadini cileni.» Inoltre: «Aveva creato un regno pazzoide per cui tutti si sentivano eletti da Dio. […] E chi si opponeva meritava la dannazione eterna. Quasi tutti sapevano che Schäfer violentava i bambini. Ma facevano finta di niente. Perché con lui pensavano di essersi assicurati il Paradiso.» Anche Luis Peebles, psichiatra e oppositore politico di Pinochet, fu deportato a Colonia Dignidad nel 1975: «Mentre quei sadici rabbiosi mi torturavano, lui era lì. Persino gli sgherri della DINA sembravano impauriti da Schäfer. […] Mi hanno martoriato per giorni: percosse indicibili, scariche elettriche sui genitali, soffocamento. Gli abitanti della Colonia sapevano, ma erano plagiati.»

Pensate che nel momento del suo massimo sviluppo, Colonia Dignidad ospitava circa 300 persone tra tedeschi e cileni, distribuiti su di una superficie di ben 137 chilometri quadrati, e dove le principali attività economiche erano legate all’agricoltura. La Colonia, inoltre, ospitava anche una scuola, un ospedale, due piste di atterraggio, un ristorante, una centrale energetica, tutto difeso da una barriera elettrificata con torri di osservazione, proiettori di ricerca, armi di vario genere, persino mine anti-uomo dislocate fuori dalle mura e un carro armato! Durante la dittatura militare di Augusto Pinochet[1] la Colonia servì come centro di tortura, e fu Amnesty International nel ‘77 a denunciare la connivenza tra la DINA (la polizia segreta di Pinochet) e la idilliaca Colonia. La Colonia divenne persino il giardino di giochi per la famiglia di Pinochet. Lucia Pinochet, la figlia del dittatore, vi arrivava in elicottero per passarvi il weekend con il figlio, mentre gli «squadroni della morte», invece, vi portavano decine di prigionieri politici che all’interno diventavano dei «desaparecidos». Pinochet regalò ogni cosa al suo amico tedesco, tra cui oltre al divieto di estradizione, un elicottero da guerra, persino i diritti di sfruttamento di un giacimento di titanio, e gli concesse anche la cittadinanza onoraria, senza giustificare, ovviamente, gli svariati miliardi che costituivano il patrimonio dei 300 poveri contadini tedeschi.

I soldi arrivavano da misteriosi conti europei, forse dalla stessa organizzazione Odessa, o dall’oro delle vittime dei lager nazisti passati per la Svizzera. Colonia Dignidad fu anche un covo di nazisti, perché non solo si sovrappose ad una comunità germanica preesistente giunta lì agli inizi del secolo, ma il braccio destro del guru diventò ben presto Hermann Schmidt, ex pilota della Luftwaffe che attirava, proteggeva e nascondeva decine di nazisti scappati in Cile, Argentina e Paraguay subito dopo la guerra, tanto che gli invalicabili cancelli della comunità diventarono il miglior ospizio per i vecchi aguzzini. Sottoposti alla pressione dei cacciatori di nazisti, i tedeschi trovarono aiuto nel regime di Pinochet e trasformarono la valle in un lager per i cileni oppositori. Fu Simon Wiesenthal, sopravvissuto all’Olocausto, e “cacciatore” di nazisti in fuga, che nel corso degli anni presentò un’ampia documentazione che dimostrava che persino il famigerato dottor Josef Mengele, noto per la sua abominevole sperimentazione umana nel campo di concentramento di Auschwitz, abbia li vissuto. E sempre nella Colonia, senza farsi mancare nulla, vennero testati anche gli effetti del gas letale Sarin, che la DINA voleva usare contro gli oppositori del regime. Prese parte dal 1973 all’Operazione Condor, organizzata dalla CIA in complicità con alcune dittature sudamericane, tra cui: l’Argentina di Videla, il Cile di Pinochet e il Paraguay di Alfredo Stroessner, volta a contrastare qualsiasi attività comunista e con ogni mezzo, compresi rapimenti, torture e omicidi ma anche Colpi di Stato; e connivenze erano così estese che coinvolgevano uomini d’affari, giudici e politici…

Era come vivere in un’altra dimensione…

La Colonia è stata descritta da coloro che ne sono rimasti vittime come una vera e propria “Oscura Setta“, dove Paul Schäfer deteneva il potere assoluto e incontrastato. TV, radio, giornali, telefoni, persino i calendari erano proibiti, i trasgressori subivano processi di fronte alla comunità (300 individui per volta) ai quali venivano inflitte pene corporali. Il condannato, inoltre, veniva privato di cibo e trattato con psicofarmaci per fiaccarne la volontà, frequente era anche l’utilizzo dell’elettroshock, e chi moriva veniva poi sepolto in fosse comuni. Dovevano lavorare indossando vestiti di foggia bavarese, cantare canzoni tedesche, i ritmi di lavoro erano pressanti con ben quindici ore al giorno e il cibo scarso e razionato. Le famiglie vivevano separate, i bambini sottratti dai genitori, ma soprattutto i rapporti sessuali erano vietati, così come innamorarsi e dimostrarlo pubblicamente. Tutti, per sedare i loro istinti sessuali, erano forzati a prendere dei farmaci inibitori, a recitare preghiere di pentimento prima di coricarsi la sera, e coloro che trasgredivano subivano pestaggi e torture, dato che il guru la riteneva una forma di purificazione e arricchimento spirituale. «Siamo stati abusati quasi tutti. Ci facevano credere che fosse l’unica vita possibile, ma soprattutto che Schäfer fosse Dio, e che quegli abusi fossero previsti dalla Bibbia», racconta Efrain Veuhoff, uno dei sopravvissuti e che non si è mai fatto una famiglia perché non è riuscito a superare i traumi subiti.

Efrain è una delle vittime che hanno denunciato Schäfer ma non è stato risarcito per gli abusi, così come i coetanei Franz e Dieter: quest’ultimo fu così provato dalle punizioni e dagli elettroshock che non è mai stato in grado di poter lavorare. Eppure, fu proprio dopo la fine della dittatura che Schäfer visse il suo periodo d’oro, dal ’91 al ’96, perché seppure il primo presidente democratico eletto, Patricio Aylwin, aveva cercato di far chiudere la Colonia, il suo governo, però, non fu abbastanza forte perché il vecchio criminale godeva di protezioni altissime tra giudici e politici. Veloci processi farsa liquidavano con un nulla di fatto le prime denunce, e chi assolveva il santone veniva addirittura promosso. Così, incoraggiato dall’impunità, il guru decise di estendere il suo inferno pedofilo ai tanti ragazzini locali delle numerose famiglie povere della zona, che attirava alla Colonia con la semplice scusa di farli studiare. I genitori dei bambini, onorati di quelle attenzioni, difesero Schäfer contro la polizia fino alla fine, arrivando a picchettare la strada che portava al lager quando arrivarono le forze dell’ordine mandate dal governo. Ed è sempre Efraín Veuhoff che ci racconta: «Schäfer ci convinceva che soltanto lì dentro ci fosse il Bene e il Mondo fuori fosse peccaminoso. Non ci insegnava lo spagnolo né avevamo la TV, era vietato uscire e uno dei pochi momenti sociali erano le prediche in cui spiegava la Bibbia, o meglio la sua interpretazione perché a noi proibiva di leggerla.»

Gli ultimi anni

Tra il giugno e il luglio 2000 la polizia cilena trovò due depositi di armi dentro e nelle vicinanze della Colonia. Il primo, all’interno, conteneva mitragliatrici, fucili automatici, lanciarazzi ed una grande quantità di munizioni, alcune vecchie di 40 anni; un carro armato venne persino trovato sotto terra! Il secondo deposito, trovato fuori dalla Colonia, conteneva lanciarazzi e granate. Nel gennaio 2005 emersero addirittura informazioni su di un laboratorio batteriologico dove avrebbe lavorato il chimico Eugenio Berríos. Nell’aprile 2006 i membri della Colonia fecero pubbliche scuse e chiesero perdono per 40 anni di abusi perpetrati sui minori e altre violazioni dei diritti dell’uomo, tramite una lettera pubblicata su El Mercurio, uno dei più autorevoli giornali cileni. Gli ex-membri della Colonia dichiararono che il loro leader, Paul Schäfer, li aveva soggiogati psicologicamente e fisicamente, oltre a molestare anche i loro figli. Ma la Colonia esiste tutt’oggi, seppure i leader dichiarino che sono state apportate delle migliorie… Finita l’era di Pinochet e senza più protezioni, Schäfer il 20 maggio 1997 lasciò il Cile, perseguito dalle autorità con l’accusa di avere molestato 26 bambini della Colonia. Nel marzo 2005 fu arrestato in Argentina e estradato in Cile. È morto in prigione per un attacco di cuore dopo essere stato condannato a 33 anni di reclusione nel penitenziario di Santiago, il 24 aprile 2010.


[1] Militare e uomo politico cileno (Valparaíso 1915 – Santiago del Cile 2006). Comandante delle forze armate dal 1973, guidò il golpe che depose il governo di Salvador Allende. Presidente della giunta militare, dal 1974 presidente della Repubblica, instaurò un sanguinoso regime dittatoriale. Sconfitto da un plebiscito (1988), lasciò il potere nel 1990, restando comunque alla guida delle forze armate fino al 1998, quando lasciò l’esercito per diventare senatore a vita. Arrestato infine a Londra (1998) per “Crimini contro l’Umanità“, in seguito ad una richiesta di estradizione dei giudici spagnoli che indagavano su dei cittadini uccisi durante la sua dittatura, P. fu poi rilasciato per ragioni di salute e fece ritorno in Cile. Morì mentre i processi a suo carico erano ancora in corso.