"La mostruosa e aberrante Unità 731" di Federico Bellini

Unità 731, così si chiamava il reparto dell’esercito giapponese, guidato da Ishii Shiro[1], che commise tra i più orrendi e atroci crimini contro l’Umanità. Tale Unità operò nella città di Harbin, in Manciuria, tra il 1936 e il 1945, ed aveva il compito di eseguire ricerche per la produzione di nuove e letali armi, specie batteriologiche. Le ricerche venivano condotte su delle cavie umane, principalmente prigionieri cinesi, russi, e più in generale i prigionieri di guerra. Ma non solo. Ceppi di batteri furono deliberatamente diffusi nella popolazione civile con lo scopo di far scoppiare epidemie (Peste, Tubercolosi, Antrace, Colera) per poi studiarne gli effetti e fare ricerche, e quello che vi successe è degno del peggior film dell’orrore. Sulle cavie umane, vive, venivano condotti esperimenti di ogni tipo, dal congelamento, alla vivisezione, alle bruciature, furono persino iniettate anche delle malattie mortali per studiarne gli effetti, etc., e tali operazioni, tra cui quelle di massa, si stima abbiano portato alla morte di almeno 200 mila persone.

Durante gli ultimi giorni della guerra, gli ufficiali dell’Unità, gli operativi, decisero di disfarsi delle cavie rimaste nel laboratorio uccidendole, così da “cancellare” ogni possibile testimone, ma in quei giorni, molti animali presenti, portatori di un bacillo manipolato in modo tale che potesse essere trasmesso all’Uomo, venne liberato e le epidemie che scoppiarono di lì a poco, provocarono ulteriori morti fino al 1948. Ma come spesso accade per interesse, se i gerarchi nazisti vennero arrestati e condannati per il Genocidio degli Ebrei, la stessa sorte non toccò ai responsabili dell’Unità 731. Immediatamente, dopo la fine della guerra, iniziò un confronto tale tra le due superpotenze uscite vincitrici dal conflitto (USA e URSS), insieme ai loro alleati, dove la necessità di progredire negli armamenti li portò a fare dei compromessi.

Fu così che il nuovo governatore del Giappone, l’americano Douglas MacArthur, offrì l’immunità a Ishii in cambio dei dati delle ricerche effettuate a Harbin, e nessuno dei responsabili delle atrocità compiute venne mai processato da un tribunale internazionale. Ishii Shiro morì nel 1959 negli Stati Uniti senza aver scontato un solo giorno di prigione per i suoi efferati crimini, e molti dei suoi colleghi ufficiali, alla fine della guerra, entrarono a lavorare nell’industria farmaceutica. Quei dati erano troppo importanti per gli americani, perché sarebbero serviti ad avanzare nel campo della ricerca e dotarsi al più presto di armi da utilizzare, eventualmente, come ultima ratio in caso di scoppio delle ostilità con l’Unione Sovietica. E la storia non si concluse con la morte di Ishii Shiro, perché alla fine della guerra i Giapponesi abbandonarono lo stabilimento di Harbin con tutto l’arsenale batteriologico.

La Manciuria passò quindi alla Cina di Mao e che di fatto entrò in possesso di queste armi, di cui non si seppe più nulla. Da un rapporto sul disarmo del 1992, proveniente da Ginevra, la Cina sarebbe entrata in possesso di ben 100 tonnellate di agenti batteriologici abbandonati dai Giapponesi, alcuni scienziati sono persino arrivati ad ipotizzare, senza però molte prove, che possa esistere un legame tra queste culture batteriologiche e l’Epidemia di SARS che qualche anno fa imperversò nel sudest asiatico. Si pensa che i cinesi abbiano potuto diffondere deliberatamente il virus sulla popolazione, o che forse, qualche coltura rimasta latente chissà dove, si sia improvvisamente risvegliata, diffondendosi. Per certo, però, sappiamo che i Giapponesi dell’Unità 731 condussero effettivamente delle ricerche su un batterio che avrebbe dovuto colpire proprio i polmoni…


[1] Shirō Ishii (Shibayama, 25 giugno 1892-Tokyo, 9 ottobre 1959) è stato un medico, microbiologo e generale giapponese. Guidò il programma di armamento biologico dell’Impero Giapponese al comando di un reparto militare di ricerca chiamata Unità 731, responsabile di sperimentazione umana e crimini di guerra. L’Unità 731 fu creata nel 1932 e diede vita a un’organizzazione, patrocinata dallo stato giapponese, volta al terrorismo biologico e all’omicidio di massa, con laboratori e campi di sterminio disseminati nell’enorme impero che il Giappone aveva conquistato nell’Asia orientale. Alcuni dei più importanti scienziati nipponici – fra cui professori universitari e medici – causarono a scopi strategici vere e proprie epidemie, e i microbi furono utilizzati come armi invisibili contro popolazioni ignare. Tutto questo venne attuato in palese violazione della Convenzione di Ginevra (che proibiva l’uso delle armi chimiche e batteriologiche) alla quale il Giappone aveva aderito nel 1925. Gli studiosi oggi stimano che le truppe giapponesi, che parteciparono al programma di guerra biologica al comando del generale Shiro Ishii, abbiano ucciso più di 540.000 civili cinesi con epidemie provocate da germi coltivati in laboratorio. Fu un vero e proprio genocidio. Il numero dei medici e degli scienziati coinvolti in queste azioni di guerra biologica e negli esperimenti su Esseri Umani supera le 20.000 unità. Eppure, dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti di essi tornarono alle loro precedenti occupazioni di accademici e clinici, e alcuni raggiunsero un notevole prestigio e ingenti ricchezze. Shiro Ishii morì di cancro nel 1959 a Tokyo.