"Unione Sovietica, tra atrocità e Cosmismo" di Federico Bellini

[Manifesto del Cosmismo Sovietico]

Nikolai Bukharin (1888-1938), segretario generale dell’Internazionale Comunista, nonché uno dei principali dottrinari marxisti, nella sua biografia scriveva che sin dalla tenera età di tredici anni aspirava a diventare l’Anticristo. Resosi conto che l’Anticristo doveva essere, inoltre, figlio dell’apocalittica grande meretrice, aveva insistito affinché sua madre confessasse di esserlo stata! Solo alla fine della sua vita si accorse troppo tardi in quale orrore fosse caduto, e in una lettera che fece imparare a memoria a sua moglie, poco prima di essere arrestato e poi ucciso, scrisse: “Sto lasciando la vita. Sto chinando la testa. Avverto la mia impotenza di fronte ad una macchina infernale.” Lazar Moiseevic Kaganovic (1893-1991), cognato di Stalin e suo stretto collaboratore, scriveva a proposito di lui nel proprio diario: «Ho cominciato a capire come Stalin sia riuscito a fare di sé un dio. Egli non aveva neppure una sola caratteristica umana […] Anche quando esibiva qualche emozione, nessuna di queste appariva appartenergli. Erano false, come la bilancia sulla cima di un’armatura. E dietro questa bilancia era lo stesso Stalin: un pezzo d’acciaio. Per una ragione o per l’altra, ero convinto che sarebbe vissuto eternamente […] Non era affatto umano

E Stalin descriveva così, a Kaganovic, i suoi cosiddetti inusuali “esercizi spirituali”: «Quando debbo salutare qualcuno, mi rappresento tale persona a quattro zampe, e mi diventa disgustoso. Qualche volta mi sento affezionato ad una persona che dovrebbe essere rimossa per il bene della causa. Che cosa pensi che io faccia? Immagino questa persona mentre sta defecando, emanando fetore, flatulenze, vomitando […] Più presto cesserà di puzzare su questa Terra, tanto meglio. E cancello questa persona dal mio cuore.» Troitskaja, l’infelice figlia del maresciallo sovietico Mikhail Tukhachevsky (1893-1937), uno dei principali uomini forti dell’Armata Rossa, fucilato poi da Stalin, scrisse che suo padre aveva nell’angolo orientale della sua camera, dove gli ortodossi pongono generalmente le loro icone, un’immagine raffigurante il Diavolo. A Vitebsk, nell’ex Unione Sovietica, Zoia Titova, componente dell’organizzazione della Gioventù Sovietica, fu sorpresa mentre praticava alcuni riti di “Magia Nera“; quando il suo processo fu portato di fronte all’Assemblea della Gioventù Comunista, questa rifiutò all’unanimità di punirla…

Platonov (1899-1951) fu un prete russo-ortodosso, antisemita, e che passò ai comunisti quando assursero al potere in Russia. Lo nominarono Vescovo ed egli diventò un “Giuda” che denunciava i componenti del suo stesso gregge alla polizia segreta, sapendo che sarebbero stati perseguitati. Un giorno incontrò su un autobus la sorella Alexandra, anch’essa una religiosa, una badessa, che era stata arrestata molte volte. Egli le chiese: “Perché non mi parli? Forse che non riconosci tuo fratello?” Ed essa rispose: “E mi domandi il perché? Nostro padre e nostra madre sussulterebbero nelle loro tombe. Tu servi Satana!” E come si spiegherebbe altrimenti la seguente citazione da una sua lettera allo scrittore russo Maxim Gorky (1868-1936), in data 13-14 novembre 1913: “Milioni di peccati, malignità, oppressioni ed epidemie fisiche sono più facilmente scoperte dal popolo e perciò meno pericolose, che l’idea più debole di un piccolo dio spirituale, anche se camuffato nell’abbigliamento più decoroso.” La rivista Pravoslavnaia Rus, in un articolo rivelò: “La cattedrale ortodossa di Odessa, tanto amata dagli odessiti, poco dopo l’assunzione del potere da parte dei comunisti, diventò il punto d’incontro dei satanisti […] Essi si riunivano anche in Slobodka-Romano e nell’antica abitazione del conte Tolstoi.

Poi ci furono anche le messe sataniche che il diacono Serghei Mihailov, della proditoria “Chiesa Vivente”, – un ramo ortodosso stabilito in connivenza con i comunisti -, si adoperava per mettere in scena; sorta di parodia della liturgia cristiana in cui per la comunione si faceva uso addirittura di sangue umano! Nella prigione romena di Piteshti, i preti venivano costretti a dire la Messa sullo sterco e l’urina. Al prete ortodosso Roman Braga, mentre era prigioniero, gli vennero schiantati i denti ad uno ad uno con una verga di ferro, per renderlo blasfemo dal dolore che gli veniva procurato. La convinzione dei comunisti era: “Se vi uccidiamo, cristiani, andate in Paradiso. Ma non vogliamo che vi diano la corona del martirio. Dovrete prima bestemmiare Iddio, e poi andare all’Inferno.” Sempre nella prigione romena, i comunisti costrinsero un prigioniero, fervente religioso, ad essere “battezzato” ogni giorno, mediante l’immersione del capo nel “bugliolo” nel quale i prigionieri facevano i loro bisogni; e frattanto obbligavano gli altri prigionieri a cantare le funzioni battesimali…

Uno studente di teologia venne persino rivestito di lenzuoli bianchi (per imitare il Cristo) e gli fu appeso al collo un’immagine blasfema di Gesù; gli altri suoi compagni furono picchiati fino a farli impazzire dal dolore, costringendoli ad inginocchiarsi di fronte a quell’immagine. Inoltre, dopo averla baciata, venivano costretti a recitare una sinistra liturgia, a togliersi i calzoni e infine sedersi con i glutei nudi su delle Bibbie aperte. Ma per le religiose andò anche peggio, ci sono casi di monache che imprigionate in Romania o nell’Unione Sovietica, furono sodomizzate e violentate. La dissacrazione delle chiese dove il comunismo arrivò fu sistematica e spietata, ma alcuni episodi furono letteralmente abnormi e sconcertanti. Nell’Angola comunista, alcuni marxisti macellarono degli animali dentro una chiesa e ne posero le teste sull’altare, e sul pulpito vi appesero poi un manifesto che proclamava: “Questi sono gli Dèi che voi adorate.” Marx aveva scritto chiaramente nel suo libro, “Ideologia Germanica”, chiamando Dio lo Spirito Assoluto” (e come aveva fatto il suo maestro Hegel), che: “Ci troviamo di fronte a una domanda altamente interessante: la decomposizione dello Spirito Assoluto.” Egli credeva nell’esistenza di Dio e desiderava vederlo decomporsi, così come molti prigionieri dei comunisti furono fatti marcire nelle prigioni senza alcuna pietà…

Il tristemente noto Ministro degli Interni della Germania Nazionalsocialista, Heinrich Himmler (1900-1945), all’epoca pensava di essere nientemeno che una reincarnazione dell’imperatore Enrico l’Uccellatore (876-936). E fin qui nulla di strano, dal momento che il sottoscritto, nonché autore di questo studio, è stato da più persone associato addirittura a Giordano Bruno (ovviamente senza non qualche mia riserva) o ad altri personaggi più o meno noti del passato, ma a parte questa piccola parentesi, egli, Himmler, pensava che fosse possibile imbrigliare le “Forze Oscure” e metterle al servizio della “Causa Nazista“. È storia, e non è un mistero che diversi capi nazionalsocialisti fossero coinvolti in riti di “Magia Nera“, e per quanto la vasta letteratura sul cosiddetto “Nazismo Esoterico“, sia scivolata in racconti un po’ troppo esotici, resta pur sempre il fatto che alcune branche di questa struttura organizzativa erano dedite allo studio dei poteri occulti, sia umani che non-umani, e che era loro intenzione imbrigliare per utilizzarli per determinati scopi. Ma la storia ci ricorda anche di quell’immane organizzazione che venne istituita dalla Polizia Segreta Sovietica con il solo scopo di distruggere le Chiese del Mondo, in quanto il loro obbiettivo era di eliminare o di ridurre drasticamente le ostilità delle religioni contro il Comunismo.

Marx scriveva: “Nei segni che sconcertano la classe media, l’aristocrazia e i profeti della regressione, riconosciamo il nostro valoroso amico, Robin Goodfellow, la vecchia talpa che può operare così velocemente nella Terra: la Rivoluzione.” Ma molti di voi non sanno che questo Robin, il valoroso amico di Marx che avrebbe lavorato per la Rivoluzione, era uno dei tanti nomi attribuito a Puck, uno spirito ingannatore della tradizione inglese, uno “spiritello dei boschi“, dall’aspetto mutevole, birichino e truffaldino, che attirava le persone di notte nella foresta con luci e suoni incantatori, e che William Shakespeare (1564-1616), nel suo “Sogno d’una Notte di Mezza Estate” lo definì: “lo Spirito Maligno che fuorvia il viandante notturno, e ride del suo danno.” Tra sandinisti teosofi, rivoluzionari massoni, teorici dell’immortalità, moderni alchimisti, razionalisti puri e scienziati dediti a scoprire i “Poteri della Materia“, il Comunismo ha sempre intrecciato strani legami profondi con il “Mondo della Magia, dell’Occulto e dell’Esoterismo“. E, nell’epoca staliniana, come persino in quella successiva bresneviana, si trovavano addirittura immagini di Satana/Lucifero, elevato a rango di “Angelus Sovieticus”, archetipo dell’Uomo Sovietico, e sempre in quell’epoca si insegnava nelle scuole che tale “Entità” era il portatore di una conoscenza segreta intrisa di libertà ed uguaglianza.

Del resto, è innegabile l’influenza che la stessa Società Teosofica, – fondata dalla russa Helena Blavatsky (1831-1891) -, ha avuto sia per il Comunismo che per il Nazismo Esoterico. Una donna che vedeva in Lucifero il vero Dio da venerare, colei che affermava: “Quando un Prete offende il Demonio, offende Dio”, o che ancora sosteneva “il nostro compito non è quello di fondare l’Induismo in Occidente, ma cancellare il Cristianesimo dalla faccia della Terra”; e le sue parole non lasciano certamente spazio per una diversa chiave di lettura. Ancora oggi, a Mosca e a New York, si trovano le sedi della “Fondazione Blavatsky”, a dimostrazione della sua enorme diffusione e di quanto abbia tenuto stretti rapporti con i poteri forti, permettendole di sopravvivere nonostante la caduta dei regimi e il cambio dei governanti ai vertici. Così come sorsero vere e proprie sette laiche, come “La Lega dei Senza Dio” (operante in Russia da dopo la deposizione dello Zar ed il successivo sterminio dei Romanov) che fu fondata specificatamente per cancellare la bimillenaria cultura cristiana. Ora, se nel “credo ufficiale” di questa Lega, esposta nel loro manuale (sorta di “controvangelo” di ben 800 pagine), vi si trova scritta questa frase: “Oggi Dio non esiste più, Lenin è sceso sulla Terra e tutti vivranno felici”, mi pare che non ci sia da commentare oltre, se non chiedersi da chissà quale pianeta, Lenin, fosse sin qui arrivato e per quale scopo…

È vero, potrebbe sembrare tutto frutto di una fervidissima immaginazione, sennonché, come se non bastasse, sempre in Unione Sovietica, prese vita e forma una corrente filosofica, quella del “Cosmismo“. Seppure tale termine sia comparso nella letteratura italiana prima della metà degli anni Novanta del XX secolo, e benché il termine fosse già utilizzato in italiano almeno dalla prima metà del XIX secolo, specie con il significato di “Umanesimo Cosmico”, tale corrente prese forma e si sviluppò partendo dal “Supramoralismo” di Nikolaj Fëdorov (1828-1903). Per Fëdorov il principale nemico da abbattere era la morte, “nemico laico” dello sviluppo umano, inoltre auspicava che la resurrezione sarebbe stata messa in campo dall’Uomo Nuovo, compiuta con mezzi scientifici grazie al quale si sarebbe acquisito un potere assoluto sulla Natura, che avrebbe portato anche all’opera di resurrezione degli antenati, nonché all’immortalità fisica e alla colonizzazione dell’Universo. All’epoca, tale corrente, trovò l’appoggio e il grande entusiasmo, non solo nella ristretta cerchia dei ricercatori scientifici ma anche di personalità politiche che, a volte sopprimendo, a volte alimentando una tendenza che parve quasi occultista, se ne resero in qualche modo protagoniste.

Ed è proprio l’elemento “occulto“, ed in apparenza irrazionale, ad aver avuto un notevole peso nell’ambito della propaganda e dei sogni del Partito Bolscevico, e la consueta idea del “Mondo Comunista“, del tutto ateo e imbevuta di sola cinica razionalità scientifica, non risulta, ad oggi, del tutto vera. Già quando Lenin affermava “la dottrina marxista è onnipotente perché vera”, velatamente, sembrava affermare che lo scienziato si sarebbe trasmutato in una sorta di “Mago del Futuro“, sostituendosi alle Divinità. Inoltre, la distanza tra Fisica e Metafisica fu notevolmente ridimensionata dall’opera di Dmitrij Mendeleev nel XIX secolo, e nell’era del bolscevismo divenne un dato incontrovertibile. Quei valori che per secoli erano stati appannaggio di Religione e Magia, divennero cavallo di battaglia di Scienza e Tecnologia, e se nel mentre questo sincretismo fra fenomeni, ad un primo colpo d’occhio, sembrava opporsi, in realtà fu un processo di integrazione e modernismo di un “sapere occulto” e che, durante il Novecento, ebbe una così vasta eco tanto da confluire, addirittura, nella famigerata corrente della New Age.

Davanti a tutti questi fatti, risulta così chiaro come la New Age, in realtà, propone l’istituirsi di un’Unica Religione Mondiale, reinterpretando, spesso, le antiche religioni pagane. Ma ritornando al Cosmismo e alla sua storia, si scopre che una certa connivenza in generale tra “Occultismo” e “Scienza dell’Universo del Socialismo Russo“, ebbe non pochi aspetti chiaroscurali, senza dimenticare che molte personalità aderirono più o meno con entusiasmo a questa corrente. Andrej Platonov (1859-1951) fu un simpatico signore che propose di far esplodere le Montagne del Pamir, sulla base di precisi calcoli sulla dinamite occorrente, per aprire nientemeno che una strada ai venti caldi del sud, i quali avrebbero dovuto rendere abitabile quella regione gelida della tundra siberiana, del tutto inospitale. In un suo romanzo, Kotlovan, ad un certo punto in un dialogo tra i vari personaggi, sostiene:

«Phrushevsky! I successi più alti della scienza renderanno capace questa di far risorgere i corpi decomposti degli uomini?
– No – disse Phrushevsky.
– Stai mentendo – obbiettò Zachev – il marxismo può fare tutto. Perché credi che Lenin giaccia a Mosca perfettamente intatto? Attende la scienza, vuole risorgere dai morti!»

Lo sviluppo cieco in una fiducia nella Scienza, e nell’onnipotenza umana, non è da considerarsi privo di legami con la sfera occultista e magica, dato che aveva preso piede già nell’ultima epoca zarista, dove Rasputin non fu che la punta di un immenso iceberg. Ma è tramite Anatolij Lunačarskij (1875-1933) che si raggiunsero gli esiti più intriganti di questa nuova concezione filosofica. Primo Commissario del Popolo alla pubblica istruzione, fu il propugnatore di una “Religione senza Dio” (“la quinta delle grandi religioni nate dall’ebraismo”), nella quale il genere umano si sarebbe plasmato sotto la spinta del “Socialismo Scientifico“. Nella sua concezione, la Religione rispecchiava: “l’insieme di quei sentimenti e di quelle idee che rendono l’Uomo partecipe della vita dell’Umanità e ne fanno un anello della catena tesa verso la vetta del Superuomo, verso un’esistenza magnifica e potente, verso quell’Organismo Perfetto in cui vita e ragione celebrano la loro vittoria sugli Elementi Naturali. Per definire la posizione del Socialismo rispetto agli altri sistemi religiosi, esso è la più religiosa di tutte le religioni e il vero socialista è un Uomo profondamente religioso, l’Uomo della Religione del Lavoro.”

Di questo particolare movimento ne fece parte anche Aleksandr Bogdanov, considerato da Lenin “il cervello numero uno” del partito bolscevico e che rappresentò l’anello di congiunzione tra le nascenti correnti esoterico-politiche. Fondò insieme ad altri membri del partito un giornale (“Avanti“), scrisse persino numerosi romanzi di fantascienza dei quali, il più famoso è “La Stella Rossa”, in cui si narra la realizzazione del Comunismo nientemeno che su Marte! La scelta di questo pianeta non fu casuale, perché ad evidenti richiami cromatici al rosso del Partito Comunista, Marte veniva associato dai cabalisti e gli gnostici all’Angelo Samael, accostato, ancora una volta, alla figura di Satana. Del resto, nel romanzo di Bogdanov, sono descritti i suoi abitanti aventi una conformazione semi-demoniaca, dall’aspetto ectoplasmatico e terrificante. La loro descrizione è di una minuzia tale che fece pensare, ad alcuni, che egli fosse stato vittima di allucinazioni, e che lo avessero condotto alla malsana idea che il sangue di tutta l’Umanità, fosse un bene comune e che doveva essere ripartito tra tutti in dosi uguali! In questo, gli umani, avrebbero dovuto emulare i marziani, che immettendo il sangue nelle vene degli uni e degli altri, sarebbero riusciti a vivere eternamente. Alquanto vampiresco o arcontico come concetto, non c’è che dire…

Non contento, fondò addirittura a Mosca un “Istituto per le Trasfusioni del Sangue” con il dichiarato obbiettivo di raggiungere prima possibile un’immortalità universale. Le incessanti trasfusioni lo portarono, invece, alla morte nel 1928, dopo aver tentato uno scellerato scambio di sangue con uno studente ammalato di malaria ed affetto da una forma benigna di tubercolosi, dopo una lunga agonia durata quindici giorni e che egli stesso osservò e descrisse con lucidità disumana. Aleksandr Chizhevsky (1897-1964), scienziato, artista, amico del padre della “Cosmonautica Russa”, Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij (1857-1935), aveva ipotizzato che ogni aspetto dell’attività biologica terrestre, fosse influenzato in modo pressoché determinante dalle macchie solari e le radiazioni cosmiche. In tale contesto, non appare quindi strano, se Lev Trotsky, seppur in modo ironico, dichiarò che la nascita del Marxismo e i moti del 1848, erano legati alla scoperta del pianeta Nettuno (considerato il “Pianeta delle Rivoluzioni“), e seppur non fosse un Cosmista, condivideva la conoscenza di Fëdorov, nonché una discreta cultura nel campo dell’Occultismo.

Ciolkovskij, in ogni caso, fu una figura leggendaria, perché il padre della Cosmonautica riteneva che la felicità consistesse nell’assenza di qualsiasi forma di sofferenza nell’intero Universo, teorizzando per primo la costruzione di navi spaziali che ci avrebbero permesso di colonizzare il Sistema Solare, per poi lasciarlo alla volta di “altri soli“, quando la nostra Stella avesse esaurito il suo ciclo vitale. “La Terra è la culla dell’Umanità, ma non si può vivere nella culla per sempre”, dichiarava con enfasi, ma un’ombra scese anche su di lui quando iniziò ad interessarsi all’eugenetica e propugnò delle teorie sul miglioramento della razza umana, specie in alcuni suoi scritti successivi… Anche Vladimir Vernadskij (1863-1945), ennesimo ed eminente scienziato russo, fondatore del concetto di Noosfera, o “Spazio del Pensiero“, predisse che l’Umanità avrebbe raggiunto la Luna per utilizzarne le risorse minerarie. Gli anni Sessanta del XX secolo videro, così, il risveglio di speranze escatologiche tipiche del Comunismo degli albori, anche se sotto Breznev, si fece ritorno ad una certa oscurità. Nonostante ciò, il Cosmismo riuscì a penetrare nella cultura del paese, contribuendo alla nascita dei primi esperimenti parapsicologici, tanto che lo stesso Breznev si circondò di veggenti e guaritori.

Il potere riconobbe finalmente anche l’opera straordinaria di Nikolaj Konstantinovič Roerich (1874-1947), pittore, antropologo, poeta, archeologo, diplomatico, scenografo e costumista russo, famoso per un suo celeberrimo viaggio in Asia condotto dal 1923 e per quattro anni successivi, che lo portarono a fare incredibili e sconcertanti scoperte, esplorando il Sikkim, l’India, il Ladakh, il Tibet, la Cina e la Mongolia. L’organo del comitato centrale del PCUS pubblicò, poi, i testi pseudoyogici e teosofici di ispirazione roerichiana di Sidorov, nei quali si parla della legittimità della “Rivoluzione d’Ottobre” e della sacralità della missione di Lenin, dei vari Mahatma, inviati dalla mistica Shambhala e giunti a Mosca negli anni Venti per trasmettere ai bolscevichi, addirittura i simboli magici della loro sapienza! Lo stesso KGB, all’avanguardia nelle varie ricerche parapsicologiche e poi ipnotiche, diede il suo appoggio a chi praticava il neospiritualismo. E persino alla fine della propria parabola, il Comunismo, vide nel suo epigono, Michail Sergeevič Gorbačëv (1931) l’ultimo emissario, che nel termine “Perestrojka”, parola estratta dal vocabolario di Fëdorov e Vernadskij, tentò di rifondare l’Unione Sovietica spinto, sembra, da un rinnovato Spirito Cosmista