"Loro ti devono fare delle cose. Stai fermo!" di Federico Bellini

«“Loro ti devono fare delle cose. Stai buono, non ti agitare. Stai fermo. Ci sono qui io, vedrai che non ti faranno male”. Sento la voce di mia madre nella testa, il luogo dove sono è silenzioso, non si sente alcun rumore. Forse sono io che non riesco a sentire alcunché, ma solo la voce di mia madre, che mi dice poche parole. La stanza è molto grande, avrà una larghezza di almeno sei metri, ma non riesco a capire quanto sia lunga. Le mura sono di cemento, come quelle di un bunker, anche il pavimento è scuro, ma non riesco a capire di che materiale. Sulla parete destra c’è un enorme specchio, che copre quasi tutta l’estensione della parete, ma attorno allo specchio il muro è bianco. Dietro di me (sono al centro della stanza) c’è una parete anch’essa grigia e di cemento, ma con una porta aperta che dà verso un’altra stanza; oltre non riesco a vedere perché è tutto buio. In fondo alla stanza, dopo vari tentativi riesco a scorgere qualcosa, perché all’inizio la luce che viene dal soffitto è accecante, splendente e non mi permette di osservare bene. Dietro questo telo ci sono sicuramente altre persone, credo di vedere alcune ombre, in ogni caso ho la sensazione che la stanza sia molto più estesa e che si ripeta una situazione simile a quella che sto vivendo io, ma subìta da un’altra persona. Intravedo in fondo sulla sinistra un’altra porta, simile a quella che ho dietro di me, anch’essa aperta e buia. Mi vedo sdraiato su di un tavolo che sembra d’acciaio, dovrebbe essere freddo ma in realtà è tiepido. Sono nudo ma tra l’ombelico e le cosce ho una fascia di stoffa bianca che mi copre, vedo i miei piedi, sono piccoli, credo d’avere sette o otto anni. Davanti ai miei occhi ho le dita del pollice e dell’indice della mano destra di mia madre. Me li tiene davanti agli occhi ed è immobile in quella posizione, alzo lo sguardo e la vedo in volto: è molto strana, non sembra nemmeno lei ed ha lo sguardo fisso e guarda davanti a sé. La chiamo da dentro, perché non riesco a parlare con la bocca, lei mi guarda, ma ha sempre lo sguardo fisso ed impassibile. È molto giovane ed ha un camice, credo bianco, una tunica semplice. All’inizio siamo soli, poi compare, credo dal fondo della stanza, un dottore con un camice bianco e con dei bordi verdi, chiari, ha una specie di laccio o cintola bianca alla vita, il camice sembra di plastica e non è come la tunica di stoffa di mia madre. Ha una mascherina e una cuffia in testa e non riesco a vederlo in volto; poi la luce che viene dal soffitto mi abbaglia sempre di più e mi tiene fermo. Dalla vita in su mi ritrovo con il Corpo immobilizzato, ma dalla vita in giù forse non è ancora addormentato, tanto che questo dottore mi afferra la caviglia e me la tiene stretta pressandola sul lettino. Sicuramente pensa che voglio ribellarmi, tanto che arriva un altro dottore esattamente uguale a lui e mi afferra l’altra gamba. Sento le parole di mia madre nella testa: “Loro ti devono fare delle cose. Stai buono, non ti agitare. Stai fermo. Ci sono qui io, vedrai che non ti faranno male… Te le farò io queste cose, così sentirai meno dolore”. M’inserisce nel naso una specie di ago molto grande, ogni tanto lo sento pungere all’interno, fa molto male e credo che la testa mi stia per scoppiare. Mi provoca stordimento e nausea. Quest’ago è legato ad un filo di plastica sottile, dal colore nero e che proviene dal soffitto, da dove arriva la luce accecante. Nella stanza non vedo altro, non ci sono tavoli, sedie o oggetti, non vedo altre persone. Mi giro verso il vetro, mi vedo sul lettino sdraiato, con mia madre di spalle e i due dottori di cui non comprendo il loro strano volto. Le immagini si sdoppiano, stranamente sembrano trasmutarsi in bianco e nero, mentre altre immagini sono vivide e a colori, come dei frame di un film sperimentale. La luce che viene dall’alto non è fredda, anzi è calda, bianca, ma ha delle sfumature quasi dorate. Guardo nuovamente nel vetro, vedo il panno bianco che ho sui genitali e anche la mia pelle, sembra leggermente risplendere. Lo specchio che è sulla parete destra è enorme, è un unico blocco ed è incastonato nel muro, circondato da questo materiale plastico bianco che lo circonda. Non riesco a vedere da dove viene la luce dal soffitto, è fortissima. Nessun rumore, solo silenzio e le poche parole di mia madre. Mi sembra di avvertire il battito del cuore, perché è come se avessi le orecchie ovattate, sento solo me stesso ed è tutto così lontano… Poi non riesco a ricordare altro. Nella stanza dove mi trovo, la situazione è sempre la stessa, dove mia madre ha questa tunica ma le braccia sono scoperte, ed è scalza. Mi infila l’ago nel naso, chiudo gli occhi, sento dolore a momenti.  La luce è sempre forte, continuo ad avere la nausea, un forte senso di vertigine, la vista si annebbia e diventa tutto nero. Però fuori da quello strano luogo sta nevicando. Rivedo mio padre che viene a svegliarmi, è notte fonda, forse sono le due o le tre, mi porta alla finestra e guardiamo la neve scendere dal Cielo. Ho fatto alcune ricerche, un evento simile accadde tra il 14 e il 17 gennaio del 1985. Probabilmente tutto si è svolto in quel periodo, allora avevo sette anni! “Loro ti devono fare delle cose. Stai buono, non ti agitare. Stai fermo. Ci sono qui io, vedrai che non ti faranno male… Te le farò io queste cose, così sentirai meno dolore.”»

Quella di mia madre non era una voce femminile, ma simil-maschile, semi-profonda e un po’ meccanica, quieta e affabile. Un Alieno Insettoide ho poi scoperto celarsi (o camuffarsi) dietro la sua immagine, perché quella voce non era la sua. Il viso? Si, me lo ricordo ancora oggi ma non era poi a lei tanto simile, e c’erano parti che non coincidevano. I suoi occhi, ad esempio, erano confusi con i capelli e che stranamente scendevano in fronte, ma all’epoca non aveva quel taglio; poi apparve un occhio nero enorme! Ma non fu questa terribile visione che mi fece capire di avere a che fare con un Insetto Gigante Extra-Dimensionale, ma quando vidi riflesso sullo specchio il suo corpo, chino su di me: una Mantide Bianca! Era fantastica e orribile al tempo stesso, un Essere non molto grande, ma dalla pelle bianca lucente e con un’enorme testa. Solo adesso mi spiego perché mia madre avesse questa tunica bianca nella prima ricostruzione, perché bianca era la pelle di questo Essere. Le mani erano formate da tre lunghe dita e una quarta, leggermente più piccola all’interno, una sorta di pollice. Con la sinistra mi teneva la testa e le dita lunghe arrivavano sino agli occhi, passandomi sulla fronte, mentre con l’altra mi avvicinava il sondino al naso. Poi riconobbi anche quegli strani dottori che mi tenevano le caviglie, erano calvi, con gli occhi rossi e la pupilla verticale, una testa allungata e una pelle abbronzata, tanto da assomigliare molto al faraone Akhenaton.

Avevano una divisa bianca e blu, perché le strisce verdi (che vedevo nella prima ricostruzione), in quest’ultima si erano rovesciate, come se i colori avessero virato verso altre tonalità. Il bianco era diventato blu, il righino verde era diventato bianco, e il camice si era trasformato in una divisa, mentre la cuffia nel prolungamento della nuca. L’espressione del volto era un po’ basita, inespressiva, anche se i loro occhi dimostravano un’intensità “molto forte“. Si poteva riscontrare qualcosa di egizio nei lineamenti del volto e non era la prima volta che li vedevo, e mentre pensavo alla loro somiglianza, sentivo nella mia testa una voce che diceva: “Non vogliamo che loro ti prendano, tu sei importante per noi…” E mia madre? È morta decenni fa di una malattia rara neurologica, una forma sconosciuta di neuropatia (se ne ammalano in Europa poche persone l’anno), pertanto, ho vissuto per i cinque anni del suo calvario una situazione veramente difficile e pesante, dato che la sua patologia è stata debilitante e devastante, non solo per lei, il suo fisico e la sua psiche, ma anche per tutti noi e soprattutto per me che all’epoca avevo 14/19 anni. Il giorno prima del funerale era stata esposta nella sala di casa nostra, dove amici e conoscenti venivano continuamente a renderle omaggio. Ricordo ancora quegli istanti. Ero seduto sul nostro divano di pelle, a sinistra a due metri da me c’era la sua bara, davanti, invece, si trovavano alcune persone passate a renderle un ultimo saluto.

Ad un certo punto sentii trasalire una sensazione fortissima come di déjà-vu, tanto che mi chiesi “Io questa cosa l’ho già vissuta… ma mia madre non è possibile che sia morta due volte!“, sapevo di aver rivisto quella “scena“, con la bara, me seduto sul divano e tutte quelle persone intorno. Ricordando più in profondità, però, mi accorsi che era accaduto qualcosa di strano, perché il tempo si era come fermato proprio quando ebbi la sensazione di déjà-vu e, in quell’istante, le persone intorno a me erano come diventate delle ombre scure, inquietanti, quasi mostruose. Tutto si era fermato, quelle persone quasi dissolte, mentre immobile osservavo dal divano quella scena, per poi riprendermi lentamente, stordito da un fortissimo senso di disagio e inquietudine […] Altre volte, invece, mi è capitato di rivedere la mansarda di casa mia, di notte e da una strana angolazione, come se fossi sdraiato per terra! Dalle finestre basse e dall’abbaino entrava una luce bianca fortissima all’interno della stanza, avevo paura e mi sentivo trascinare verso quella Dimensione, perché era come passare tra i muri e gli oggetti. In un altro episodio, ad esempio, rammento che era il primo giugno del 2009 e stava piovendo. Nel primo pomeriggio mi trovavo in camera mia mentre guardavo il Monte Serra e venni colpito da un qualcosa di inaspettato. In una strada di montagna che porta verso la Rocca della Verruca, una sfera di metallo molto grande risalì il crinale del monte, per poi sparire tra le nuvole e la pioggia.

Si vedeva bene perché contrastava con lo scuro degli alberi e dalla distanza in cui l’osservavo, non poteva essere, né una macchina (l’avrei vista piccola o quasi per niente), né un elicottero o aereo, (perché si sarebbe schiantato sul monte) ed inoltre era sferica! La sera, fui colpito da una notizia ascoltata al telegiornale, quando un aereo francese era scomparso mentre sorvolava l’Oceano Atlantico… Ma spesso questi ricordi sono associati a strani episodi, come quando sognai di ritrovarmi a casa di un amico di infanzia e stavamo guardando delle fotografie, mentre insieme a suo padre (che era colui che me le mostrava) entrammo dentro l’immagine ritrovandoci in cima ad un promontorio, riuscendo a vedere delle montagne lontane, avvolte dalla foschia e il Sole al tramonto.  Sembravano le Alpi Apuane (ma non ne sono sicuro). Poi, dopo avermi messo una mano sulle spalle mi accompagnò sui bordi di un burrone, e dove sotto si estendeva imponente il mare, blu e infinito. Improvvisamente mi ritrovai seduto in una sala di aspetto dove stavo sorseggiando una bevanda, credo di cioccolato, e dietro di me c’erano tre persone sedute. La stanza era ricoperta di mattoni arancio chiari, alle mie spalle si trovava seduto un signore anziano, avanti a lui, in un angolo, un signore di mezza età coi capelli lunghi e grigi, mentre accanto alla porta un ragazzo più giovane dai capelli neri. Quando l’uomo dai capelli lunghi si mise a ringhiare, mi impaurii al tal punto che mi alzai e me andai…

Quante volte, invece ho sognato una vicina di casa, sempre piccola, pallida in volto, sembrava malata, con i capelli ricci e con gli occhi un po’ orientali che mi fissava dalla porta di casa sua, quando poi, rientrata, ne usciva fuori nuovamente, ma trasformata in una donna giovane, altissima e dai capelli rossi… Capitava inoltre, in dormiveglia, di sognare anche svariati Alieni, in tutte le forme e le salse. Ricordo ancora quando ne sognai un teatro pieno! In prima fila c’era il Rettiliano con accanto non il Grigio, ma l’Entità Luciferina (uguale a come l’ho sempre vista sin da bambino, sospesa in aria), mentre nella fila dietro e poco più a sinistra si trovava l’Umanoide Siriano, dietro ancora il Satanide, stessa posizione e con sguardo fisso in avanti; fila dietro e poco più a sinistra ancora l’Insettoide o Mantide. Poi, siccome le file in fondo erano sempre al buio, cominciai ad interagire nel sogno chiedendo di accendervi la luce. La luce si accese qualche volta ma le sedie erano vuote, iniziai, quindi, a parlare con l’Esserino di Luce, anche se mi sentivo come rintontito perché gli facevo delle domande insolite: “ma sei proprio tu“, “sei come quella volta che ti ho visto da bambino“, “ma è vero che mi vuoi bene“, e lui mi rispondeva “si, ti voglio bene, ti voglio bene…”, mentre io gli chiedevo di farmi stare meglio mentre lui mi rispondeva ancora: “ci proverò…”

Spesso distinguere la realtà dalla fantasia non è un compito facile. Una mattina mi svegliai di soprassalto, guardai l’orologio e segnava le 9:08 (pioveva), dato che era sabato, e il fine settimana me la prendo più comoda rispetto agli altri giorni, decisi di dormire ancora un po’. Mi riaddormentai e caddi subito preda di uno strano sogno, ero con altre persone sconosciute in un posto particolare, sembrava una specie di palazzo che si estendeva in alto, ma aveva dei piani completamente aperti verso l’esterno. Su uno di questi piani stavo per cadere di sotto e chiedevo aiuto a delle persone (sempre sconosciute), mi consigliarono di prendere un ascensore (?), entrai dentro e trovai una ragazza bionda che tagliava i capelli a suo figlio (anche lui biondo dorato [?]) e che mi regalò un ciuffo senza indugiare. Io portavo il mio solito zaino grigio, ricordo di aver scambiato due parole con lei, discorsi strani che ricordo vagamente, poi mi svegliai di nuovo. Pioveva ancora quando guardai l’orologio e pensai che era tardi, ma estraniato mi accorsi che erano le 8:28! Li per lì non mi resi conto della cosa, mi dissi che avevo sognato anche prima e sicuramente avevo visto confusamente l’orario, quindi decisi di riposare dell’altro. Mi riaddormentai e sognai di nuovo, questa volta ero nella casa di Castelfranco di Sotto dove sono cresciuto, mi alzai dal letto (nel sogno) e svegliai mio fratello (ma non era lui!) e gli chiesi che ore fossero! Il mio orologio segnava le 9:08, mentre il suo, invece, le 10:08…

Gli chiesi come fosse possibile, gli dissi allarmato che erano tornati, che mi avevano mandato indietro nel tempo, nel mentre lui mi rispose ridendo che non era lontanamente concepibile una simile cosa; corsi poi in salotto dove trovai mia madre a guardare uno schermo (ma non era la TV e lei non era mia madre!), guardai di nuovo la sveglia e questa volta segnava le 12:08. La guardai preoccupato perché era impassibile e molto strana (e con degli occhi scuri quasi incavati), quindi tornai in camera dal finto fratello (che nel sogno però riconoscevo come tale), gli dissi che avevamo tre diversi orari (9:08, 10:08 e 12:08) e che non era possibile una simile eventualità. Mi accorsi, però nel sogno, che la casa (dove pensavo di essere cresciuto) era diversa da quella dei miei genitori, senza mobili, con i muri tutti bianchi, i nostri letti non assomigliavano a quelli dove dormivamo da piccoli, ma erano fatti di metallo con sopra solo un lenzuolo bianco. Improvvisamente mi risvegliai e come per magia l’orologio segnava nuovamente le 9:08! Fuori stava appena spuntando un timido Sole e sentii mio padre, al piano di sotto in bagno, che aveva aperto l’acqua della vasca per lavarsi, e dato che “era sempre presto” mi riaddormentai, svegliandomi poco dopo alle 9:24… solo al quel punto decisi di alzarmi!