“Io sono Quello” di Sri Nisargadatta Maharaj

Sri Nisargadatta Maharaj, al secolo Maruti Kampli (Bombay, 18 marzo 1897 – 8 settembre 1981), è stato un maestro spirituale indiano. Il padre di Nisargadatta, Shivrampant, era un assistente domestico ed in seguito agricoltore, con educazione indù. Alla sua morte Maruti – che allora aveva 18 anni – dovette lasciare la famiglia per lavorare a Mumbai come tabaccaio. Nel 1924 sposò Sumatibai da cui ebbe tre figlie ed un figlio. A 33 anni conobbe il guru Sri Siddharameshwar Maharaj che gli insegnò a concentrarsi sul mantra Brahmasmi (“Sono il Supremo“). Poco dopo Sri Siddharameshwar morì, e nel 1936 Maruti raggiunse la moksha (ovvero la Liberazione).

Dopo un periodo passato sull’Himalaya ritornò presso la sua famiglia a Bombai (ora Mumbai) dove per il resto della sua vita continuò a fare il tabaccaio (vendendo bidi, cioè sigarette di foglie arrotolate) e dispensando i suoi insegnamenti presso la sua casa. Morì di cancro alla gola nel 1981. Nisargadatta è considerato uno dei più rappresentativi esponenti della scuola induista non dualistica del Vedānta rispettato e venerato anche in occidente. Si può condensare il suo pensiero con il Mahavakya (“Gran Verdetto“): Tat tvam asi (“Quello tu sei“). Ma il suo commento in proposito era: “Il Gran Verdetto è verace, ma le tue idee sono false, perché tutte le idee lo sono“.