“Il Dhammapada o le Massime del Buddha”

Il Dhammapada (pāli, in sanscrito Dharmapada o anche Udānavarga), a volte tradotto come Cammino del Dharma, è un testo del Canone Buddhista conservato sia nel Canone Pāli (nel Khuddaka Nikāya del Sutta Piṭaka), sia nel Canone Cinese (dove prende il nome di Fǎjùjīng, 法句經, e si trova nella sezione del Běnyuánbù), sia nel Canone Tibetano (dove prende il nome di Ched-du brjod-pa’i choms, si trova sia nel Kanjur che nel Tanjiur). Questa opera è formata da 423 versetti raccolti in 26 categorie e secondo la tradizione, sono parole realmente pronunciate da Gautama Buddha in diverse occasioni. Nonostante sia particolarmente venerato dalla scuola Theravāda, il Dhammapada viene letto anche da molti buddhisti appartenenti a scuole Mahāyāna, ed è molto popolare in ogni ambito del Buddhismo. Il Dhammapada è il testo più noto del Buddhismo Theravada. L’opera è inclusa nella Khuddaka Nikaya (“Collezione Minore“) del Sutta Piṭaka, uno dei tre “canestri” del Tipitaka, il Canone Pāli. Dai tempi antichi fino ad oggi, il Dhammapada è stato considerato l’espressione più sintetica della dottrina del Buddha e una sorta di testamento del capo spirituale del Buddhismo. In paesi come lo Sri Lanka, il Vietnam, la Birmania e la Thailandia, il Dhammapada viene usato come guida per risolvere gli innumerevoli problemi della vita quotidiana e come base dell’istruzione dei novizi nei monasteri. L’autore dichiarato dei versi che compongono il Dhammapada è il saggio indiano chiamato Buddha, un titolo onorifico che significa “Illuminato” o “Risvegliato“. “Dhammapada“, in Pali, significa porzioni, aspetti, o sezioni del Dhamma, ed è così chiamato perché, nei suoi 26 capitoli, enuncia i molteplici aspetti dell’insegnamento del Buddha.