“Il Tao Te Ching di Lao Tzu, una nuova versione a cura di Federico Bellini”

La domanda che molti si faranno è se questa sia una nuova traduzione del Tao? La mia risposta, invece, vi indicherà che la presente è soltanto una nuova interpretazione di questo immortale testo antico. Nella lettura delle varie edizioni presenti in Italia, nel corso degli anni si è tenuto conto di tradurre letteralmente, dal cinese, il testo originario, scarseggiando però di creativa interpretazione, specialmente poetica, e che un tale testo invece richiede.

Il Tao non necessita soltanto di essere tradotto dal cinese per essere compreso dal lettore italiano, ma anche re-interpretato e reso accessibile al moderno fruitore; ed è proprio questo l’obiettivo che ho perseguito nella stesura del presente libro.

Attraverso la consultazione di ogni testo disponibile in circolazione, ne ho tratto quindi una base di fondo, la quintessenza, dalla quale sono poi partito per “riscrivere” questo capolavoro della letteratura mondiale. Praticamente ho svolto lo stesso lavoro che un direttore d’orchestra si accinge a fare ogni qualvolta che interpreta, per l’appunto, la composizione di un musicista morto da decenni o da secoli.

Le note di base restano le stesse, quelle impresse dal compositore in modo imperituro, ma il direttore, con la sua interpretazione, ha poi il compito di scolpirne le sonorità, l’architettura, le sfumature, la poesia, le armonie…

Il Tao è un testo complesso, criptico, con un proprio “codice” interno, simile alle composizioni più esoteriche scritte dal nostro Johann Sebastian Bach. E così come in Cina sin dall’antichità si tramandano queste immortali parole, in Occidente da alcuni secoli lo facciamo con l’Offerta Musicale, l’Arte della Fuga, le Variazioni Goldberg[1].

Segni, ideogrammi, note, parole: in essi è racchiusa la quintessenza della nostra cultura umana. Da qui la sfida di “ricomporre”, senza alcuna presunzione, un’opera che ancora oggi è quanto mai attuale e pregna di significati esistenziali, morali e spirituali. Un faro luminoso nel mare tempestoso della mera mondanità, fatta di illusioni e sporcizia. Una luce nel mare infinito della conoscenza umana ed universale, in grado di indicarci ancora la Via


[1] Johann Sebastian Bach (Eisenach, 31 marzo 1685 – Lipsia, 28 luglio 1750) è stato un compositore e musicista tedesco del periodo barocco, 16° Thomaskantor di Lipsia dal 1723 al 1750. Universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica, ha composto opere notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e per bellezza artistica.