“Anton Webern e il Futuro della Musica” di Federico Bellini

Un grande compositore come Igor Stravinskij (1882-1971), dichiarò un giorno commentando il suo percorso artistico: “Destinato al fallimento totale in un sordo mondo di ignoranza e indifferenza, egli inesorabilmente continuò a intagliare i suoi diamanti, i suoi abbaglianti diamanti, delle cui miniere aveva una conoscenza perfetta.” E pensate che quando, l’altrettanto grande musicista, Pierre Boulez (1925-2016) progettò la prima registrazione integrale dell’opera di Webern, incluse le composizioni fuori catalogo, il risultato finale occupò a malapena sei CD, un tempo riassumibile che occuperebbero le sole Sinfonie di Beethoven, compositore che tra l’altro non fu assai prolifico come molti altri. Solo che in quella manciata di poche ore, questo straordinario compositore, allievo tra i più radicali di Arnold Schoenberg (1874-1951), riuscì a dare una spinta così nuova alla Musica Contemporanea, da divenire un vero e proprio simbolo delle avanguardie musicali, e non solo, dell’intero XX secolo.

Anton Friedrich Wilhelm von Webern, meglio noto come Anton Webern (Vienna, 3 dicembre 1883 – Salisburgo, 15 settembre 1945), è stato un geniale compositore austriaco. La famiglia, originaria di Salorno, nel 1754 era stata elevata al rango nobiliare, condizione di agiatezza che avevano poi perso nel corso dei decenni successivi. Figlio di un ingegnere minerario, iniziò gli studi nella sua città natale, proseguendoli poi a Graz e Klagenfurt, dove a 10 anni (1893) intraprese, grazie anche alla madre, gli studi musicali iniziando a suonare il pianoforte, mentre in seguito Edwin Komauer gli diede lezioni private di Teoria della Composizione ed incominciò ad imparare a suonare il violoncello. Nel 1902 entrò all’Università di Vienna e sino al 1906 studiò Musicologia con Guido Adler, laureandosi infine con una tesi sul Choralis Constantinus di Heinrich Isaac, autore del XVI secolo e di un periodo storico che avrebbe molto influenzato la sua tecnica compositiva negli anni seguire.

L’incontro decisivo che cambiò la sua vita, però, fu quello con Arnold Schoenberg, del quale diverrà allievo prendendo lezioni private di composizione, divenendone un vero e proprio adepto, anche se completamente acritico. Lo stesso Schoenberg notò che Webern, benché spesso deviasse dal tracciato che gli aveva insegnato a seguire, egli vi ritornava sempre in una sorta di “oscillazione di ritorno“, esperienza che comunque gli permise di diventare amico dell’altrettanto grande e geniale compositore austriaco, Alban Berg (1885-1935), anch’egli allievo di Schoenberg, un’amicizia che fu stimolante e fonte di creatività continua, nonché base di un sodalizio lungo e profondo che li legherà per il resto della loro vita. Nel 1911 sposò la cugina Wihlelmine Mortel e dalla quale avrà un figlio e tre figlie, nel 1915 venne richiamato alle armi anche se fu congedato poco dopo per problemi alla vista, scampando così agli orrori della Prima Guerra Mondiale; occasione che non si ripeterà purtroppo per la Seconda.

Si stabilì in completa solitudine a Modling e poi a Maria-Enzersdorf (Vienna), ma a causa della morte del padre sopraggiunta nel 1919, si trovò in serie difficoltà economiche e per mantenere la propria famiglia, iniziò a insegnare composizione ad allievi privati e diresse qualche concerto. Webern svolse di controvoglia il ruolo di direttore d’orchestra nelle città di  Ischl, Teplice, Danzica, Stettino e Praga, poi fece ritorno a Vienna dove collaborò alla “Società per le Esecuzioni Musicali Private di Schoenberg”, nonché diresse l’Orchestra Sinfonica dei Lavoratori dal 1922 al 1934, mentre nel 1927 divenne direttore stabile della Radio di Vienna, etc. Nel 1923 avvenne un altro momento cruciale della sua vita, e non solo, perché il suo maestro, Arnold Schoenberg, espose in un articolo intitolato Komposition mit 12 Tönen (“Composizione con 12 note“), un nuovo metodo compositivo che di lì a poco avrebbe sconvolto l’intera Storia della Musica.

La Dodecafonia si presentava con lo scopo di sostituire le funzioni presenti nella Musica Tonale, permettendo al compositore di creare brani complessi strutturati sul principio della Pantonalità (termine usato dall’ideatore al posto di quello di Atonalità, che egli respingeva in quanto intrinsecamente contraddittorio). Per Webern l’accettazione del Metodo Dodecafonico segnò l’inizio di un percorso evolutivo obbligato per arrivare ad una “Nuova Musica” e forse, chissà, ad un “Nuovo Mondo”. Un’Arte, quindi, che doveva liberarsi della funzione discorsiva, tematica, che lo condusse verso la Spazialità del Suono, a concetti più astratti, quasi Cosmici. Solo così, secondo il musicista, si sarebbe potuto superare il Romanticismo e i suoi tanti stereotipi, e per questo motivo nel 1925 adottò definitivamente la Dodecafonia appena teorizzata dal maestro, tecnica della quale, specie per gli sviluppi tecnici che ebbero le sue innumerevoli idee da parte delle successive generazioni di compositori, si sarebbe rivelato esponente primario, nonché mentore indiscusso.

La sua embrionale e primigenia organizzazione dei sistemi di altezze, ritmo, dinamiche, etc., divenne il modello di una delle tecniche compositive più in voga dalla seconda metà del XX secolo, che sarà conosciuto come “Serialismo Integrale”. Sia nel 1924, come nel 1932 vinse il “Premio Musicale della città di Vienna“, e questo titolo gli diede il lancio per tenere concerti in Svizzera, Inghilterra, Spagna e Germania, ma nonostante le sue eccellenti capacità non fu mai chiamato ad insegnare all’Università di Vienna. Ma dei terribili cambiamenti in atto avrebbero sconvolto dapprima la Germania, poi l’Austria, l’Europa ed infine il Mondo intero, quando nel 1933 in Germania il Partito Nazista prese il potere e che poi venne esteso nel 1938 anche all’Austria con la sua annessione forzata. La Musica di Webern venne successivamente definita “bolscevismo culturale” e bollata come “Arte Degenerata”; da quel momento e per tutti gli anni in avanti avrebbe avuto serie difficoltà economiche, tanto che per guadagnarsi da vivere iniziò a lavorare come correttore di bozze per i suoi editori della Universal Edition.

Nel 1945, in un clima triste e desolante a causa della guerra, Webern si decise a lasciare Vienna e si recò a Mittersill nel Salisburghese, per mettersi in salvo, per una strana ironia della sorte, dall’Armata Rossa. Perché alla fine, il 15 settembre, durante l’occupazione alleata dell’Austria, fu inspiegabilmente ucciso da un soldato americano in seguito all’arresto di suo genero, per un’attività illegale legata al mercato nero…