“Le misteriose origini di Roma” di Federico Bellini

Da un po’ di tempo circola una storia singolare che avvolge la nostra capitale, a cominciare dall’origine del suo nome, Roma, non ancora del tutto chiaro. Nel corso dei secoli sono state formulate diverse ipotesi, e ve ne riporto qualcuna. Il termine potrebbe derivare: da Roma, figlia di Italo (o di Telefo figlio di Ercole), sposa di Enea o di suo figlio Ascanio; da Romano, figlio di Odisseo e Circe; da Romo, figlio di Ematione, che Diomede fece giungere da Troia; da Romide, tiranno dei latini che espulse gli Etruschi dalla regione; da Rommylos e Romos (Romolo e Remo), figli gemelli di Ascanio che fondarono la città; da Rumon o Rumen, nome arcaico del Tevere, avente radice analoga a quella del verbo greco ῥέω (rhèo) e del verbo latino ruo, che significano “scorrere“; da Ruma che in etrusco significa “mammella“, e potrebbe quindi riferirsi al mito di Romolo e Remo, oppure anche alla conformazione della zona collinare del Palatino e dell’Aventino; da ῥώμη (rhṓmē) che in greco significa “forza“; da Roma, una ragazza troiana che conosceva l’Arte della Magia, di cui troviamo accenni negli scritti del poeta Stesicoro; da Amor, cioè la parola Roma se letta da destra verso sinistra: l’interpretazione è dello scrittore bizantino Giovanni Lido, vissuto tra il V e il VI secolo.

Oppure potrebbe derivare dal termine sanscrito Rama, figuratamente “bello“, “caro e casto“, “fedele” (da qui anche il celebre motto “Semper fidelis“, massima locuzione latina che indicava l’eterna fedeltà a un capo militare o agli imperatori romani). Rama, per gli induisti, era ed è ancora oggi una delle incarnazioni di Vishnu, eroe e personaggio del poema epico scritto da sàn Ramayana (vedasi Ramachandra, Rhama, Sita), e dato che i Latini erano di origini indoarie, non è da escludere questa lontana derivazione. Una lontana origine che non termina certamente qui. Recentemente è ritornata in auge una teoria per cui il nome Roma, in realtà, sarebbe un “nome-fittizio” che gli antichi romani affibbiarono alla loro città, celando un “nome-vero che non poteva essere pronunciato in pubblico“, ma che si conosceva solo in alcuni circolo iniziatici e/o religiosi. Su questo nome fittizio sono state formulate varie ipotesi, ma ancora una volta ritorniamo alla lontana India ed a un nome in particolare, Maia.

In sanscrito il termine Māyā sta ad indicare il significato di “illusione“, anche se anticamente esprimeva anche un concetto più ampio di “creazione” (nell’accezione di “misurare“, “distribuire“, “foggiare“, “ordinare“, “costruire“). Ora, se notate la cartina su cui Roma è stata fondata, subito vi sarà chiara la sua particolare posizione geografica, scelta non a caso ma dietro un ben preciso disegno. Leggenda vuole che Roma sia stata fondata sui famosi “7 Colli“, le alture su cui fu costruita la città antica, tuttora evidenti nel centro storico della città moderna, con un’altezza di circa 50 m. «Dove adesso si trova Roma c’era un tempo il Septimontium, così chiamato per il numero di montes che in seguito la città incluse all’interno delle sue mura», scriveva Marco Terenzio Varrone (116 a.C.-27 a.C.) nella sua “De lingua latina“. In sostanza, il termine latino Septimontium o Settimonzio (ovvero Sette Monti) era utilizzato dagli antichi Romani, sia per indicare una festività religiosa, sia, secondo Varrone, per rappresentare anche un concetto territoriale collegato alla città di Roma.

Secondo la tesi più diffusa, il termine deriva da Septem Montes, con chiaro riferimento alle Sette cime del primo nucleo abitato della città: le due del Palatino (il Palatium e il Cermalus), le tre dell’Esquilino (il Fagutal, l’Oppius e il Cispius), la Velia, che collegava Palatino ed Esquilino, e che fu in parte spianata nel XX secolo per l’apertura di via dei Fori Imperiali, e il Caelius o Querquetual. Poi, all’atto pratico, quando la città divenne la capitale del nuovo regno, dietro un disegno di più ampio respiro e significato, le cime più importanti divennero: l’Aventino, il Campidoglio, il Celio, l’Esquilino, il Palatino, il Quirinale e il Viminale. Ebbene, se confrontiamo questi “7 Colli” con il celebre “Ammasso delle Pleiadi“, – agglomerato di Stelle tra i più vistosi dei cieli invernali, nella Costellazione del Toro -, si noterà subito una straordinaria somiglianza con la disposizione dei “Colli” principali su cui Roma venne fondata. Ma non solo, perché la Stella principale dell’ammasso, conosciuta sin dai greci come Maia (giustappunto), ricalcava perfettamente un colle, ancora oggi centro del potere cittadino, il Campidoglio o Mons Capitolinus. «Come in Cielo così in Terra» (Mt 6,10b) disse qualcuno che poi avrebbe “preso casa“, secoli più tardi, sul colle Vaticano, posto sulla riva destra del Tevere, ed è proprio il caso di dire che mai frase fu più vera ed azzeccata…