“La Pupilla del Mondo” di Ermete Trismegisto

Quando la Civiltà della Polis era ormai tramontata e già si annunciava la crisi dell’Impero Romano, quando gli dèi di Atene vennero abbandonati, ma non i suoi filosofi, dovunque incombeva il nuovo Dio Cristiano. Fu allora che un gruppo di sacerdoti-filosofi concepì una dottrina per pochi iniziati, che fondava la salvezza sulla Conoscenza di Dio. Dal Corpus Hermeticum attribuito a Ermete Trismegisto – la divinità del sincretismo greco/egiziano in cui si fondono il dio greco Ermete e il dio egizio Thot – uno dei frammenti più suggestivi e più significativi, per penetrare nella complessità di una filosofia religiosa tanto poco conosciuta quanto determinante nella storia della cultura occidentale, è la Pupilla del mondo. Una miriade di personaggi divini, dagli dèi ellenistici agli astri divinizzati di Tolomeo, dalle personificazioni astratte alle divinità del pantheon platonico, fanno corona alla figura di un dio-creatore che è difficile, forse impossibile catalogare, un dio che dovrebbe essere il signore di tutte le cose. E la creazione delle anime, la loro successiva caduta e punizione, costituiscono la scena centrale, il nucleo drammatico di questo frammento, le cui contraddizioni sono portatrici di nuovi e vitali messaggi.