“Il Laboratorio Terrestre [2]” di Federico Bellini

[Nell’immagine una scena dal film Le cronache di Narnia]

Singolare che una certa letteratura, specie di genere Fantasy e Fantascientifico, sia stata anticipatrice di molte delle Teorie che la Scienza ha successivamente elaborato e studiato. Clive Staples Lewis, nel suo Ciclo delle Cronache di Narnia, terminato e pubblicato poco prima della tesi proposta da Everett, l’autore (all’incirca nel 1950) nel romanzo Il Leone, la Strega e l’Armadio pose queste battute in bocca a due suoi protagonisti: «… chiese Peter: “Ci sarebbero davvero Altri Mondi accanto al nostro?” “Niente di più probabile.” rispose il Professore…e borbottando: “Ma cosa diavolo insegnano, dico io, nelle scuole?”»

Attorno a queste ipotesi nel corso del Novecento, sino ai giorni nostri, sono state create numerose opere tra libri, film, fumetti e serie televisive, con lo stesso comune denominatore sulla possibilità di viaggiare o interagire con Mondi esistenti nelle varie dimensioni teorizzate, sia in ambito filosofico e sia in quello scientifico. Ma simili concetti, non solo sulla pluralità dei Mondi Abitati o che al di fuori della Terra ne possano esistere di numerosi, – come altri pianeti o universi e che ospitino vita ed esseri intelligenti -, alimentarono il dibattito filosofico e tutta una serie di speculazione sin dai tempi di Talete, nel lontano 600 a.C.

In età greca, tale discussione fu ovviamente in gran parte filosofica e non conforme alle attuali nozioni cosmologiche, ma assunse la forma di un corollario di rudimenti sull’infinito con la pretesa di disquisire su una moltitudine di Mondi in quanto culle di vita, con concetti simili ai nostri Universi Paralleli, o a Sistemi Solari differenti. Diogene Laerzio riferisce come Anassagora ritenesse la Luna abitata, e nella sua visione cosmologica, sosteneva come i semi, unendosi e separandosi, formassero Sistemi Planetari simili al nostro, dimostrando in questo modo l’esistenza di altri Corpi Celesti analoghi al Sole, la Luna e la Terra. Nella sua opera, “De rerum natura” (70 a.C. circa), Lucrezio speculò apertamente della possibilità della vita su questi Mondi.

«Pertanto, dobbiamo capire che esistono Altri Mondi in altre parti dell’Universo, con tipi differenti di Uomini e di Animali.»

Dopo Talete e il suo allievo Anassimandro, che aprirono le porte ad un Universo Infinito, da parte degli Atomisti venne presa una forte posizione sulla pluralità, in particolar modo da Leucippo, Democrito ed Epicuro. Per quanto fossero pensatori di spicco, Platone e Aristotele ebbero un’influenza maggiore, specie nel sostenere l’unicità della Terra e della non esistenza di Altri Sistemi e Mondi. Tale presa di posizione, specie di Aristotele, in seguito venne ripresa e ulteriormente ampliata con la concezione dominante nel Cristianesimo, che si richiamava all’autorità della visione del pensatore greco. Il Medioevo vide rigettare l’Atomismo, considerato eretico dalla Chiesa, decretò la sconfitta di ogni immagine astronomica alternativa a quella avallata dalla Chiesa stessa, dato che nella Bibbia, come abbiamo già letto, era lo stesso Dio ad aver intimato agli uomini di non occuparsi delle cose del Cielo, luogo inerente ed esclusivo alle attività del Divino e non dell’Umanità.

Per fortuna, questa sinistra onda oscurantista e religiosa non soppresse completamente il dibattito, – e che continuò nel tempo, sebbene fosse portato avanti da pochi pensatori, almeno sino all’invenzione del telescopio -, in quel periodo, comunque sia, rimase valida l’idea che le stelle e i pianeti, fossero dei semplici punti luminosi fissati nel firmamento, e non dei veri e propri Corpi Fisici. Dante (1265-1321), nel suo Paradiso, descrisse mirabilmente l’ascesa del narratore attraverso le Sfere Celesti della Luna, i pianeti da Mercurio a Saturno, e da lì si spinse persino alla sfera delle Stelle fisse e al Cielo degli Angeli, sostenendo, inoltre, che la luce di tali Mondi fosse una combinazione di luce impartita dalla volontà divina e dallo splendore dei beati che li vi abitano, pur essendo eterei e possedendo una luce, ma non una forma fisica o geografica.

Il cardinale e teologo Nicola Cusano, nella sua opera De docta ignorantia del 1440, ammetteva la possibilità che Dio potesse aver creato Altri Mondi con altri esseri razionali in uno Spazio senza Limiti. Ma il sistema geocentrico tolemaico-aristotelico fu infine sfidato da filosofi come Guglielmo di Occam o dai successivi seguaci di Niccolò Copernico, specie dopo che il telescopio dimostrò che una moltitudine di forme esisteva nel Cielo, seppure avversari teologici potenti, continuarono ad insistere sulle loro posizioni. Celebre è la storia del filosofo e frate domenicano, Giordano Bruno[1], condannato come eretico e messo al rogo nel 1600, semplicemente perché immaginava un Universo Infinito, popolato da infinite Stelle come il Sole, ciascuna circondata da pianeti, e dove su alcuni sosteneva che potevano crescere e prosperare esseri intelligenti come l’Uomo.

«Io dico Dio tutto Infinito, perché da sé esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno e infinito; e dico Dio totalmente infinito, perché lui è in tutto il Mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente: al contrario dell’infinità de l’Universo, la quale è totalmente in tutto, e non in queste parti (se pur, referendosi all’infinito, possono esse chiamate parti) che noi possiamo comprendere in quello.» (De Infinito, Universo e Mondi, Giordano Bruno)

Tale concetto, ovvero che i pianeti fossero veri e propri Corpi Fisici, non venne preso seriamente in considerazione sino a quando Galileo Galilei, scoprì tra il 1609 e il 1610, attraverso una serie di osservazioni visive con il suo telescopio, che la Luna aveva rilievi sulla sua superficie e che persino gli altri pianeti avrebbero potuto quantomeno essere risolti in Dischi. Già nel 1543, Copernico aveva postulato che i pianeti orbitavano attorno al Sole, come la Terra, e la combinazione di questi due concetti condusse al pensiero che i pianeti avrebbero potuto essere “Mondi” simili al nostro.

Fu una vera e propria rivoluzione, quella copernicana, specialmente decenni più tardi grazie alla diffusione del telescopio di Galileo e dei suoi ulteriori studi. Per contro, un numero di teologi costantemente in crescita, inizio ad occuparsi della questione, tanto che dal Settecento, specie in ambiente anglosassone, evangelico ed anglicano, si verificò un vero e proprio boom di studi e pubblicazioni, tra i quali quelli di Vincenzo da Sant’Eraclio che nel 1760 formulò, nel suo Esame Teologico-Fisico, la possibilità dell’esistenza di “Mondi abitati da ragionevoli Creature.”

Durante l’Illuminismo, queste tesi divennero una possibilità, e libri come Le Conversazioni sulla pluralità dei mondi (Entretiens sur la pluralité des mondes) di Bernard le Bovier de Fontenelle, del 1686, fu una delle opere divulgative più importanti di questo periodo in quanto speculava sul concetto di pluralità, descrivendo la nuova cosmologia copernicana. In un viaggio straordinario all’interno del Sistema Solare, l’autore spiegò con efficacia le sue nuove concezioni scientifiche, narrando finanche della presenza di Civiltà su Mercurio, Venere e Saturno. Tali idee affascinarono grandi filosofi come Locke, astronomi come William Herschel e persino politici, tra i quali John Adams e Benjamin Franklin.

L’astronomo francese Camille Flammarion fu uno dei principali sostenitori della pluralità durante la seconda metà del XIX secolo. Il suo primo libro, La pluralità dei mondi abitati (1862), fu un grande successo popolare, con ben 33 edizioni nei vent’anni successivi alla sua prima pubblicazione. Si deve inoltre a Flammarion il primato di proporre l’idea che degli Esseri Extraterrestri fossero davvero Alieni, e non semplicemente variazioni delle creature terrestri. Tali opere e supposizioni spalancarono la strada alle moderne teorie, che tra l’Ottocento e gli inizi del Novecento furono superate dall’avanzare della conoscenza scientifica, mentre anche l’Arte e la Letteratura ne furono influenzate con modalità senza precedenti. Il “Portale verso un altro Mondo” divenne, così, nel corso del tempo una delle più comuni icone della Fantascienza, benché sia un espediente essenzialmente utilizzato nel fantastico.

Il concetto basilare di un Portale è quello che conduce un soggetto in movimento in un altro punto nello Spazio, all’interno dello stesso Universo o in uno Parallelo. Identificato sovente con svariati nomi, tra cui varco spazio-temporale, generalmente ha un suo principio di funzionamento spiegato in modo vago o del tutto assente, spesso considerato come scontato e affidato ad una sorta di sospensione o di incredulità da parte del fruitore. Non di rado sono presenti dispositivi tecnologici, specie in molte opere di genere fantascientifico, o come oggetto magico, in varie opere fantasy, dove frequentemente ha assunto forma di specchi, quadri, armadi, cancelli, o descritti come vortici di energia o buchi spaziali.

Fu così che Lewis Carroll, nel 1871, scrisse il romanzo Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, mentre C.S. Lewis, decenni più tardi, nelle sue Cronache di Narnia fece transitare i suoi giovani protagonisti, nel Mondo favoloso da lui descritto, attraverso un vecchio armadio, indossando anelli o venendo risucchiati da un dipinto. Ovviamente dobbiamo al cinema la mole visionaria di tali Realtà Alternative, a cominciare dal film 2001: Odissea nello Spazio (1968) di Stanley Kubrick, dove l’astronauta David Bowman viaggia attraverso un portale interstellare in una Dimensione che la sua intelligenza umana (e quella dello spettatore) non è in grado di comprendere, o il film Stargate del 1994, e le sue successive serie televisive, dove in essi, l’omonimo dispositivo è frutto di una avanzatissima ed antica tecnologia aliena, e che permette di raggiungere altri pianeti abitati della Via Lattea.


[1] Filippo Bruno, noto con il nome di Giordano Bruno (1548-1600), è stato un filosofo, scrittore e monaco cristiano italiano appartenente all’ordine domenicano, vissuto nel XVI secolo. Il suo pensiero, inquadrabile nel naturalismo rinascimentale, fondeva le più diverse tradizioni filosofiche – materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica, influssi ebraici e cabalistici – ma ruotava intorno a un’unica idea: l’Infinito, inteso come l’Universo Infinito, effetto di un Dio Infinito, fatto di Infiniti Mondi, da Amare Infinitamente.

[Tratto da: “L’Universo Esoterico – Volume III” di Federico Bellini]