“Dalla Massoneria agli Alieni, passando per il Fantasy” di Federico Bellini

La prima volta che sentii pronunciare la parola Massoneria ero ancora un ragazzino. All’epoca trascorrevo le mie estati in campagna nella casa dei nonni. Vivevano in una grande villa del 1600 in un piccolo paesino non distante da Pisa, in una zona ricca di storia e paesaggisticamente da lasciarti senza fiato. Nella villa, grandissima, avevo tutto il primo piano a mia disposizione, dato che i nonni, già anziani, si erano spostati al pian terreno (la Villa aveva ben sedici stanze su oltre 300 mq), da un lato, inoltre, c’era anche un orto coltivato con piante di carciofi, pomodori, patate, zucchine, melanzane, limoni, olivi, contornato di galline, polli, a volte tacchini (un anno persino i paperi giganti) e i gatti, tanti gatti (per un periodo ne hanno avuti ben sedici!); poi arrivò anche il cane, Tomy, compagno di tante scorribande e avventure.

Sull’altro lato, invece, si trovava il grande giardino, anch’esso storico, intriso di fascino e qualche mistero, con i suoi boschetti di piante di Alloro, Lecci, Olmi e Palme, con le due aiuole che mia nonna, tra la primavera e l’estate, contornava di ogni tipologia infinita di fiori. La Villa, ovviamente storica, era intitolata ai precedenti proprietari, i fratelli Tommaso e Ranieri Simonelli: il primo fu sindaco di Pisa e il secondo noto architetto e ministro dell’allora Repubblica Italiana di inizio Novecento, ed entrambi erano stati ovviamente Massoni. Massoni lo erano stati anche tutti i parenti uomini della famiglia di mio nonno, a dire il vero non lo era biologicamente ma solo nominalmente, essendosi mia nonna risposata in seconde nozze con lui dopo essere rimasta vedova molto giovane del primo marito; il mio nonno effettivo e che non ho mai conosciuto.

Lui, suo padre, suo nonno, gli zii, avevano tutti studiato all’Università di Pisa, ricoperto ruoli e cariche importanti, e tutti quanti erano stati Massoni, Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano, di Malta, e forse anche Rosacrociani, dati i molti indizi che avevo recepito e raccolto nel corso degli anni dalla loro lunghissima storia, anche nobiliare. Fu quindi il mio nonno acquisito che un bel giorno mi raccontò della Massoneria, di ciò che era stata e poi diventata nel corso dei secoli, e che in qualche maniera anche lui “ne faceva parte”. E rammento ancora oggi, quando dopo il suo bel discorso, all’epoca per me in parte incomprensibile, mi disse: “Tu stai studiando Musica Classica, suoni il pianoforte, ma arriverà il giorno in cui scoprirai che Mozart, Beethoven, e tanti altri musicisti, sono stati dei Massoni, e lì capirai cosa veramente hanno voluto trasmettere con la loro arte.”

Per comprendere cosa sia la Massoneria dobbiamo fare un passo indietro, specie per intuire quanto con il Cristianesimo, in special modo quello Esoterico, sono del tutto interconnessi. Già dai primi secoli dopo la comparsa del Cristo, si vennero a delineare due grandi gruppi di cristiani, i Giovanniti da una parte, e i seguaci di Pietro e Paolo dall’altra; questi ultimi fondarono poi la Chiesa Cattolica di Roma. Ai Giovanniti che vissero e si diffusero per mezzo di società segrete, sono appartenuti personaggi del calibro di Dante Alighieri, Bernardo da Chiaravalle, San Francesco, imperatori del Sacro Romano Impero come Arrigo VII, artisti quali Leonardo da Vinci, Botticelli, Michelangelo, Giordano Bruno, Lutero, sino ad arrivare ai nostri più contemporanei C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien. Molti di loro erano “travestiti” da cattolici fedeli a santa Madre Chiesa, ma in realtà si opponevano ed agivano al suo interno in qualità di infiltrati. Nel 1717, poi, i Giovanniti fondarono la Massoneria (che non a caso festeggia il 24 giugno, giorno di san Giovanni), che diventò subito una strenua e ufficiale avversaria della Chiesa, tanto è vero che i vari papi produssero oltre 80 encicliche contro la Massoneria, su cui vigeva anche una scomunica (tolta poi da Paolo VI).

Quando andiamo a ricostruire tale storia, le difficoltà sono evidenti ed oggettive, perché nei testi ufficiali, ammessi nelle università e destinati a formare i sapienti del domani, tacciono completamente dei punti fondamentali, quali: papi, capi di stato, nobili, personaggi famosi, da secoli sono sempre stati massoni, che tra i simboli della Massoneria ricorrono figure ebraiche, cristiane, e addirittura islamiche, che la Massoneria è figlia diretta di quel Cristianesimo Esoterico e che prima era stato portato avanti dai Rosacroce, prima ancora dei Rosacroce dai Templari, prima ancora dei Templari dai Fedeli d’Amore, dai Benedettini, fino alle sette gnostiche, valentiniane, simoniane, etc., dei primi secoli del Cristianesimo. Ma l’altro aspetto fondamentale di cui nessuno parla è che la lotta feroce tra Massoneria e Chiesa, fatta di scomuniche, infiltrazioni reciproche, e veri e propri bagni di sangue, cela la vera posta in gioco per l’Umanità: la battaglia spirituale e il controllo totale e totalizzante della società!

Ma analizzando più nello specifico, cosa significa? Vi parlerò per metafore, proprio come faceva un grandissimo scrittore conosciuto in tutto il Mondo, John Ronald Reuel Tolkien. Perché vi ho parlato di Tolkien? Perché forse è stato il primo a descrivere in modo così dettagliato la Genesi del Bene e del Male. Ovviamente lui riportò tale origine in chiave fantastica nei suoi romanzi, con un fare se vogliamo tra il mitologico e l’archetipico, ma così chiaro e descrittivo da risultare, con la giusta chiave di lettura, sconvolgente ancora oggi. Oscuro Signore è un titolo spesso usato in letteratura o nel cinema (ma non solo) per riferirsi ad una figura completamente malvagia, estremamente potente, i cui interessi sono la Conquista e il Dominio del Mondo, carnale e spirituale, dell’Universo o della Galassia nel quale vive ed opera, mediante l’estenuante lotta contro il Bene di cui è avverso e vuole annientare in ogni modo.

Nel mondo fantasy di Tolkien, Oscuro Signore è il titolo dato a due personaggi del Male più importanti: prima Morgoth, l’essere primordiale e demiurgico, la cui tirannia sopra gli Elfi e gli Uomini è narrata principalmente ne Il Silmarillion e I Figli di Húrin; il secondo è Sauron, principale nemico ne Il Signore degli Anelli, dapprima servo di Morgoth, poi salito al potere a Mordor dopo la sconfitta e l’esilio di quest’ultimo. Sauron, inizialmente nelle vesti di un essere dalle fattezze angeliche, alla fine divenne così corrotto nell’animo e nel fisico tanto da trasfigurare nell’ombra di sé stesso, manifestandosi come un eterico occhio onniveggente e che, mediante i suoi sottoposti, si oppone strenuamente alla distruzione dell’Anello del Potere da lui stesso forgiato.[1] Sauron, nella visione di Tolkien, arriva così a rappresentare l’ennesima e raffinata versione del Satana giudaico-cristiano, in questo caso nelle vesti di Angelo Caduto, Lucifero, presentando l’intera vicenda come una allegoria sugli effetti autodistruttivi del potere, perpetrati dal Nero Signore della Materia, in questo caso il Melkor-Morgoth, filosoficamente ed esotericamente riscontrabile nel Demiurgo Gnostico di ispirazione platonica.

All’interno di questo affresco “spirituale” è singolare anche la storia del predicatore e religioso Joseph Smith Jr (1805-1844), lo statunitense, noto per essere stato il fondatore del Mormonismo e primo Presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nonché esponente di un certo rilievo, guarda caso, della Massoneria americana. All’età di 24 anni pubblicò Il Libro di Mormon, ad oggi tradotto in oltre 100 lingue nel Mondo, e si proclamò “Profeta Veggente e Rivelatore”, raccogliendo attorno a sé migliaia di seguaci e diffondendo una filosofia ed una dottrina che avrebbero marcato profondamente la cultura e l’immaginario collettivo americano del diciannovesimo secolo.

L’ambiente in cui crebbe il piccolo Joseph era di cultura “neo-massonica” ed intrisa di particolari conoscenze religiose, sociali ed esoteriche. Leggendo la storia di Joseph Smith non si potrà che constatare la sorprendente somiglianza della sua esperienza, con quella di molte persone coinvolte nei famosi e celebri casi di “Contattismo”, descritti mirabilmente anche dal ricercatore spagnolo, scrittore ed ex-gesuita, Salvador Freixedo, specie nei suoi libri “Difendiamoci dagli dèi” e “Israele Popolo-Contatto”. Spicca, inoltre, il legame tra il nascente e successivo Mormonismo e la Massoneria, chiave di volta per capire la forte influenza politica sulla scena mondiale. Pensate che ad oggi il Mormonismo conta 15 milioni di fedeli in tutto il Mondo, creando fattivamente una nuova corrente religiosa in seno al Cristianesimo, seppure dalla Chiesa Cattolica non sia ovviamente riconosciuto.

Del resto, la neonata fede doveva rispecchiare quel grande movimento americano chiamato il Secondo Grande Risveglio, un’idea che rifletteva l’attenzione su un paese che in breve tempo sarebbe diventata una grande potenza economica, politica e militare, un paese che per alcuni è stato identificato come la “Nuova Atlantide” e dalla quale è emerso il famigerato “Nuovo Ordine Mondiale”, conosciuto anche come il “Grande Piano”. E quando apparve l’Angelo, denominato Moroni, si venne nel corso della sua breve vita, a creare un sincretismo così ben strutturato da fare da modello alle generazioni successive di fedeli.

Nessuno mette in dubbio le straordinarie doti di “veggenza” o di “profeta” di Smith, che rispecchiano esattamente una sorta di sintomatologia descritta dal sopra citato Freixedo nei suoi libri, ma è singolare scoprire che nella sua vita, vi facevano parte anche una ritualistica magica del tutto unica. Sembra, quasi sicuramente, che utilizzasse una “pietra veggente”, tra l’altro testimoniata durante un discorso presidenziale alla “Mormon History Association” il 20 aprile 1974, quando il dottor Reed Durham (al tempo direttore dell’Istituto LDS della Religione presso l’Università dello Utah) la descrisse così: “Tutte le prove disponibili indicano che Joseph Smith, il Profeta, possedeva un medaglione magico massonico, o talismano, che ha lavorato durante la sua vita, e che era evidentemente sulla sua persona quando fu martirizzato… acquistato dalla famiglia Bidamon Emma Smith, (esso) può essere identificato come un talismano di Giove.”

In sostanza, si credeva (e molti ancora oggi) che questo magico talismano fosse in grado di invitare le Intelligenze Celesti, apportando potere e dominio, nonché le conoscenze magiche, così come facevano gli antichi sacerdoti ebraici. Sembra chiaro, e senz’ombra di dubbio, che il giovane Joseph non solo avesse doti psichiche e che nell’America pionieristica dei primi dell’ottocento, venissero sfruttate dai suoi familiari per truffare ignari sempliciotti, ma che aveva persino abituali incontri con Entità Extraterrestri (tra l’altro in una zona di New York famosa ancora oggi per i suoi avvistamenti U.F.O., correlati a documentati casi di Abductions), e dal momento che i suoi messaggeri divini dicevano di provenire nientemeno che da un pianeta lontano di nome Kolob nei pressi di una stella gigante (identificata poi con Kochab nell’Orsa Minore), il cerchio si chiude.

Da allora è stato uno stillicidio di dichiarazioni, allusioni, simbologie, etc. Il ben noto massone, 40° Presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan, in più occasioni ebbe modo di affermare pubblicamente che se il Mondo avesse temuto una minaccia aliena, di certo si sarebbe riunito sotto un’unica bandiera. Noto è il suo discorso all’assemblea generale delle Nazioni Unite tenuto il 21 settembre 1987, dove disse: “Nella nostra ossessione per gli antagonismi contingenti spesso scordiamo quante cose uniscano tutti i membri dell’Umanità. Forse abbiamo bisogno che spunti una minaccia universale per farci prendere atto di questo legame comune. Ogni tanto mi capita di pensare a quanto velocemente le differenze nel Mondo svanirebbero se ci trovassimo di fronte ad una minaccia portata da Entità non di questo Mondo.”

Ma Reagan era stato un attore prima di entrare in politica, e non è un caso che quasi tutti i film o programmi televisivi che parlano di Alieni e Ufologia, provengono da una precisa agenda di matrice massonica. 2001: Odissea nello Spazio, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, E.T., Taken, la saga di Alien, Independence Day, la saga di The Matrix, Guerre Stellari, Star Trek, Men In Black, Dalla Terra alla Luna, Apollo 13, La Guerra dei Mondi, X-Files, sono tutti prodotti della Massoneria. Gene Roddenberry, creatore di Star Trek, era massone. George Lucas, creatore di Guerre Stellari, riempì i suoi film di riferimenti massonici, esoterici, cabalistici e derivanti dal sufismo, a cominciare dal Djed-eye (Jedi) ripreso dai misteri egizi, i Cavalieri Jedi, sorta di Cavalieri Templari, Skywalker, nome del 13° Tzolkin nel Calendario Maya, il cui simbolo appare stampato sul casco di Luke, e il nome di suo padre Anakin deriva dai biblici Anakim o Figli di Anak (i Nephilim), senza dimenticare che Darth Vader deriva dal sephiroth nero della Cabala denominato Da’ath.

E che dire infine di Steven Spielberg che ha diretto o prodotto film tra i più visti di tutti i tempi? L’intera sua carriera di regista e produttore ha sempre avuto un’ossessione nei riguardi degli Extraterrestri. Nel febbraio 1997, un insider dell’industria cinematografica fece trapelare la notizia, leggendaria o meno, secondo cui Spielberg ed un gruppo di dirigenti della sua casa di produzione, avrebbero incontrato degli alti funzionari del Pentagono presso Los Angeles, e qui sarebbe stato invitato a produrre un film il cui soggetto avrebbe ruotato intorno ad una minaccia proveniente dallo Spazio. Un anno dopo uscì Deep Impact, mentre nel dicembre 2002 il canale SciFi trasmise la miniserie Taken, sempre da lui prodotta, incentrata sui ‘Rapimenti Alieni‘… Le solite strane coincidenze, non trovate?

«Gli uomini di più ampio intelletto sanno che non c’è netta distinzione tra il reale e l’irreale, che le cose appaiono come sembrano solo in virtù dei delicati strumenti fisici e mentali attraverso cui le percepiamo.» (H.P. Lovecraft)

Forse è da questa successiva e matura riflessione di Howard Phillips Lovecraft, che si deve quell’indole curiosa che lo spinse il 16 luglio 1906, a soli 16 anni, a scrivere una lettera alla rivista Scientific American, in cui sulla base di sue conoscenze astronomiche congetturava dell’esistenza di un altro pianeta oltre l’orbita di Nettuno, anticipando di 24 anni la scoperta del pianeta più lontano del nostro Sistema Solare, Plutone, scoperto solo nel 1930. È alquanto evidente che il “Solitario di Providence” avesse delle conoscenze e capacità fuori dal comune, tanto che arrivò attraverso la sua monumentale opera a ripensare la stessa origine e la storia della Terra e dell’Uomo.

Ancora oggi ritenuto uno dei più grandi scrittori del genere Horror della prima metà del XIX secolo, per sua stessa ammissione, grazie alle sue decine di migliaia di lettere (se ne stimano 118.000, alcune lunghe oltre 60 pagine, considerato l’epistolario più vasto mai costruito, cresciuto ad un ritmo di 10-15 lettere al giorno nel corso della sua vita), egli sosteneva che traeva spunto per i propri romanzi dai suoi “sogni” (da delle “visioni”), che lo perseguitavano da molti anni, attraverso i quali entrava in contatto con degli “Oscuri Emissari”, i Magri Notturni (sorta di esseri volanti dalle ali di pipistrello), che gli facevano vivere le più assurde e tenebrose avventure, ambientate fuori dal Tempo e dallo Spazio.

Da questi veri e propri “viaggi astrali” si deve probabilmente l’inizio di un concetto (apparso verso il 1917) che verte attorno alla figura dei Dagon, veri e propri Esseri Extraterrestri dalle fattezze rettilo/pesciformi, che in un remoto passato giunsero nel nostro Sistema Solare, colonizzando dapprima un pianeta esterno (pensava fosse Plutone, denominato Yuggoth nei suoi scritti, ma più plausibilmente il Pianeta X) e poi, infine scesero sulla Terra per dominarla ed instaurare il Culto di Dagon, il dio-pesce. I loro sacerdoti si vestivano con in testa una specie di Tiara, derivante da un antico modello di cappello mediorientale, la cui foggia rappresentava una testa di pesce con la bocca aperta, ancora oggi utilizzato specie nel culto cattolico. L’Homo Sapiens, che in quella lontana epoca preistorica non aveva ancora preso il controllo della Terra, riuscì ad avere la meglio, a dispetto di questi “pesci immondi”, – tra l’altro in grado di incrociarsi con gli umani, generando dei veri e propri “ibridi” -, che si ritirarono in fondo al mare, nascondendosi per millenni. A partire dal XX secolo, però, la loro ora suonò la riscossa, grazie all’aiuto di umani sotto il loro controllo sia fisico che mentale, complottando ogni sorta di Male ai nostri danni per indurci a diventare loro schiavi.

Howard Phillips Lovecraft, spesso citato come H.P. Lovecraft (nato a Providence nel 1890 e morto nella stessa cittadina nel 1937), è stato uno scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense, considerato tra i maggiori scrittori di letteratura Horror, insieme ad Edgar Allan Poe, precursore, inoltre, della moderna Fantascienza angloamericana. Le sue opere presentano, quindi, una contaminazione tra Horror, Fantascienza Soft, Dark Fantasy e Low Fantasy, spesso descritte dal medesimo col termine Weird Fiction (dove weird sta per “strano“), venendo riconosciute tra le principali origini del moderno genere letterario del New Weird.

Autore di innumerevoli racconti e romanzi, come in Dagon, le tematiche delle Divinità Aliene all’Uomo ad esso superiori, inumane e pre-umane, fu un argomento inizialmente accennato e che, decenni più tardi, trovò una sistemazione in quello che divenne un complesso pantheon popolato di strane Entità. Il Colore venuto dallo Spazio, Il richiamo di Cthulhu e L’orrore di Dunwich, e di romanzi, tra cui Il caso di Charles Dexter Ward, Le montagne della follia e La maschera di Innsmouth, oltre ad alcuni racconti in versi, non solo procurarono un effetto “straniante” nel lettore, ma divennero proprio per questo motivo, oggetto di un vero culto e fonte di ispirazione per artisti di tutto il Mondo, nella Letteratura così come nel Cinema e nella Musica.

Il suo pensiero lo portò persino a coniare il termine di Cosmicismo, un concetto filosofico nuovo, conseguenza del suo ateismo e del suo interesse per le continue scoperte scientifiche di quegli anni. Egli sosteneva che: «La razza umana scomparirà. Altre razze appariranno e si estingueranno a loro volta. Il Cielo diventerà gelido e vuoto, attraversato dalla debole luce di stelle morenti. Che a loro volta scompariranno. Tutto scomparirà. E ciò che fanno le persone non ha più senso del moto casuale delle particelle elementari.» Lovecraft sosteneva, inoltre, che gli Esseri Umani fossero una presenza assolutamente insignificante nello schema generale universale, una piccola specie che si illude con arroganza di avere un ruolo cruciale ma che potrebbe essere spazzata via, in qualsiasi momento, da forze delle quale ignora persino l’esistenza o la presenza. Il Cosmicismo, pertanto, presenta analogie con il Nichilismo, seppure Lovecraft tenda ad enfatizzare l’insignificanza piuttosto che la mancanza di un significato.

Profondamente ateo, convintissimo che l’Umanità fosse sostanzialmente in balia dell’immensità di un Universo, in cui «non è che un insignificante puntino, destinato ad arrivare e a scomparire, senza che la sua apparizione sia notata o che la sua dipartita sia rimpianta», egli era convinto che di base ci fosse una sorta di “indifferenza cosmica” a manovrare dietro le quinte i nostri destini. Eppure, in un suo racconto del 1926, scriveva di come «I Teosofi hanno intuito l’imponente grandezza del Ciclo Cosmico, di cui il nostro Mondo e la razza umana costituiscono solo episodi transitori

Una buona parte della critica, attribuisce il suo modo di essere innovativo grazie ad un’innata capacità alchemica di combinare una profonda conoscenza della mitologia biblica, sumera e babilonese, senza però dimenticare che l’autore americano, sicuramente attinse le sue storie anche durante la militanza in Massoneria. Infatti, ne “La maschera di Innsmouth”, del 1931, il narratore descrive di «remoti segreti ed abissi inimmaginabili nel tempo e nello Spazio, e la natura mostruosamente acquatica dei rilievi appariva sinistra. I rilievi raffiguravano mostri dall’aspetto grottesco, ripugnante e maligno. La loro figura – metà pesce e metà uomo – risvegliò in me un’inquietante e scomoda memoria ancestrale, come se avesse richiamato ricordi impressi in cellule e tessuti profondi, del tutto primordiali

Descrive, però, anche un culto praticato ad Innsmouth, un culto orientale semi-pagano che aveva preso piede circa un secolo prima «in un momento in cui la pesca ad Innsmouth stava fallendo.» Questo Ordine Esoterico di Dagon, pertanto, appena si radicò nella comunità contribuì a riportare il mare ad essere pescoso, e questo avvenne quando «… si appropriò nella città sostituendosi alla Massoneria e insediandosi nel quartier generale massonico di Green New Church.» Con una certa ironia, Lovecraft descrisse di un culto dedicato a Dagon, dove venivano praticati arcani riti sacrificali in un tempio massonico, suggerendo, così, che alcune delle rispettive tradizioni sarebbero discese dallo stesso seme.

In Lovecraft diventa evidente l’apporto di un certo patrimonio esoterico, al quale ebbe in qualche modo accesso, e da esso sorse quella cosmogonia ed una teogonia, assieme a un nutrito novero di Divinità: benigne, come gli Elder Gods, tra cui troviamo Nodens, Signore del Grande Abisso, ma anche terribili, come i Grandi Antichi. In questo modo egli rovesciò lo schema classico delle religioni, specie quelle monoteiste (nota è la sua avversione al Cristianesimo), ponendo nelle sfere superiori Entità Caotiche, del tutto sprovviste d’intelligenza e finalità. Il suo Caos Cosmogonico si trasmutò, perciò, in cieco, ribollente, magmatico, situato in un Universo lontano dal nostro, costretto a perpetuare sé stesso.

Tra i vari Esseri da lui immaginati, il più potente e terribile è senza alcun dubbio Azathoth, il «Primo Motore nella Tenebra», inconoscibile amorfa Entità cieca, fioriera di ogni maledizione che ribolle al centro dell’Universo, nucleo pulsante e radice oscura dell’intero nostro Cosmo, dove noi non saremmo altro che il delirare notturno di questo essere acefalo e sovrumano, il quale risvegliatosi, potrebbe persino prendere la decisione di distruggere ogni cosa. Segue il celebre Cthulhu, la divinità sicuramente tra le più popolari dell’universo lovecraftiano, che risiede nella città inabissata di R’lyeh, fondata da egli stesso assieme alla sua progenie, molto prima che gli uomini popolassero la Terra. Il nostro pianeta, che gli umani ritengono di loro esclusiva proprietà, in realtà non lo è, in quanto dominio di forze dove, in The Call of Cthulhu, del 1926, egli racconta che, uno stuolo di sacerdoti di questo Dio, di cui il Mondo ne sarebbe intriso, «avrebbero sottratto il Grande Cthulhu alla tomba ed egli avrebbe risvegliato i Suoi sudditi e ripreso il dominio della Terra […]. I Grandi Antichi, liberati, avrebbero insegnato all’Uomo nuove bestemmie, nuovi modi di uccidere e di provare piacere, e tutta la Terra sarebbe bruciata in un Olocausto di estasi e di licenza».

Poi è la volta di Yog-Sothoth, ovvero «la Chiave e il Guardiano della Soglia» da cui un giorno faranno ritorno gli Altri Esseri, una sorta di passaggio o vero e proprio Portale Dimensionale, «congerie di sfere iridescenti, e tuttavia stupendi per la malignità che emanano», descritta ne Il caso di Charles Dexter Ward, pubblicato nel 1941, (e dove il protagonista viene sostituito da un suo spettrale doppio, un vero e proprio Clone), ovvero un’Entità indecifrabile: «priva di confini: Tutto-in-Uno e Uno-in-Tutto; non una semplice creatura del continuum spazio-tempo, ma affine […] all’estrema definitiva forza che non ha confini e sorpassa la fantasia e le scienze […], e che gli intelletti gassosi delle nebulose a spirale denotano con un Segno intraducibile.» Tra tutti, però, primeggia Nyarlathotep, il Caos Strisciante, e che a parte Dagon, risulta essere la prima Entità Divina Aliena a comparire nel pantheon lovecraftiano, diventando protagonista dell’omonimo racconto del 1920. Egli è uno degli Dèi Esterni, servitore di Azathoth, si dice che vaga per la Terra in forma umana, seminando follia tra gli uomini e manifestandosi in più occasioni come un Mago vestito da Faraone Egizio.

«E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell’Universo, si ode un sordo e pazzesco rullìo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là dal Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi, i giganteschi, tenebrosi ultimi Dèi. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyarlathotep

Ma questo Nyarlathotep è molto diverso dagli altri Dèi, perché se la maggior parte di essi è, nel migliore dei casi, indifferente nei confronti della vita organica del nostro Universo, lui, al contrario, è attivo e visita assai frequentemente la Terra (così come, presumibilmente, anche gli altri miliardi di pianeti in cui è presente vita) sotto le spoglie di un uomo alto e magro. Nyarlathotep sembra servire e/o prendersi cura delle altre Divinità, può parlare qualsiasi lingua conosciuta nel Cosmo, ed agisce secondo un piano ben congegnato e di grande portata, ossia portare alla follia l’intera Umanità. Nyarlathotep, grazie al suo Logos, rappresenta, perciò, la materializzazione delle malvagità, dell’odio universale, risultando essere ipoteticamente anche il più potente tra tutte le Entità da lui concepite.

Tutto frutto di una immaginazione sfrenata? Forse, in parte partorita da quel malessere esistenziale nei confronti della banalità di un vivere quotidiano (specie a Providence), quel quieto vivere che ignora realtà ben più terribili, dove solo l’apertura di oscure e segrete porte, ci conduce verso Mondi intrisi di orrore, e dove «mostri nati vivi si occultano nel sottosuolo e si moltiplicano, dando luogo ad una stirpe d’ignoti Demoni.» (Commonplace Book, d. 1919). Per questo motivo gli Dèi di Lovecraft sono tutti Demoni, figli di una religione abissale e del caos, che lui intravede nascosti dietro le pieghe del tempo, risvegliati ogni volta da narrazioni che divengono litanie.

Arrivò persino a convincersi che solo l’ignoranza, avrebbe forse potuto salvare l’Umanità tutta, quando scrive ne Il richiamo di Cthulhu, del 1926: «Penso che il destino degli uomini sarebbe ancora più crudele di quanto sia già, se la nostra mente non fosse incapace di mettere in rapporto tra loro, tutte le cose che avvengono in questo Mondo. La nostra vita si svolge in una placida isola di ignoranza, circondata dagli oscuri mari dell’infinito, e non credo che ci convenga spingerci troppo lontano da essa

Seppure non conoscesse le opere e il Culto fondato da Aleister Crowley[2] (1875-1947), – esoterista, scrittore e alpinista britannico, figura controversa, considerato il fondatore del moderno occultismo, di vari movimenti magici e fonte di ispirazione per il moderno satanismo -, evidenti sono però le molte analogie, a cominciare dai Grandi Antichi, il deserto gelato o freddodeserto, persino di Nyarlathotep, definito Colui che è senza volto o senza testa, così come della Stella a cinque punte incisa sulla pietra grigia, che in Crowley diviene la Stella a Cinque Punte con il Cerchio nel mezzo (il grigio è il colore di Saturno, la Grande Madre di cui Nuit è una forma).

Gli ultimi anni della sua vita, percepì l’ineluttabilità della fine e vide inaridirsi il suo flusso creativo, e quasi sicuramente decise di recarsi stabilmente in uno di quei luoghi che visitava spesso quasi ogni notte, dove avrebbe per sempre abbandonato le contingenze e l’illusorietà di questo Mondo futile e votato alla distruzione. Agli amici sosteneva con insistenza di aver smesso di scrivere, poi a marzo del 1937 gli fu diagnosticato un brutto male, e alle sei del mattino del 15, morì; probabilmente la sua anima inquieta volò via, lontana, oltre le porte di quell’abisso che per il resto della sua vita, aveva cercato in ogni modo di descrivere.

 «Arrivato ai miei ultimi giorni, e spinto verso la follia dalle atroci banalità dell’esistenza che scavano come gocce d’acqua distillate dai torturatori sul corpo della vittima, cercai la salvezza nel meraviglioso rifugio del sonno. Nei sogni trovai un poco della bellezza che avevo invano cercato nella vita e m’immersi in antichi giardini e boschi incantati. Una volta che il vento era particolarmente dolce e profumato sentii il richiamo del sud e salpai languido, senza meta, sotto costellazioni ignote.» (Da Ex Oblivione, 1921)


[1] In questo contraltare Duale, si inserisce anche la figura del mago buono, Gandalf il Grigio, il quale muore e risorge sotto forma di Gandalf il Bianco, Avatar della Divinità Solare, positiva, che come da copione torna per rinnovare la vittoria della Luce sulle Tenebre, proprio come il Cristo.

[2] Aleister Crowley, pseudonimo di Edward Alexander Crowley (1875-1947), è stato un esoterista e scrittore britannico. Nel 1898 si unisce all’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata che lo porterà a trascorrere un periodo in Egitto dove compose l’opera, The Book of the Law, nel 1904, e ad elaborare la religione denominata Thelema. Nel 1920, dopo una permanenza negli Stati Uniti d’America ed altri viaggi in Cina, India, Algeria, Messico e Francia, si stabilì a Cefalù in Sicilia, dove istituì la comune dell’Abbazia di Thelema, luogo in cui visse con alcuni seguaci prima di essere espulso dal Regno d’Italia. Figura assai controversa, è considerato il fondatore del moderno occultismo e fonte di ispirazione per il satanismo.

[Tratto da: “L’Universo Esoterico – Volume III” di Federico Bellini]