“Viviamo all’interno di una Matrix” di Federico Bellini

[Nell’immagine una scena tratta dal film Matrix]

Uno dei principali obiettivi dei libri che compongono la Collana de “Il Cammino del Viandante”, compreso questo terzo volume, è quello di proporvi una diversa prospettiva o chiave di lettura dei fatti storici, riguardanti le vicende umane avvenute sul nostro pianeta. Come avrete notato, non è presente una linearità temporale nell’esposizione dei fatti narrati o descritti, quanto un accostamento o similitudine che permetta di poter sviscerare determinate tematiche sotto delle ulteriori visuali di apprendimento. In questo terzo volume, ad esempio, è stato ancor più evidente questo distacco temporale nell’esposizione dei fatti, rispetto ai precedenti due volumi, dato che i maggiori eventi che sono stati presentati, hanno riguardato dei periodi a noi più vicini, se non contemporanei, segnando così uno stacco alquanto netto con le antecedenti narrazioni dal sapore più universale. Il mio compito di narratore non è quello di proporre una nuova versione storica dei fatti, – dato che la vostra preparazione di base e scolastica, dovrebbe già sopperire a tale necessità, ed ove si presentassero delle lacune in tal senso, qualsiasi testo storico di un buon ricercatore potrebbe fare al caso vostro, suscitando in voi la curiosità necessaria per rimettere in discussione tutte le vostre certezze, comprese quelle acquisite -, ma darvi la possibilità di istruirvi nuovamente attraverso un percorso personale, in grado di farvi orientare verso le risposte che state cercando e per completare, esaustivamente, la vostra preparazione.

La prima volta che vidi alla televisione il film Matrix, ero un giovane dall’aspetto carino, sbarbatello e con i capelli lunghissimi, di belle speranze e che studiava Composizione al Conservatorio Cherubini di Firenze[1]. All’epoca seguivo i corsi di insigni Maestri della Musica ed ero considerato tra i più bravi allievi, non solo di questo prestigioso istituto musicale italiano, ma si diceva, di tutta Italia. Lo stesso mio insegnante di Armonia e Contrappunto, o quello di Storia della Musica (che per inciso sono dei giganti della Musica Colta a livello internazionale), sostenevano che un allievo delle mie capacità non era più apparso nelle aule dei conservatori italiani da almeno 40 anni. Ricordo che all’epoca, i vari conservatori, erano ancora gestiti con le vecchie norme scolastiche e i voti venivano dati con il sistema decimale, comprenderete che coloro che prendevano 8, 9 o 10, il massimo dei voti, venivano non solo considerati dei geni, ma persino esentati dal pagare le tasse annuali di iscrizioni ai corsi, perché ancora vigeva, in quell’ambiente, un sistema meritocratico.

Ebbene, a parte il primo anno di iscrizione, dove spesi undici mila lire scarse di tasse per iscrivermi, per i restanti quattro anni successivi fui esonerato dal pagare le ulteriori tasse di iscrizione, dal momento che il mio standard scolastico si aggirava sempre su voti che oscillavano tra l’8 e il 10, e tantissimi 9… Da allora quante cose sono passate, perché il mio punto di svolta fu l’esame del quinto anno di Composizione e che, una volta superato, doveva farmi accedere agli ultimi quattro anni finali di studio. Quel giorno mi presentai alla commissione stanco, provato da cinque anni intensi di studio continuo, martellante, spesse volte cervellotico, dopo un mese di esami al limite della follia manieristica e davanti ad un gruppetto di professori, di luminari che, non solo criticarono ferocemente tutto il mio lavoro, senza alcuna pietà, specie il mio lato anarchico, libero (non certamente quello scolastico, a loro dire ineccepibile), ma quello artistico, creativo, che venne considerato illogicamente Eretico.

Si, venni definito un Eretico della Musica, e dal quasi 10 che continuamente prendevo ai corsi mi concessero un misero 8 e mezzo. Educatamente uscii dall’aula ma poco dopo mi raggiunse l’insegnante di Storia della Musica, forse l’unico che mi abbia compreso e sostenuto in tutti quegli anni, e con gli occhi lucidi, gli dissi: “Sa, Maestro, fuori da questa porta esiste un Mondo fatto di persone a cui le nostre elucubrazioni mentali non interessano minimamente, perché con la Musica vogliono gioire e piangere, emozionarsi e arrabbiarsi, se necessario. Persone che lavorano, studiano, ma soprattutto vivono e amano, e se il nostro compito di artisti è solo quello di fare stupidi calcoli matematici per esprimere un vuoto esistenziale, allora questo mestiere e questo luogo non fanno per me. Mi sono sbagliato, la ringrazio per tutto ciò che ha fatto per aiutarmi, ma ho deciso di perseguire un’altra strada.”

Lui mi prese per un braccio visibilmente commosso e preoccupato, e mi disse, sue testuali parole: “Federico, io ti comprendo, ma devi capire che se vorrai restare qua dentro, dovrai fare cosa dicono Loro, e magari un domani, quando sarai fuori di qui, potrai essere forse libero di esprimerti artisticamente come meglio credi…” Gli risposi con il sorriso sulle labbra, che avrei preferito mille volte essere me stesso che prostituirmi. Mi abbracciò con forza e mi disse: “Hai coraggio da vendere, buona fortuna!

Fu questa la mia prima lezione all’interno della Matrix, proprio come accadde a Neo non appena venne risvegliato da Morpheus. Allora quel film non lo avevo tanto capito, anche se mi affascinò moltissimo, perché ero ancora giovane, in piena tempesta ormonale, con quel vezzo da poeta o musicista maledetto che si aggirava come un bohemien tra le strade di una meravigliosa Firenze, ma quanta strada ho fatto da allora, forse troppa. Quando nel 1999 uscì il primo film della saga di Matrix, l’enorme successo riscosso in tutto il Mondo convinse i fratelli Andy e Larry Wachowski[2], diventate nel frattempo le sorelle Lilly e Lana, a girare altri due sequel, che a detta dei registi furono ideati insieme al primo, i quali però non ottennero lo stesso successo di critica, mentre per il pubblico solo il secondo, Matrix Reloaded (2003), si rivelò vincente (raddoppiando gli incassi ottenuti dal primo), mentre il terzo, Matrix Revolutions (2003), ebbe un risultato discreto ai botteghini, seppur inferiore al primo. Per completare l’intera storia, i fratelli, anzi le sorelle Wachowski decisero di utilizzare anche dei cortometraggi chiamati Animatrix e i videogiochi Enter The Matrix, The Matrix – Path of Neo e The Matrix Online, che racchiudono all’interno veri e propri spezzoni di film inediti e situazioni originali, venendo a formare, così, un corpus unico ed estremamente interessante.

I tre film traggono chiaramente ispirazione da altri lungometraggi, come Ghost in the Shell di Mamoru Oshii, dal film Metropolis di Fritz Lang, Terminator di James Cameron, Dark City di Alex Proyas, dal film Nirvana di Gabriele Salvatores o dalla serie Invisibles di Grant Morrison. Come è ispirato anche dai romanzi Io, Robot, di Isaac Asimov, Neuromante di William Gibson, persino da un fumetto italiano del 1992, Razzi Amari (edito da Comix) di Stefano Disegni e Massimo Caviglia, il quale presenta una trama simile, dove si narra di una storia ambientata nel futuro in cui una dittatura oppressiva controlla le menti delle persone mediante un microchip, installato nel cervello dei neonati e che dona l’illusione di vivere in un Mondo Perfetto.

La Trilogia, pertanto, si presenta come un compendio delle precedenti esperienze artistiche, pie-no di considerazioni simboliche. Il protagonista, Neo, si chiama in realtà Thomas Anderson e non è un caso che il suo nome alluda al Tommaso, l’apostolo del Vangelo Gnostico omonimo (“Il Regno dei Cieli è dentro l’uomo, e lui non lo sa“), quel discepolo di Gesù che non crede finché non vede e che si ritrova a mettere persino il dito nel costato del Cristo, pur di avere la chiara visione (nel film Neo mette il dito nello specchio al mercurio). Il cognome, inoltre, apre ad ulteriori speculazioni perché nella lingua inglese, Anderson, significa Figlio dell’Uomo (son = figlio in inglese; anèr, andròs = uomo in greco), e Figlio dell’Uomo è uno dei nomi con cui si identificava Gesù. Ma Neo, oltre a significare “nuovo” è anche l’anagramma di One, l’Uno, ovvero l’Eletto, rappresentando l’archetipo del Cristo, dell’Uomo Nuovo, e Cosmico, il risvegliato che ha raggiunto la Conoscenza. Morpheus (Morfeo), menzionato per la prima volta nelle Metamorfosi di Ovidio, è il Dio del Sonno e dei Sogni. E i sogni sono uno dei fili conduttori del film, perché il protagonista, alla fine, si rivela essere il tramite tra un Mondo Reale e un Mondo Fittizio, la Matrix.

Infine c’è lei, Trinity, che non solo incarna con il suo nome l’idea della Trinità, specie dentro i confini della Matrix, composta da Morpheus, Neo e lei medesima, ma che da un punto di vista mitologico, e ancor più Gnostico, ella rappresenta la Terza Forza, neutra, l’unica in grado di portare a compimento la sua missione, in quanto è stata da sempre riconosciuta con i nomi di: Stella Maris, Maria, Ram-IO, Iside, Maya, Tonantzin (presso gli Aztechi), ed ancora Divina Madre, Devi Kundalini, Vajravarahi o Dakini Rossa Danzante (nel Tibet), persino Maria Maddalena, presunta sposa vestale di Gesù nelle correnti gnostiche, e che nel film diventa la compagna, guarda caso, di Neo, l’Eletto. Nella trilogia, inoltre, appaiono anche altri personaggi singolari e fondamentali per capire l’illusione in cui viviamo, tra cui il celeberrimo Agente Smith, incarnazione dei demoni interiori, gli Arconti operanti nel Sistema, coloro che si impossessano dei Corpi, trasformandoli in sé stessi pur di avere un controllo totale all’interno della Matrice. Gli Arconti sono i guardiani della soglia, del nostro risveglio, coloro che governano i piani astrali e mentali dell’Uomo, incanalandoli all’interno di una serie di aggregati psichici, meccanici o di credenze tali, con i quali, grazie all’utilizzo di chiavi di accesso, manipolano e controllano l’umanità intera: sono gli Alieni.

Ma nel disegno eretico, nascosto e sottile, specie tra il presunto matrimonio del Cristo con la Maddalena, si insinua anche un altro personaggio, il Merovingio. Qui il riferimento è alquanto palese, perché il suo nome deriva dalla prima dinastia reale dei Franchi, i quali, secondo alcuni autori moderni, erano i diretti discendenti di un ipotetico figlio nato dall’unione amorosa di Gesù con Maria Maddalena. E poi c’è lui, l’Architetto, la sorgente di tutta la Matrix, che non è altro che il Demiurgo della Gnosi, il grande regista di quella finzione che reputiamo essere la realtà. E a conclusione di questa disamina, degna di nota è la Città di Zion, che corrisponde ovviamente a Sion, la Città di Dio, l’unica città in cui gli uomini possono essere liberi, seppure si trovi nelle profondità della Terra, invece che nell’Alto dei Cieli come la Gerusalemme Celeste descritta nella Bibbia. Ed è anche possibile che nella trilogia siano presenti concetti del Rastafarianesimo basato sull’antitesi Babylon-Zion: perché Babylon, per questa religione, rappresenta il Mondo Occidentale dello sfruttamento dei deboli, basato sul denaro e l’odio razziale, insomma, un Mondo Disumano, mentre Zion (o Sion), invece, è il Mondo dei Sogni, un Eden fondato sul sostegno reciproco, il rispetto, la musica (come nel mio caso) e la gioia di vivere, la Terra Promessa, un luogo senza regole dove tutto è possibile…

La trilogia di The Matrix, alla fine, si scopre essere un concentrato formidabile di filosofie e conoscenze eretiche, cosa alquanto singolare per un film prodotto in America e destinato al grande pubblico, eppure viene da domandarsi perché sia stata confezionata un’opera così “illuminante” su questioni scottanti e che ci riguardano da migliaia di anni. È lo stesso Morpheus che racconta: “All’inizio del 21° secolo tutta l’Umanità si è unita per festeggiare dopo avere dato alla luce AI (intelligenza artificiale).” Morpheus descrive AI come “una coscienza singolare che ha generato una intera razza di macchine“, e seppure il nome di tale intelligenza artificiale, si ricolleghi in modo sorprendente a quella di HAL 9000, il supercomputer di bordo della nave spaziale Discovery nel film 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick[3], e dell’omonimo libro di Arthur C. Clarke, il quale si ribellerà all’equipaggio, è altrettanto evidente l’analogia con il Dio Minore creatore degli Arconti e del Mondo Materiale illusorio. AI, successivamente, crea Matrix, una simulazione al computer che è “… una prigione per la Mente.” Così, Yaldabaoth-AI intrappola l’Umanità in una prigione materiale che non rappresenta la realtà ultima, come Morpheus spiega a Neo: “Finché Matrix esiste, la razza umana non sarà mai libera.”

Ed è eloquente, in questo contesto, anche la rappresentazione degli Agenti (l’Agente Smith ne sarà la suprema manifestazione), e della loro opposizione contro chiunque cerchi di lasciare Matrix, Entità che AI ha creato in qualità di programmi, affinché svolgano la funzione di guardiani al suo posto. Essi sono simili agli Arconti, creati da Yaldabaoth, l’Architetto, per impedire l’ascesa dello gnostico, e non è un caso che Neo riuscirà a sconfiggere l’Agente Smith a conclusione di un epico scontro, dove scoprirà di essere parte integrante del “Sistema”, e riconoscendosi in quanto tale, potrà cambiarlo al suo interno perché è lui stesso ad essere cambiato. A quel punto la disconnessione di Neo è totale, non è più quel ragazzo incredulo che si era svegliato sulla Nabucodonosor con gli occhi doloranti, questo perché, come poi gli spiegherà Morpheus, egli non li aveva mai utilizzati, perché era sempre stato cieco, e tutto ciò che Neo aveva pensato di vedere fino a quel momento lo aveva visto con gli occhi della Mente, all’interno di un software di simulazione, una finzione, la Matrix, appunto.

Del resto, all’interno di questo grande affresco immaginario si inseriscono anche idee buddiste, dove “la prigione per la Mente”, è un sistema costituito da delle proiezioni digitali di miliardi di Esseri Umani e che ricorda quello buddista del saṃsāra, dove il Mondo in cui viviamo è costruito dalle nostre proiezioni sensoriali, dai desideri. Infatti, il livello più alto di perversione lo si raggiunge con la storia di Cypher, che non riesce più a tollerare il “deserto della realtà” e chiede di essere reintegrato all’interno del programma. Seduto con l’Agente o l’Arconte Smith, in un ristorante di lusso, fumando un sigaro e sorseggiando un liquore, spiega le sue motivazioni: “Sai, io so che questa bistecca non esiste. So che quando ne metto in bocca un pezzo, Matrix comunica al mio cervello che è succosa e deliziosa. Dopo nove anni, sai cosa ho capito? Che l’ignoranza è beatitudine.” Per negare la realtà che egli sperimenta fuori da Matrix, usa addirittura una doppia negazione: “Non voglio ricordare niente. E voglio essere ricco e importante. Ad esempio, un attore famoso…

Dunque, non solo Cypher desidera dimenticare il “Nulla” della vera realtà, ma vuole anche diventare un personaggio importante, aggiungendo, così, un nuovo livello di illusione all’interno della stessa finzione in cui ha scelto di rientrare. Del resto, come biasimarlo, gli abiti logori, il cibo sciapo e disgustoso, o le celle spartane dell’equipaggio, raffigurano la Via di Mezzo insegnata dal Buddha, che incoraggia l’ascetismo assoluto e nega qualsiasi tipo di indulgenza che possa distrarre dalla propria missione.

E a distanza di tutti questi anni, quale insegnamento trarne ancora?

Ebbene, ringrazio quella commissione di esami, l’ambiente del Conservatorio fatto di professoroni con strani anelli massonici che portavano alle dita, di scale gerarchiche, servilismo, genuflessioni, silenzio-assenso, etc., perché tutto questo mondo mi ha fatto comprendere come il “Sistema”, inesorabile, forgia sin da giovanissimi le nostre menti, la psiche, lo spirito e l’animo, così da assoggettare qualsiasi follia creativa che non deve risvegliare le persone, ma addormentarle nell’inutilità di un’esistenza vuota, materialistica e fine a sé stessa. E quando a volte mi chiedono chi sia stato il maestro più importante che fino ad oggi ho incontrato nella mia vita, potrei rispondervi nessuno, o forse quell’insegnante di Storia della Musica che mi fece aprire gli occhi come Morpheus, o forse, si, Keanu Reeves, per aver avuto il coraggio di interpretare uno dei personaggi più rivoluzionari e controversi della Storia del Cinema

«Come il Caravaggio ci insegna, senza l’Oscurità, la Luce non potrebbe dare Sostanza alla Forma…» (Federico Bellini)

Una buona fetta di lettori dei miei studi è a conoscenza del mio passato da ex-addotto (termine a mio avviso alquanto improprio e che a breve sarà persino desueto), e come questo significhi l’aver subito un vissuto particolare e fuori dagli schemi, in special modo durante la mia infanzia. Da ragazzino facevo sogni molto strani, spesso apocalittici ed orribili, e quando poi li raccontavo a mio nonno, ne rimaneva ogni volta visibilmente sconvolto. Fu lui a consigliarmi di scrivere queste visioni, e così iniziai a farlo: <<Sussurri. Si ascolteranno nel silenzio atroce, tutte le nostre angosce. Nessuno oserà credere alle visioni di quei giorni, ma il Mondo, palese, manifesterà il cambiamento. Quando appariranno nel Cielo, filamenti di fuoco, ognuno capirà che la fine di ogni tempo sarà imminente. Allora come in un lampo, si avvicenderanno immagini di epoche remote, di storia passata, e il Male insito in tutte quelle situazioni, si farà evidente come l’innocenza di un bambino. Soldati marceranno al ritmo della morte, circondati di gloria ed onori, mentre le grida e le urla, di tutti i popoli annientati o sottomessi, canteranno la propria morte. I fiumi diventeranno rossi dal sangue versato, e la terra nera ricoperta di cadaveri.>>

Questo è l’incipit di uno di quei tanti sogni o delle molte visioni che hanno costellato la mia infanzia, e che nel corso del tempo raccolsi, dapprima come brevi componimenti in prosa, aforismi, frasi scritte su fogli sparsi, poi raccolti in un quaderno e che andarono a creare infine un corpus unitario articolato e complesso. Sostanzialmente in quelle visioni raccontavo di un futuro nel quale l’Umanità, a seguito di un cambiamento epocale, sociale, politico, culturale, geologico e climatico, sarebbe andata incontro ad un periodo di caos, dove la popolazione dimezzata da rivolte, guerre, carestia, povertà, clima estremo e fame, si sarebbe ritrovata infine a cibarsi di sé stessa. <<La potenza delle mani dell’Uomo, le sue armi di distruzione, saranno carezze di civiltà e pugni allo stomaco, di istinti lontani, persi negli oscuri e torbidi millenni primordiali. Marceranno i soldati, cantando l’inno di gloria dei loro stermini, dei loro massacri.>>

Quando anni più tardi, e precisamente durante l’inverno del 2010, vidi in televisione il film The Road, diretto da John Hillcoat, interpretato da Viggo Mortensen e dal giovanissimo Kodi Smit-McPhee, rimasi talmente scioccato da quella visione che per alcuni giorni rimasi letteralmente intorpidito, inoltre durante le successive notti ripresi a fare quei sogni che pensavo di aver accantonato in qualche angolo sperduto della mia inestricabile Mente, perché la visione di quel film aveva ridestato tutti quei demoni della mia infanzia. Il film sopra menzionato è in realtà tratto da un romanzo post-apocalittico del celebre scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense, Cormac McCarthy[4], pubblicato nel 2006 e trasposto sul grande schermo solo tre anni dopo, nel 2009. Racconta la storia di un padre e di un figlio, entrambi senza nome, che percorrono una lunga strada asfaltata verso sud, per sfuggire ai rigori invernali in un’America devastata da una non meglio specificata catastrofe che ha spazzato via ogni essere vivente, a parte gli uomini. Gli animali, infatti, appaiono raramente: tra essi vi è un cane rachitico che i protagonisti incontrano per caso, così come si nota uno sporadico commento sugli uccelli “che un giorno se ne andarono”, o sulle mucche che si erano inspiegabilmente estinte.

Ed è proprio qui che si innesta la storia, dove i protagonisti sono i residui di un’umanità decimata e ridotta ad uno stato di vita primitiva, totalmente privata di qualsiasi fonte di energia e tecnologia. Sullo sfondo traspare qualche indizio sull’origine di questa catastrofe, e si deduce che sia stata il prodotto di una guerra nucleare, perché in alcuni flashback, il protagonista ricorda degli annunci con delle lontane esplosioni, seguite immediatamente dall’interruzione della corrente elettrica, come sovente accade in simili episodi (EMP, Electromagnetic pulse), ma gli indizi si fanno più concreti quando i protagonisti si trovano ad attraversare delle zone, dove vetro ed asfalto, sono stati fusi insieme da un forte calore, uccidendo colonne di fuggitivi. La vacuità del racconto, la non certezza dei fatti, però, contribuisce alla sensazione di un allucinato straniamento che pervade il romanzo, così come il successivo film, reso ancora più agghiacciante dalle giornate dei due protagonisti, caratterizzate da una costante lotta per procurarsi il cibo, ripararsi dalla rigidità del clima, dal terrore di imbattersi in altri loro simili, divenuti, in questo contesto così estremo e disperato, dei veri e propri cannibali.

Scena raccapricciante e feroce è quella dove viene descritto l’episodio di un gruppo di uomini e donne, nudi e mutilati, tenuti segregati in uno scantinato da altre persone, forse una famiglia, come veri e propri animali da allevamento per potersene nutrire. Le notti sono buie e intrise di paure ancestrali, e in questo nulla, il protagonista, il padre del bambino, porta sempre con sé una pistola nella quale sono rimasti solo due colpi. In un momento l’uomo ricorda come la sua compagna, la madre del piccolo, avrebbe voluto usarla per mettere fine alle loro vite ormai deprivate di qualsiasi speranza, ma proprio la mancanza di un terzo proiettile e l’ostinato rifiuto dell’uomo di togliere la vita a tutti loro, abbiano infine indotto la donna ad abbandonarli, senza nemmeno salutarli. Durante il viaggio, però, per difendersi l’uomo viene costretto a sparare un colpo e l’ultimo proiettile rimasto, per volere del padre, dovrà essere usato dal ragazzino per uccidersi in caso di estremo pericolo, ma il figlio, dopo essersi rifiutato, porterà entrambi di comune accordo a decidere di utilizzare la pistola solo come arma di difesa. Ma la speranza sopravvive, anche in tutto quell’orrore, ed emerge in quel bambino nei confronti di un Mondo diventato sterile ed ostile, perché oltre a tutte quelle drammatiche esperienze, riuscirà a mantenere un costante ottimismo circa il destino che li attende.

Il fanciullo quasi trasfigura divinamente agli occhi del padre, come ultima speranza di un Mondo desolato e senza vie di uscita, e mentre l’uomo cederà inesorabilmente alla malattia, a causa della debolezza provocata dall’indigenza, le fatiche, gli stenti a cui si è sottoposto per proteggerlo, alla fine morirà tra le braccia del figlio. Ma la speranza arriva davvero, perché di lì a poco gli si presenterà una comunità di sopravvissuti, dove un rinnovato senso di Civiltà e convivenza fraterna inizia a farsi debolmente strada.

<<Soldati deformi, avanzeranno cantando il loro inno di guerra, mentre dietro di loro, imponente, l’orizzonte racchiuso in una nube nera dalle sfumature rosso fuoco, si trasformerà continuamente. Sbaveranno accecati dalla loro sete di sangue, urleranno felici della loro avanzata, della finale ascesa, del loro arrivo ultimo alla meta. Un vento improvviso porterà la morte, silenziosa racchiuderà dentro il suo marmoreo cuore, le vite di quelle Anime, vestigia un tempo di tutti gli Uomini vissuti sulla Terra. […] Ma i soldati svaniranno, così come erano apparsi, e la nube nera sfumata di rosso, circondata dai filamenti di fuoco, svanirà nel nulla etereo. La città diventerà deserta e tutto si ricoprirà di polvere, mentre il tempo sembrerà fermarsi. A migliaia potrai vederli stesi sotto il Sole, lasciarsi cuocere dai suoi raggi. Altri invece, se ne staranno in piccole stanze dall’aria chiusa, irrespirabile, a pregare sommersi dai loro escrementi. Molti avranno deciso di togliersi la vita, e sperimenteranno ogni tipo di suicidio. […] I bambini continueranno a giocare e a ridere, mentre agli adulti non resterà che piangere le loro miserie.>>

Sir Arthur Charles Clarke[5] è stato un poliedrico autore di Fantascienza e inventore britannico, non esente anche da critiche, specie legate a dei non meglio precisati scandali sulle sue tendenze sessuali. Famoso per aver scritto il romanzo 2001: Odissea nello Spazio, nel 1968, cresciuto assieme alla sceneggiatura del film omonimo realizzato dall’altrettanto celebre regista Stanley Kubrick (ispirato, tra l’altro, anche dal racconto breve La sentinella, sempre dello stesso Clarke), lo scrittore vanta anche una produzione letteraria estesa e ben articolata, tra cui la famosa serie di Rama, caratteristiche che hanno contribuito a definire la sua opera di fantascienza “Hard” o “Classica”, ovvero con elementi salienti dove l’attenzione alla verosimiglianza scientifica gli ha permesso di concepire opere entrate nel nostro immaginario collettivo.

Ma nella sua sterminata produzione, un romanzo del 1953 risalta particolarmente, da cui nel 2015 è stata tratta anche una miniserie televisiva in tre episodi: Childhood’s End o Le guide del tramonto. La storia è ambientata nel tardo XX secolo, quando delle enormi astronavi giungono dallo Spazio sovrastando le maggiori metropoli del pianeta, senza però compiere alcuna azione se non imporre la fine di ogni conflitto terrestre. Per ben cinquant’anni il contatto con i nuovi venuti, chiamati “Superni” o “Overlords”, si limita a degli incontri all’interno di una delle navi tra il Segretario Generale alle Nazioni Unite ed un Controllore Generale, senza però che i terrestri possano vedere l’interlocutore alieno. Poi, un giorno, giunge la data tanto attesa, perché gli Alieni decidono di mostrarsi per la prima volta, e non è un caso che abbiano temporeggiato così a lungo, perché nonostante le pacifiche intenzioni, il loro aspetto è talmente mostruoso, simile a dei veri e propri Demoni, con tanto di corna, coda ed ali di pipistrello; una somiglianza del tutto simile ai Diavoli descritti nell’inferno cattolico o dantesco.

Per gli umani si apre una vera e propria Età dell’Oro, perché gli ingenti capitali un tempo spesi in campo militare, vengono così dirottati per l’uso civile, inaugurando un’epoca di ricchezza, pace, benessere, un progresso senza precedenti che però si limita solo alla Terra, perché con la complicità dei Superni, l’Umanità arriva quasi a disinteressarsi completamente del Cosmo, distratta da uno stile di vita pieno di agiatezze ed oltre ogni modo ozioso. Insomma, dietro quell’apparente e gioiosa bellezza si nasconde qualcosa di indefinibile e misterioso, e che un inquieto astrofisico disoccupato, un certo Ian Rodricks, decide di scoprire. Con scaltrezza riesce ad imbarcarsi su un’astronave e visitare il Mondo di origine di questi Extraterrestri, distante soli quaranta anni luce dalla Terra, avvalendosi della dilatazione del tempo relativistica, facendo sì che il tragitto duri pochi mesi.

Giunto a destinazione, tuttavia, sarà il primo a scoprire l’amara verità, perché questi Superni hanno un padrone, chiamato “Super-Mente” o “Overmind”, una vera e propria Entità Demiurgica, una forma di pura energia, una sorta di “Mente Collettiva” che vaga per il Cosmo, interessato alla Terra, e senza il quale nessuno, – né i suoi servitori mostruosi, né qualsiasi altro essere vivente -, può attraversare lo Spazio profondo. Nel frattempo, sulla Terra, i bambini e gli adolescenti cominciano a manifestare facoltà paranormali, si disinteressano alla loro infanzia, abbandonano le famiglie e si riuniscono nella Foresta Amazzonica. Gli adulti, ormai entità individuali vuote, impossibilitati ad evolversi, si ritirano in solitudine ed optano per la morte. Rodricks torna, ma ottant’anni dopo, il tempo di assistere alla fusione mentale tra i figli dell’ultima generazione con questa Super-Mente. L’Umanità cessa così di esistere, i “Superni” abbandonano il Sistema Solare tristi, rassegnati, e si muovono alla ricerca di nuove razze papabili nel Cosmo, consapevoli della loro natura di dannati e di perfetti mortali al servizio di un potere più grande di loro.

<<E fino a quando non si impadronirà del Cielo e dei suoi segreti, l’Umanità rimarrà repressa, pronta ad esplodere in un istante quando scoprirà di essere arrivata così in alto, quasi da renderla simile ad un Dio. [Mentre le Stelle aspettano soltanto il giorno in cui l’Uomo le andrà a cogliere, una ad una, come un frutto proibito e da tempo desiderato…]>>

Con queste ultime frasi terminavano quelle mie visioni infantili e che tanto avevano sorpreso mio nonno, così come il libro di McCarthy e poi di Clarke, mi sconvolsero negli anni successivi della mia formazione adolescenziale e di adulto, perché in quei racconti riscontrai esattamente quanto avevo visto e sognato da bambino. È evidente, non di rado e a ritmi sempre più crescenti, si susseguono notizie di imminenti Apocalissi. E non è nemmeno più una novità, lo sappiamo, dato che l’intera storia umana è da sempre stata costellata di simili episodi. Disastri nucleari, guerre mondiali, pandemie, irrorazioni di sostanze chimiche, eventi climatici indotti, terremoti, eruzioni vulcaniche ciclopiche, inondazioni o nuovi diluvi universali, sino ad arrivare a cadute di meteoriti, comete, super-collisioni planetarie, esplosioni stellari, invasioni aliene, etc., sono quanto di più fantasioso la nostra Mente Umana, o chi per essa, riesce a mettere a frutto nell’immaginario collettivo. Puntualmente, la notizia di una di quelle sopra menzionate modalità catastrofiche entra in circolazione, e altrettanto puntualmente, la stessa notizia viene smentita dai fatti, dal momento che determinate date ad esse associate, passano sovente senza colpo ferire.

Ebbene, in realtà è un fenomeno collettivo ed indotto, in quanto la gabbia magnetica che avvolge il nostro pianeta, viene sfruttata abilmente da certe Entità (di qualsiasi natura, sia Umana che Aliena), per farcire la nostra Mente, specie durante la notte, di informazioni negative che non fanno altro che abbassare le proprie difese energetiche, proiettandoci in uno stato di continua paura e di terrore. Singolare, inoltre, è il constatare che coloro che non ne sono più coinvolti, vuoi per essersi liberati da questa gabbia tramite tecniche, percorsi personali, anche spirituali, rispetto agli altri che continuano a subire tali interferenze, non solo non fanno più di questi sogni catastrofici e terribili, o si lasciano condizionare da queste false notizie, ma vivono la loro vita con serenità, accettando momento per momento l’attimo presente, e imparando ad agire di conseguenza, anche nei confronti delle avversità che potranno presentarsi sul proprio Cammino, così come è accaduto anche all’autore di questi libri.

Piuttosto che scrivere la data della prossima Fine del Mondo, sarebbe invece interessante capire quali sono queste “Forze” che agiscono nel “Sistema”, traendone da ciò che è normale un nutrimento energetico, specie di bassa frequenza, immettendo così nell’inconscio collettivo informazioni che scatenano i nostri peggiori incubi, disegnando scenari futuri forse possibili, ma che ancora siamo teoricamente in grado di poter cambiare, oltretutto a nostro vantaggio. Basta averne solo il coraggio…


[1] Il Conservatorio Luigi Cherubini è un istituto superiore di studi musicali fondato a Firenze nel 1849. È situato in Piazza delle Belle Arti, all’angolo con via degli Alfani, nello stesso isolato dell’Accademia di Belle Arti, del Museo dell’Accademia e dell’Opificio delle Pietre Dure.

[2] Lana Wachowski, nata Laurence e nota un tempo come Larry (Chicago, 21 giugno 1965), e Lilly Wachowski, nata Andrew Paul e nota un tempo come Andy (Chicago, 29 dicembre 1967), definiti come Fratelli Wachowski prima del cambio di sesso, ad oggi come Sorelle Wachowski, sono due registe, sceneggiatrici e produttrici cinematografiche statunitensi, principalmente conosciute per avere ideato la saga di Matrix e la serie televisiva Sense8.

[3] Stanley Kubrick (New York, 26 luglio 1928 – St Albans, 7 marzo 1999) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense naturalizzato britannico. Considerato uno dei maggiori cineasti della Storia del Cinema, è stato anche direttore della fotografia, montatore, scenografo, creatore di effetti speciali, scrittore e fotografo. Le sue opere sono considerate dal critico cinematografico Michel Ciment “tra i più importanti contributi alla cinematografia mondiale del ventesimo secolo“. Ha diretto in totale tredici lungometraggi ed è stato candidato per tredici volte al Premio Oscar, vincendolo solo nel 1969 per gli effetti speciali di 2001: Odissea nello Spazio. Nel 1997 gli è stato assegnato il Leone d’Oro alla Carriera al Festival del Cinema di Venezia. Tra i suoi vari film ricordiamo: Spartacus, Lolita, Il Dottor Stranamore, 2001: Odissea nello Spazio, Shining, Barry Lyndon, Full Metal Jacket, Eyes Wide Shut.

[4] Cormac McCarthy (Providence, 20 luglio 1933) è uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense.

[5] Sir Arthur Charles Clarke (1917-2008) è stato un autore di Fantascienza e inventore britannico. Clarke è ai più noto per il suo romanzo 2001: Odissea nello Spazio. Lo scrittore ha avuto una produzione letteraria assai estesa, tanto che in suo onore, l’orbita geostazionaria della Terra è stata chiamata “Fascia di Clarke“. Egli, infatti, fu il primo ad ipotizzare, in un articolo pubblicato nel 1945, l’utilizzo dell’orbita geostazionaria per i satelliti dedicati alle telecomunicazioni.

[Tratto da: “L’Universo Esoterico – Volume III” di Federico Bellini]