“Arte Mistica Rosso Sangue” di Federico Bellini

[Immagine tratta da “150.Action” di Hermann Nitsch]

Artista contemporaneo, Hermann Nitsch è un simpatico omone austriaco, dai capelli e la barba lunghissimi. Nato a Vienna il 29 agosto 1938, diplomatosi come grafico pubblicitario, ad oggi è considerato ancora uno dei massimi esponenti dell’Azionismo Viennese[1] (Wiener Aktionismus). Famoso per aver dato vita ad una serie di azioni artistiche denominate “Orgien-Mysterien-Theater” (il Teatro delle Orge dei Misteri), azioni che ha portato avanti lungo il corso di tutta la sua carriera, da quando nel 1961 videro la luce i primi Schüttbilder, ovvero delle opere create gettando colore e sangue sulla tela, tecnica peraltro molto amata dagli azionisti viennesi, ma tali azioni portarono l’artista non solo ad una crescente fama, incrementata da diverse azioni e mostre, ma anche a ben tre arresti e diversi processi.

Fu verso la metà degli anni Sessanta, che insieme alla collaborazione di artisti come Günter Brus, Otto Mühl e Rudolf Schwarzkogler, formò un movimento che contribuì ad esportare questa forma artistica in diverse città del nord Europa e persino negli Stati Uniti. Nel 1968 finì di nuovo nei guai con la giustizia e si trovò costretto a trasferirsi in Germania, ritornando poi in Austria solo nel 1971, anno in cui acquistò a sud di Vienna il castello di Prinzendorf, dove tenne da quel momento in poi tutte le sue azioni, in particolare l’Orgien-und-Mysterien-Spiel.

D’innanzi alle performance di Hermann Nitsch è impossibile restare indifferenti, e per quanto, secondo lui, non vi sia nulla di macabro negli obbiettivi del suo lavoro, il suo scopo ambizioso è quello di liberare Anima e Corpo dalle frustrazioni attraverso riti catartici e collettivi, andando così ad indagare i processi di rimozione della Mente, abbattere i tabù sociali legati al Sesso, la Religione, la Morale. Per questo motivo, durante il corso dell’azione o processione di liberazione, Nitsch ripristina il sacrificio quale elemento centrale della sua perfomance, affondando le radici nella liturgia cristiana e pagana, ancor più primitiva.

L’Arte di Hermann Nitsch è senza ombra di dubbio influenzata da un certo gusto per il Nichilismo, il Macabro e l’Orrido, ma anche influenze provenienti da culture orientali (vedasi la Filosofia degli Aghori), tipico di autori e artisti del calibro del Marchese de Sade, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud e Antonin Artaud. Non fa mistero che le sue azioni debbano suscitare nello spettatore disgusto e ribrezzo, non solo per innescare una avversa reazione, volta ad andare incontro ad una catarsi e alla conseguente purificazione. Massima espressione del suo pensiero si trova nel Teatro delle Orge e dei Misteri, opera d’arte totale di concezione basica tipicamente wagneriana, ma che affonda le sue origini, come suggerisce il nome, anche nelle orge dionisiache dell’antichità e della tradizione teatrale medievale, puntando verso una forte valenza ritualistica e sacrale.

Nitsch non fa mistero di volersi fare strada nella Mente dello spettatore, insinuandosi nel suo subconscio, colpendolo con immagini di animali squartati e sanguinanti, sacrificati e crocifissi, mentre gli attori, nella più totale ebrezza della loro nudità, si lasciano invadere dal sangue che fluisce durante questo orrore. Nelle sue azioni rituali che possono durare diversi giorni, si incitano i partecipanti, gli attori, a squartare bestie da soma, tirarne fuori le viscere e a calpestarle, imbrattare di sangue persone, anch’esse crocifisse, e ad unirsi in un rituale liturgico collettivo di frenesia.

«È solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia.»

Nelle sue Azioni, come un Maestro di Cerimonia o Concertatore (non a caso è anche l’autore delle musiche che vengono eseguite), coordina centinaia di persone che vi prendono parte, in più dipinge, utilizzando oltre ai colori, gli umori del corpo e il sangue degli animali. «La musica tira fuori ciò che è nascosto, come lo svisceramento degli animali. Gli strumenti producono un rumore estatico: ottoni, fiati, percussioni, campane, oggetti qualsiasi, sono come grida, espressione di aree represse che necessitano di essere sbloccate.»

Ma queste azioni, per quanto possano sembrare macabre, diventano un’occasione anche per festeggiare, perché in realtà sono delle grandi feste, sorta di sagre di campagna che riportano i partecipanti a vivere i Cicli della Terra, perché durante una performance che può durare diversi giorni, vengono fatte processioni nei campi, viene ammirato il cielo stellato, e praticata la Contemplazione e la Meditazione. Questi gesti così efferati portano l’attore, e in qualche modo lo spettatore, ad entrare in contatto con il proprio essere animale più profondo e istintivo, toccando quegli ambiti più bui e nascosti del proprio Essere, normalmente nascosti o persino repressi dalla società.

I partecipanti alle Azioni di Nitsch vengono così costretti a vivere questa disinibizione verso gli impulsi animali, ancestrali, violenti e distruttivi, e tale decadenza così magistralmente ben architettata dall’Artista e Demiurgo, conduce la sensualità insita nel gesto in sé, a subire una catarsi liberatoria, purificatrice, accompagnando l’attore e lo spettatore verso una Spiritualità nuova ed estraniante. E tutti quei poveri animali immolati? «Le bestie arrivano già morte alle Azioni, provengono da macelli dove la carne è destinata al consumo alimentare, e durante e immediatamente dopo le performance, sono mangiate dagli officianti.»


[1] L’Azionismo Viennese (in tedesco Wiener Aktionismus) è una corrente artistica del Novecento. Tale corrente si sviluppò in Austria verso la prima metà degli anni Sessanta e fu affine alle contemporanee esperienze internazionali dello Happening e della Performance Art. Rispetto a questi ultimi, tuttavia, l‘Azionismo Viennese è molto meno noto, forse in quanto incapace di suscitare reazioni nel pubblico, che viene messo in imbarazzo e non si dimostra solidale né protettivo, nemmeno quando gli azionisti mettono a repentaglio la propria vita.