"Twin Peaks: Fuoco, Cammina con Me" di Federico Bellini

[Immagine tratta dalla Serie Tv, Twin Peaks 2017]

«Nell’oscurità di un futuro passato il mago desidera vedere. Un uomo recita a metà tra due mondi: FUOCO, CAMMINA CON ME.» (MIKE)

Cosa accomuna la celebre Serie Tv ideata da David Lynch e Mark Frost, Twin Peaks, recentemente tornata di moda dopo l’uscita dell’attesissima terza serie, con l’Italia, l’Arte di Nitsch o la Filosofia degli Aghori? Molto, forse troppo, ma sarà bene fare un passo indietro, nell’Italia post-bellica, per ben comprendere quali trame segrete unisce queste tristi e orribili storie. Siamo nel 1947, il nostro paese si sta riprendendo da quell’immane catastrofe che è stata la Seconda Guerra Mondiale, quando in Toscana, nella provincia di Pisa in un paesino di collina, Toiano, frazione del comune di Palaia, immerso nel verde delle colline, si consumò un orrendo omicidio.

Era il 5 giugno e si dice che il cielo afoso prometteva pioggia, quando durante la processione del Corpus Domini[1], venne scoperto nel vicino bosco di Botro della Lupa, il corpo della ventiduenne, Elvira Orlandini, di modesta famiglia contadina e conosciuta da tutti come la “Bella Elvira”, uccisa mentre stava prendendo l’acqua alla fonte, poco distante da casa. Un coltello affilato le aveva squarciato la gola per 12 centimetri, quasi aprendolo da un orecchio all’altro, il sangue le riempì i polmoni in pochi secondi, mentre altre coltellate vennero inferte in almeno tre punti del cranio. Il corpo venne poi trascinato di una trentina di metri lungo il sentiero ed è lì che la ritrovò più tardi il padre, che era andato a cercarla preoccupato del suo ritardo.

Non c’erano stati testimoni, nessuno aveva sentito alcun grido o rumore sospetto, il pover’uomo cercò anche di spostare il cadavere compromettendo la scena del delitto, non fu ritrovato il coltello e l’assassino si era persino portato via le mutandine della ragazza. Quando arrivarono i carabinieri, per il maresciallo, forse un po’ frettolosamente, risolvere il caso fu cosa breve: ad uccidere la ragazza era stato il fidanzato a causa della sua gelosia. Ma il giovane non crollò e non confessò mai, restò in carcere sino al 1949 ed uscì dopo un processo che passò alla storia in tutte le cronache nazionali. Difeso strenuamente da un avvocato, un parlamentare socialista, aiutato da altri due big forensi dell’epoca, convinti che si trattava di un processo indiziario a carico di un povero diavolo, misero in campo una martellante campagna mediatica, ricevendo centinaia di lettere di sostegno, i mitomani si scatenarono con decine di missive anonime alla Corte, nel mentre i tribunali di Pisa e Firenze furono invasi dai curiosi.

E alla fine, dopo tutta una serie di prove insufficienti, il giovane venne scarcerato e dichiarato innocente, tornò a Toiano da eroe, così come i suoi abitanti ormai lo vedevano, mentre la famiglia Orlandini, convinti che fosse il colpevole, non si dette più pace. Eppure, erano stati omessi molti elementi, alcuni inquietanti, su cui indagare, come la lettera in cui un anonimo consigliò al giovane di non sposarsi, o il deperimento fisico della ragazza nelle ultime settimane di vita, il suo timore di essere incinta, o di quando confidò ad una maga di Pontedera che aveva un legame con un uomo sposato e aveva persino paura di morire.

Chi poteva essere quell’uomo? Il rampollo dei Salt, il giovane di una facoltosa famiglia di origine svizzera da cui andava a servizio? Il cognato che aveva una carbonaia non distante dalla sorgente? Qualche suo pretendente deluso? Oppure il venditore ambulante di corredi che la maledisse ferocemente? Da allora non si è saputo più nulla, Elvira venne sepolta nel piccolo cimitero di Toiano con l’abito nuziale, dove nel corso degli anni si sono aggiunti anche i genitori e i parenti. Il fidanzato di allora è morto l’aprile del 2013 a 91 anni, e nel frattempo è passato così tanto tempo che nel Botro della Lupa, la vegetazione ha ricoperto tutto, mentre il paesino di Toiano è stato poi abbandonato; oggi è abitato solo dai fantasmi…

Adesso spostiamoci nell’America del Nord dei primi del Novecento. Hazel Irene Drew aveva vent’anni quando venne trovata morta nella cittadina dove abitava, a Sand Lake, in una zona rurale immersa nella natura incontaminata, tra foreste e torrenti, dello Stato di New York, il 7 luglio del 1908. Il cadavere galleggiava a faccia in giù nel laghetto del posto, ma la causa della morte non fu l’annegamento, bensì un colpo alla testa sferrato con un’arma mai identificata e che le aveva fracassato il cranio. Seppure nessuno avesse idea di chi poteva odiarla così tanto da farle del male, le indagini della polizia portarono alla luce un lato nascosto della sua vita, e nonostante che amici e parenti insistevano nel dire che la ragazza non aveva amanti o fidanzati, gli inquirenti scoprirono di vari incontri clandestini, fatto di per sé scandaloso agli inizi del secolo scorso, e persino con uomini molto più grandi di lei, incluso qualche figuro poco raccomandabile su cui inizialmente caddero i primi sospetti.

Nei decenni successivi, questa storia entrò a far parte del folklore locale, si raccontava che il fantasma della ragazza infestava il lago, ai bambini veniva detto di non farvi il bagno da soli, e a tutti gli altri di stare in casa la notte. Il caso volle che tra quei bambini c’era anche Mark Frost, il quale trascorreva le vacanze estive in quella località insieme alla nonna materna. L’anziana donna amava raccontargli della sventurata fanciulla: «Ho sentito storie su Hazel per tutta la mia infanzia, perché si diceva che infestasse il lago, dunque in un certo senso è da lì che è saltata fuori Laura», raccontò l’autore durante una conferenza che tenne nel 2013. Gli ultimi a vedere viva la ragazza furono Frank Smith, un giovane contadino con cui si frequentava, e Rudolph Gundrum, un venditore ambulante di carbone col vizio del bere.

Quando il corpo di Hazel Irene Drew fu rinvenuto sulle rive dello stagno, quattro giorni dopo dal delitto, era così gonfio e rovinato dall’acqua che fu riconosciuta solo grazie ai vestiti. Così come per il nostro caso italiano della “Bella Elvira”, le indagini sulle possibili relazioni passionali avute da Hazel con Frank Smith, fu il principale interesse delle indagini, ma si unirono anche William Taylor, lo zio di Smith, un dentista sposato che aveva corteggiato Hazel, così come un macchinista di treni e un milionario di Albany, Henry Kramroth, proprietario di una struttura alberghiera e di un locale dove, si diceva, accadevano strani e segreti raduni con orge.

Sappiamo che la nonna materna di Mark Frost, Betty Calhoun, che viveva a Taborton, gli aveva raccontato durante le vacanze estive della sua infanzia anche diverse storie della tradizione locale, piene di spiriti e fantasmi, come di elementi esoterici e soprannaturali. Un medico, ad esempio, si raccontava che curava animali malati ma pretendeva di farlo da solo, e si vociferava che lo facesse con la magia nera, un’altra leggenda parlava di donne che correvano seminude sulla montagna che domina Taborton, oppure della storia di due uomini del posto, ubriachi, che scambiarono un vitello disperato, dopo essere rimasto intrappolato nel fango, per il fantasma della ragazza uccisa.

Se infine consideriamo che Mark Frost, nella sua lunga carriera di scrittore, sceneggiatore e regista, si è interessato anche di Esoterismo, Antroposofia e Teosofia, così come David Lynch è un cultore di filosofie orientali, indiane e tibetane, oltre a praticare da decenni la Meditazione Trascendentale, fonte di ispirazione di tutte le sue opere, il cerchio si chiude. Tutto nacque durante un incontro tra i due in una caffetteria di Los Angeles, dove si scambiarono racconti, compreso ovviamente quello di Hazel.

Gli elementi descritti, come il delitto mai risolto e gli intrecci tra i sospettati, provenienti da ogni estrazione sociale e culturale, piacquero così tanto a David, che non è difficile rivedere in Frank Smith il personaggio di Bobby Briggs (o del fidanzato dell’Elvira) o in Harry Kramroth (o del rampollo svizzero dei Salt) quello di Benjamin Horne. Sand Lake, come Twin Peaks, o Toiano, si trovano, tra l’altro, in zone incontaminate e dalla quale gli abitanti traggono la propria ricchezza dalle risorse naturali, tra vaste foreste, in zone collinari o di montagna, intrise di antichi misteri locali.

Il tema principale della famosa serie Tv, I segreti di Twin Peaks, è senza alcun dubbio il mistero che aleggia nei suoi folti e sconfinati boschi, una natura che sprigiona delle “energie altre” non facilmente identificabili, di cui tuttavia alcuni degli abitanti sono a conoscenza, a partire dal vicesceriffo Hawk, di chiare origini indiane, e che tenta di spiegare con i miti dei suoi antenati nativi la realtà in cui vivono, fino ad arrivare allo sceriffo Truman, e che così parla all’agente Cooper.

«Twin Peaks è diversa. Lontana dal resto del mondo, l’avrai notato […] Ma c’è anche il rovescio della medaglia, come in tutte le cose. Forse è il prezzo che paghiamo per vivere qui […] C’è una specie di malattia nell’aria. Qualcosa di molto, molto strano tra questi vecchi boschi. Puoi chiamarla come vuoi. Una maledizione. Una presenza. Assume forme diverse, ma è stata tenuta lontana da qui da tempo immemorabile e noi siamo sempre pronti a combatterla […] Come i nostri padri. E non finirà con noi. Poi toccherà ai nostri figli

Diventa chiaro, subitaneamente, che non a tutti è concesso sapere e poi comprendere, ma soprattutto accedervi, e solo alcuni dei personaggi ci riescono, coloro che sviluppano un legame psichico, se vogliamo karmico, con il lato più oscuro di quelle tenebrose foreste, e di sé stessi. La famiglia Palmer, in questo contesto, ne rappresenta l’estrema sintesi, a cominciare dal padre Leland che già durante l’infanzia aveva fatto la conoscenza di BOB, l’entità demoniaca che tramite la paura si impossessa delle capacità psichiche ed emotive delle sue vittime, conducendole a compiere atti efferati. BOB, parlando tramite il “suo veicolo”, il corpo di Leland, nella puntata in cui si palesa, arriva persino ad affermare: «Leland è un albero nel bosco con un grande foro dove si rifugia la sua coscienza, e quando era solamente un ragazzino mi divertivo a tirarla fuori di lì

La moglie Sarah, che in particolari condizioni, ha delle vere e proprie visioni, subisce sogni inusuali, mentre nella terza serie, rimasta ormai a vivere da sola, unica sopravvissuta della famiglia, si rivelerà essere una Madre Nera, oltre ad essere stata la causa scatenante (inizialmente inconsciamente) di tutto il Male che la sua famiglia ha subìto. Così come la figlia Laura, all’apparenza innocente, semplice e pulita, la reginetta della scuola ma che nasconde una doppia vita fatta di uso di droghe, prostituzione, violenza, vittima a sua volta del padre e del suo doppelgänger BOB, si scoprirà essersi incarnata per riportare equilibrio all’interno di questo dramma dimensionale-familiare.

Ma personaggi bizzarri sono anche: la Signora Ceppo, rimasta vedova dopo aver perso il marito nel bosco, ‘rapito’ da uno strano fuoco, una non meglio definita «luce nel bosco», come quella che preleva improvvisamente il Maggiore Briggs mentre si trova, nottetempo, a pescare con Cooper, in una scena clou che anticipa di un paio d’anni l’abduction di Billy Miles nella puntata pilota di The X-Files di Chris Carter. E sebbene la reale identità di tali “forze” che aleggiano nel bosco non venga mai definita, si comprende che pur essendo palesemente “negative”, e legate all’ambiente naturale in cui vivono, sono però anche collegate con insondabili misteri dello spazio profondo.

Presenze, quelle alieno/demoniache, maggiormente spiegate nei libri scritti da Mark Frost, come sorta di ulteriore puzzle nella complessa storia di Twin Peaks, come rivelatore lo sarà anche il prequel diretto da Lynch, Fuoco cammina con me, o la Terza e risolutiva Serie del 2017, tutti tasselli fondamentali che ci fanno meglio comprendere la mansione del Maggiore Briggs sul «controllo di alcuni radiotelescopi puntati verso le più lontane galassie», con lo scopo di captare segnali provenienti da intelligenze “Altre”.

Ed altro indizio della natura, forse parzialmente “Aliena” di tali esseri, è ravvisabile anche nella loro connessione ai gufi, perché «I gufi non sono quello che sembrano» come il Gigante rivela a Cooper durante uno dei suoi primi incontri. Infatti, non è un caso che coloro che affermano di essere stati Rapiti dagli Alieni, ricordino in un primo momento di animali, spesso gufi o barbagianni presenti, e che solo in seguito, specie dopo tecniche ipnotiche o affini, si accorgano della loro diversa natura.

Ulteriore caratteristica di non poco conto, e che collega questi episodi alle Abductions Aliene, è il fenomeno del Missing Time, del tempo mancante, che nella serie si verifica quando qualcuno accede, o viene condotto, all’interno della Loggia Nera o in quella Bianca, dal momento che coloro che vi entrano, non solo invecchiano più lentamente, ma hanno una percezione talmente dilatata del tempo da non rendersi conto di quanto si siano assentati dalla dimensione terrestre.

«Lui è BOB, gli piace divertirsi, ed ha un sorriso tale al quale nessuno può resistere. Sapete che cos’è un parassita? È un essere che sfrutta un’altra forma di vita e se ne nutre. BOB ha bisogno di un ospite umano. Lui si ciba di paure e a volte di piaceri. Questi sono i suoi figli

E che dire di Philip Gerard o lo spirito MIKE (l’uomo con un solo braccio), vero e proprio Deus ex Machina, specie nella Terza Serie, incarnante, come Leland ed altri, uno di “questi veicoli umani” per tali “energie parassitarie”, le quali non essendo dotate di un corpo fisico, si manifestano “infestando” gli esseri umani, esattamente come gli Arconti della Gnosi. Mike, venditore ambulante di scarpe, inoltre è lo stesso uomo che nel film, “Fuoco cammina con me”, il prequel della serie diretto da Lynch, in una scena chiave, urlerà dalla sua macchina a quella in cui si trovano Leland e la figlia, la vera natura del padre (così come il ‘venditore ambulante’ urlò all’Elvira maledicendola!)

«Io non lo sapevo quando era dentro di me e quando se ne andava. Non ricordavo più niente! Mi faceva fare delle cose, delle cose terribili! Diceva di volere delle anime, loro volevano altra gente… altra gente da poter usare così come hanno usato me!» (Leland Palmer)

In questa ottica, dunque, il nostro Mondo sarebbe una sorta di palcoscenico (proprio come dichiarato sempre da Mike: «Noi viviamo tra la gente, tu lo chiameresti un negozio conveniente. Noi ci viviamo sopra, proprio così com’è, come lo vedi tu.») dove questi Demoni, Entità Vibratorie, Arconti/Alieni, sono di passaggio, attirando a sé gli uomini verso il basso, con la perdizione, mediante l’utilizzo di dinamiche e meccanismi ben rodati, così come in America, in Italia, o in qualsiasi altra parte del nostro pianeta.

«Vicino a noi vivono le forze oscure del Male e il destino di alcuni uomini è di affrontare la loro violenza. Sta a noi scegliere come reagire. Se è la paura a prevalere, allora saremo travolti e sconfitti.» (Maggiore Briggs)


[1] La Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Sollemnitas Ss.mi Corporis et Sanguinis Christi), o, nella forma del rito romano, Festum Ss.mi Corporis Christi, comunemente nota con le espressioni latine Corpus Domini (“Corpo del Signore“), come in Italia, o Corpus Christi (“Corpo di Cristo“), come nei paesi di lingua inglese e spagnola, è una delle principali solennità dell’anno liturgico della Chiesa Cattolica. Si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità oppure, in alcuni Paesi tra cui l’Italia, la domenica successiva. Rievoca la liturgia della Messa nella Cena del Signore (Messa in Cena Domini) del Giovedì Santo. La solennità cristiana fu istituita ad Orvieto da papa Urbano IV, con la bolla Transiturus dell’11 agosto 1264.