“Tra presunti sbarchi lunari e avvistamenti U.F.O.” di Federico Bellini

[Panorama della Val di Susa, Piemonte]

Prima di addentrarci maggiormente nella tematica di questo studio, che non si limita a riportare soltanto degli avvistamenti U.F.O., ma scenderà più avanti talmente nel dettaglio del Problema Alieno da descriverne situazioni e contesti, per certi versi incredibili, vorrei comunque ricalcare i passi di un terreno caro all’Ufologia Classica, portando ulteriori testimonianze del Fenomeno tra le più disparate fonti, sia contemporanee che antiche. A cominciare da Edgar Mitchel, l’astronauta americano che detiene il record della più lunga passeggiata sul suolo lunare, che il 26 luglio del 2008, dichiarò ai media USA: “Ho avuto il privilegio di essere al corrente che su questo pianeta noi siamo stati visitati e che gli U.F.O. sono reali, sebbene questo sia stato celato dai nostri governi per molto tempo.” Clark McClelland è stato una figura di non poco conto alla NASA. Responsabile al lancio delle missioni spaziali Mercury, Gemini, Apollo, ApolloSoyuz, Skylab, Space Shuttle e della Stazione Internazionale, ha ricevuto attestati di merito per il suo lavoro da Walter Cronkite, il Maggiore Donald Keyhoe, direttore del NICAP, il vice direttore del NICAP Richard Hall, l’astronomo Dr. J. Allen Hynek, etc., oltre ad essere stato per conto del MUFON, assistente per lo Stato della Florida e Direttore presso il KSC (Kennedy Space Center), nonché direttore del NICAP (National Investigations Commitee on Aereal Phenomena) a Cape Canaveral e al KSC, ricevendo menzioni onorarie da vari senatori, membri del Congresso USA, ufficiali militari e scienziati.

Ebbene, il 29 luglio del 2008 dichiarò: “Scrivo in sostegno al mio amico e coraggioso astronauta della NASA, Edgar Mitchell, Apollo 14”, perché McClelland, dichiarò di aver visto con i suoi occhi un E.T. alto dagli 8 ai 9 piedi (circa tre metri), sui suoi monitor da 27 pollici mentre era in servizio presso il Launch Control Center (LCC) del Kennedy Space Center. L’E.T. era in piedi all’interno della stiva di carico dello Space Shuttle, e stava discutendo nientemeno che con due astronauti della NASA agganciati! Inoltre, sempre sui monitor, dichiarò di aver intravisto un’Astronave Aliena, posizionata in un’orbita stabile dietro i motori dello Space Shuttle, sostenendo poi che la missione riguardava degli incontri organizzati dal Pentagono e di natura Top Secret. Rilevante è anche la storia del Maggiore Gordon Cooper[1], astronauta del progetto Mercury e ultimo americano a volare nello Spazio da solo, il 15 maggio del 1963, quando partì a bordo di una capsula per un viaggio di ben 22 orbite intorno al globo terrestre. A quanto pare, durante l’ultima orbita comunicò alla stazione di rilevamento di Muchea (presso Perth, Australia occidentale), che era apparso un oggetto luminoso verde davanti a lui, avvicinandosi velocemente alla capsula. L’U.F.O., descritto come reale e solido, fu rilevato anche dal radar e l’avvistamento venne riportato anche dalla NBC che stava seguendo il volo; quando però atterrò, ai giornalisti fu detto che non sarebbe stato loro consentito porgli delle domande. Gordon, però, non era nuovo a tali fenomeni, oltre dieci anni prima, nel 1951, ne aveva avvistati mentre pilotava un jet F-86 Sabre sopra la Germania ovest, e testimoniò persino alle Nazioni Unite le seguenti parole.

«Io credo che questi veicoli extraterrestri e i loro equipaggi visitino questo pianeta provenendo da altri pianeti, che ovviamente sono tecnologicamente più progrediti della Terra. Penso che dovremmo avere un programma coordinato ad altissimo livello per raccogliere e analizzare scientificamente i dati provenienti da tutto il Mondo circa ogni tipo di incontro, e per determinare quale sia il comportamento migliore da assumere per fronteggiare amichevolmente questi visitatori. Probabilmente dovremmo dimostrare loro che abbiamo imparato a risolvere i nostri problemi pacificamente, invece che con la guerra, prima di essere accettati come membri pienamente qualificati del consesso universale. Quest’accettazione avrebbe possibilità spaventose di far progredire il nostro Mondo in tutti i campi. In questa evenienza mi sembra che le Nazioni Unite abbiano un interesse ben preciso nel trattare propriamente e sollecitamente questo argomento

Durante un’intervista registrata da J.L. Ferrando, affermò anche: “Ho vissuto per molti anni con un segreto in una segretezza imposta a tutti gli specialisti in astronautica. Ora posso rivelare che ogni giorno, in America, i nostri radar agganciano oggetti di forma e composizione a noi sconosciute. E ci sono migliaia di testimonianze e una quantità di documenti per provarlo, ma nessuno vuole renderli pubblici. Perché? Perché le autorità temono che la gente possa pensare, Dio sa a che tipo di terribili invasori. Così, la parola d’ordine è: Dobbiamo evitare a tutti i costi il panico. […] Fui inoltre testimone di uno straordinario fenomeno, qui sulla Terra. Accadde in Florida alcuni mesi fa. Vidi coi miei occhi un’area definita del terreno bruciata dalle fiamme, con quattro tacche lasciate da un oggetto volante che era sceso nel bel mezzo di un campo. Alcuni esseri avevano lasciato il velivolo (c’erano tracce che lo provavano). Sembrava avessero effettuato delle ricerche topografiche; avevano raccolto campioni di terreno; e infine, tornarono da dove erano venuti, sparendo ad enorme velocità. So per certo che le autorità fecero di tutto per tenere I’evento lontano da stampa e TV, per paura di reazioni di panico da parte del pubblico.”

Gennadij Michajlovič Strekalov (1940-2004), cosmonauta e ingegnere sovietico, Eroe dell’Unione Sovietica, sia nel 1980 che nel 1984, nonché premiato con l’Ashoka Chakra Award dall’India nel 1984, dichiarò: «Ci siamo visti venire in contro un corpo luminoso che ci ha incrociato in direzione opposta alla nostra stazione spaziale MIR. Come una palla di fuoco. Era una fonte di luce cangiante, iridescente. Ricordava un po’ le luminarie di un albero di Natale. Era sferica, o sferoidale. L’avvistamento è durato 7 secondi, direi, e meno di 10. Era un oggetto che non sono stato in grado di identificare e non avrebbe dovuto essere dove era…» Analogo episodio, persino documentato nelle comunicazioni tra la Terra e lo Spazio, è quello accaduto agli astronauti americani James Lovell e Frank Borman, che nel dicembre del 1965 durante una missione Gemini, videro un U.F.O. nel corso della seconda orbita del loro volo record di 14 giorni. Borman riportò di aver visto un’astronave sconosciuta poco distante dalla loro capsula, mentre Cape Kennedy minimizzò sostenendo che stavano osservando l’ultimo stadio del loro razzo Titan. A quel punto, Borman confermò di riuscire a vedere chiaramente, sia il razzo, ma anche qualcosa di completamente diverso.

«Lovell: “Oggetto non identificato a ore 10 in alto.” / Controllo: “Qui Houston. Ripetete. Sette.” / Lovell: “Ho detto che abbiamo un oggetto non identificato a ore 10 in alto.” Controllo: “Gemini 7, è il razzo o un avvistamento effettivo?” / Lovell: “Abbiamo diversi avvistamenti effettivi.” / Controllo: “Distanza o dimensioni stimate?” / Lovell: “Abbiamo in vista anche il razzo.”» (Missione Gemini 7)

Donald Kent “Deke” Slayton (1924-1993), astronauta e aviatore statunitense, il quale fece parte del primo gruppo di astronauti scelti dalla NASA nel 1959, anche se il suo primo ed unico volo nello Spazio avvenne solo nel 1975 con la missione Apollo-Sojuz-ASTP, rivelò in un’intervista di aver visto un U.F.O. nel 1951: “Stavo collaudando un caccia P51 a Minneapolis, quando avvistai questo oggetto. Ero a circa 10.000 piedi in un bel pomeriggio limpido e soleggiato. Pensai fosse un aereo, poi realizzai che nessun aereo poteva volare così in alto. Come fui più vicino, mi sembrò un pallone meteorologico, grigio e di circa un metro di diametro. Ma appena mi ci misi dietro a quella dannata cosa, non sembrava più un pallone, ma un Disco. Nello stesso istante, capii che si stava improvvisamente allontanandosi da me, ed eccomi là che correvo a circa 300 miglia all’ora. Lo seguii per un po’, e poi all’improvviso quell’affare prese semplicemente il volo. Tirò una virata in salita a 45 gradi, accelerò e sparì in un attimo.” Potremmo ancora menzionare piloti della NASA come Joseph A. Walker, che durante i suoi voli filmò alcuni oggetti ad una quota di cinquanta miglia, nell’aprile del 1962, o il Maggiore Robert White, che nel luglio del 1962, riferì di aver visto un oggetto durante il suo volo, dichiarando poi: “Non ho idea di cosa potesse trattarsi. Era di colore grigiastro e distava circa 10-12 metri. […] Ci sono delle cose là fuori! Ci sono assolutamente!” Ma la storia che più sorprende è quella di Edward «Buzz» Aldrin, il quale dichiarò il 26 luglio del 2006: «Eravamo sulla Luna scortati da un U.F.O.» L’Apollo 11 fu la missione spaziale che per prima portò gli esseri umani sulla Luna, e gli astronauti americani che compirono l’impresa furono Neil Armstrong (1930-2012), Buzz Aldrin (1930) e Michael Collins (1930).

«That’s one small step for [a] man, one giant leap for mankind. / Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’Umanità.» (Neil Armstrong, 21 luglio 1969)

Lanciata da un razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, il 16 luglio 1969, Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA, e il 21 luglio riuscì nell’impresa (almeno così si racconta). Una volta atterrati, dapprima scese Armstrong, mentre 19 minuti dopo lo raggiunse anche Aldrin, e i due trascorsero circa due ore e un quarto al di fuori del modulo lunare, raccogliendo 21,5 kg di materiale lunare che portarono poi sulla Terra; Collins, invece, rimase in orbita attorno alla Luna. 21,5 ore dopo l’allunaggio, gli astronauti si riunirono a Collins per fare rientro a Terra con il Modulo di Comando Columbia, e la missione terminò poi il 24 luglio con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico. Che qualcosa non quadrava se ne accorsero ben presto, quando il 19 luglio, due frasi scambiate con i tecnici a Terra, dapprima risultarono essere una normale richiesta di informazioni, ma poi rivelarono altro: l’Apollo 11, a quanto pare, non era da solo nello Spazio! L’equipaggio chiese alla base dove si trovasse rispetto a loro il terzo modulo del razzo che li aveva spinti verso la Luna, ed Houston rispose che si trovava a circa 6000 miglia nautiche, circa 11 mila chilometri da loro. «Non poteva dunque essere quello – rivelò Aldrin – il grande oggetto che vedevamo dall’oblò ad una certa distanza da noi. Era a forma di anello e si muoveva ad ellissi. Collins decise di guardarlo meglio con un cannocchiale, non era sicuramente il nostro razzo.»

I tre astronauti decisero di non comunicare nulla alla base e di parlarne solo al ritorno in un briefing riservato: «Che cosa potevamo fare? – disse Aldrin -. Dovevamo metterci a gridare “ragazzi, c’è qualcosa che si muove qui di fianco, avete idea di che cosa possa essere?” Molta gente ascoltava le comunicazioni tra noi e Houston, gente di tutti i tipi. Temevamo che qualcuno potesse chiedere di annullare la missione, a causa di una minaccia aliena o per qualunque altra stupida ragione. Così decidemmo solo di informarci per precauzione su dove si trovasse l’S-IVB.» Tornati sulla Terra, i tre astronauti furono accolti dal presidente americano Richard Nixon a bordo della portaerei Hornet, e raccontarono le fasi dell’avvistamento ai responsabili della missione, decidendo di non rendere tali dichiarazioni di pubblico dominio. Ma la storia non si conclude qui, perché da alcune presunte intercettazioni tra gli astronauti e la NASA fatta da alcuni radioamatori a Terra, quando Armstrong scese sul suolo lunare, affermò di aver visto una intensa luce che proveniva da un cratere poco distante, nel mentre la comunicazione si sarebbe poi interrotta bruscamente, ma non per le decine di persone che la stavano intercettando da casa: «Che cosa sono? Che cosa sono? Potete dirci che cosa sono? – avrebbero continuato Armstrong e Aldrin -. Oh Dio, non ci credereste. Siamo qui, stiamo tutti bene, ma abbiamo dei visitatori. Vi dico che ci sono altre navi spaziali qui e sono tutte allineate al bordo del cratere.»

Verità? Finzione? O semplice tentativo di mistificare[2] il Fenomeno? Per certo sappiamo che di questa fantomatica Flotta Aliena non vi è traccia nelle foto e nei filmati che la NASA ha reso pubblici nel corso degli anni. Qualcosa poteva trovarsi ancora nei documenti video custoditi nei National Archives, ma giusto perché il mistero degli U.F.O. lunari, o sul presunto allunaggio o meno, possa continuare ad affascinarci senza essere smentito -, dei 700 nastri della missione ne sono misteriosamente spariti 698, e l’unica macchina rimasta in grado di trasmetterli non esiste più; era conservata al Goddard Space Flight Center’s Data Evaluation Lab, chiuso e smantellato per mancanza di fondi…[3] Eppure, la presenza degli U.F.O. nei nostri cieli, sembra non limitarsi solo alla constatazione di Oggetti Artificiali (metallici o simili), ma addirittura persino Biologici. La Scienza, lo sappiamo, è convinta che lo Spazio Cosmico, a causa dell’assenza di pressione e della temperatura prossima allo zero assoluto, non sia adatta alla nascita e allo sviluppo della vita, almeno per come la conosciamo qui sulla Terra. In contrasto, però, a tale convinzione, Vitalii Iosifovich Goldanskii, professore presso l’Istituto di Chimica Fisica Nikolai Nikolaevich Semenov, e membro dell’Accademia delle Scienze della Russia, in un articolo pubblicato nel 1997 su Pure and Applied Chemistry, sosteneva la possibilità che apprezzabili quantità di materiale prebiotico potrebbe accumularsi nelle regioni circostanti le nebulose (o le gigantesche nubi di gas che stazionano nell’Universo).

Con il passare del tempo, questo materiale, per le stesse leggi che hanno consentito la nascita e lo sviluppo della vita sulla Terra, potrebbe essersi evoluto in una qualche forma di vita, adattandosi a condizione di esistenza estrema, proprio come ho spiegato anche in altri miei studi inerenti questa tematica. E non deve stupirci che la vita possa svilupparsi in tali condizioni ambientali così avverse, perché anche sulla Terra si conoscono forme di vita capaci di vivere in habitat naturali che sino a poco tempo fa, venivano considerati ostili alla vita: basti pensare ai batteri estremofili, organismi capaci di sopravvivere a temperature e pressioni inimmaginabili. A sostegno di questa teoria, va aggiunto che decine di composti organici sono stati ad oggi identificati nel Cosmo, quali alcune formaldeidi, l’acido cianidrico e addirittura la cellulosa. Insomma, per farla breve, nello Spazio ci sarebbe un’abbondanza di elementi organici tali da consentire l’evoluzione della vita anche nella forma dei cosiddetti “Zeroids“, e se consideriamo che il nostro Universo ha un’età stimata di quasi 15/16 miliardi di anni circa, è ragionevole pensare che queste “forme di vita“, potrebbero essere state tra le prime ad apparire nel Cosmo, con un arco di tempo molto più ampio a disposizione che avrebbero loro permesso di attraversare diversi stadi evolutivi, sviluppandosi in unità biologiche sia microscopiche o, per inverso, del tutto gigantesche.

Sempre secondo questo ricercatore russo, tali organismi avrebbero la capacità di vivere sia singolarmente che in vaste colonie, e sebbene sia da escludere lo sviluppo di una morfologia umanoide, seppure mutaforma, non si può però escludere che abbiano potuto sviluppare doti intellettive simili alla nostra, se non superiore. Il loro sostentamento potrebbe essere garantito dalla presenza di nubi di polvere, gas interstellare e plasma, riuscendo a vivere in qualunque punto dello Spazio, sia interno che esterno alle galassie. Questi mastodontici Esseri, perciò, vagherebbero nel Cosmo alla ricerca di nuovi luoghi da colonizzare o alla ricerca di cibo, brucando l’atmosfera dei pianeti in cerca di nutrienti, – così come i ruminanti lo fanno con l’erba dei campi -, compresa anche la nostra, nel mentre potrebbero essere scambiati al giorno d’oggi per vere e proprie “navi spaziali“, mentre in passato non è da escludere che siano stati identificati con quelle “forme angeliche”, sovente descritte nei testi sacri antichi. Alcuni di loro, inoltre, potrebbero essere rimasti uccisi dall’attrito con l’atmosfera terrestre, riducendo il Corpo di queste Creature, dapprima in sfere di fuoco, e poi in ceneri e gas, altri, invece, potrebbero aver sviluppato una sorta di scudo protettivo naturale, tra il solido e l’elettromagnetico, che permetterebbe loro di attraversare la nostra atmosfera in cerca di cibo, così come in passato tali visioni, dal sapore biblico, potrebbero essere state associate alla Caduta degli Angeli Ribelli dal Cielo, di luciferica memoria.

A conferma di ciò, ci sarebbero diverse immagini, perché nel 1976, nella regione di Cluj-Napoca in Romania, si materializzò quella che sembrava essere una “sfera di luce vivente” che mostrava un comportamento decisamente animale. Un altro caso, invece, risale al 1978 nella British Columbia (in Canada) quando una ricercatrice, Dorothy Wilkinson, scattò la prima di una lunga serie di immagini che mostravano delle bizzarre stringhe simili a forme di luce, somiglianti a dei “vermi spaziali”. Una strana foto è addirittura conservata nell’archivio fotografico della NASA, in quanto a realizzare l’immagine fu l’equipaggio della missione Shuttle STS-105, lanciato in orbita il 10 agosto 2001, sempre dal Kennedy Space Center. La fotografia sembra mostrare la sagoma di quello che ha tutta l’aria di essere un “serpente che nuota” sul bordo dell’atmosfera terrestre, mentre un’altra immagine intrigante è stata scattata nel 2003 dagli astronauti in missione sulla Stazione Spaziale Internazionale, nella quale si intravede una strana forma gigante sullo sfondo che ha tutta l’aria di essere un U.F.O., cioè un Oggetto Volante (in questo caso orbitante) Non Identificabile, ma l’impressione che si ha nell’osservare l’Oggetto è quella di trovarsi di fronte ad un veicolo biomeccanico…

E il tema, guarda caso, non è sfuggito nemmeno alla Fantascienza, perché in almeno due serie TV si parla di “Zeroids”: la prima è la serie Farscape nella quale l’astronave utilizzata dai protagonisti è Moja, un Essere Vivente dello Spazio utilizzato come vero e proprio mezzo di trasporto (tipo cavalli spaziali). La seconda è la più blasonata Star Trek – The Next Generation, dove proprio nel pilot della serie (Incontro a Farpoint), l’equipaggio dell’Enterprise aiuta uno Zeroids a ritrovare la libertà dopo essere stato sfruttato come una vera e propria “base spaziale”. Zeroids o meno, per comprendere quanto l’Universo, all’apparenza inospitale, in realtà possa essere invece pieno di “forme di vita“, menzionerò adesso uno studio che il celebre scrittore e biochimico di origine russa, ma naturalizzato statunitense, Isaac Asimov (1920-1992), – autore di una vastissima e variegata produzione, stimata attorno ai 500 volumi pubblicati, incentrata non solo su argomenti scientifici, ma anche nel genere poliziesco, la fantascienza umoristica e la letteratura per ragazzi, ad oggi considerato tra i maggiori autori di tutti i tempi -, elaborò un metodo di calcolo con lo scopo di stabilire quante possibili Civiltà Extraterrestri potrebbero esserci nella nostra sola Galassia.

Attraverso un interessante calcolo, riuscì a stabilire: 1) numero probabile di Stelle nella nostra Galassia: 300 miliardi; 2) numero di Sistemi Planetari della nostra Galassia: 280 miliardi; 3) numero di Sistemi Planetari nella nostra Galassia che girano attorno a Stelle simili al Sole: 75 miliardi; 4) numero di Stelle simili al Sole della nostra Galassia e che hanno un’Ecosfera utile: 52 miliardi; 5) numero di Stelle simili al Sole, popolazione I, di seconda generazione con Ecosfera utile, nella nostra Galassia: 5 miliardi e 200 milioni; 6) numero di Stelle, popolazione I di seconda generazione della Galassia con un’Ecosfera utile al cui interno giri un Pianeta: 2 miliardi e 600 milioni; 7) numero di Stelle simili al Sole, popolazione I di seconda generazione della nostra Galassia, con un’Ecosfera  utile al cui interno giri un Pianeta simile alla Terra: 1 miliardo e 300 milioni; 8) numero di Pianeti abitabili nella nostra Galassia: 650 milioni; 9) numero di Pianeti abitabili nella nostra Galassia che hanno generato la vita: 600 milioni; 10) numero stimato di Pianeti della nostra Galassia che hanno generato una vita multicellulare: 433 milioni; 11) numero di Pianeti della nostra Galassia che hanno una vita ricca simile a quella Terrestre: 416 milioni.

Arrivati a questo punto della nostra disamina, risulta evidente che dà dopo l’avvistamento di Kenneth Arnold nel 1947 e che, secondo il sociologo francese Pierre Lagrange, diede origine alla “più formidabile controversia parascientifica del XX secolo“, nello stesso anno, e in quelli successivi, si sono verificati numerosissimi altri avvistamenti, tra cui il famosissimo Incidente di Roswell[4] nel luglio del 1947, così come l’Incidente di Thomas Mantell nel gennaio del 1948, l’Avvistamento di Lubbock del 1951 (considerato il primo avvistamento di massa), il Carosello di Washington del 1952, etc. Dapprima, sembra limitatamente al continente americano, dal 1954 in poi, gli avvistamenti U.F.O. sono diventati un fenomeno via via sempre più mondiale, specie grazie all’Avvistamento di Antananarivo verificatosi nel Madagascar (Africa), o alla grande ondata di avvistamenti dell’autunno 1954 che ha interessato l’Europa. Dagli anni Cinquanta ad oggi, inoltre, una serie interminabile di Oggetti Volanti Non Identificati (in quanto i Dischi Volanti sono stati avvistati in volo sopra tutti i paesi e su tutti gli oceani, persino al di sopra delle regioni polari) e con periodi omogenei intervallati, si sono succeduti nel Mondo affiancati da veri e propri allarmi generali.

A seguito della sempre più crescente popolarità, tali fenomeni sono diventati oggetto di studio, non solo da varie commissioni governative, tra le quali ricordiamo i celebri Progetto Sign e il Progetto Blue Book, ma anche da organizzazioni private, sovente intente a mistificare il Fenomeno più che a cercare di trovarne delle valide spiegazioni. Successivamente, gli avvistamenti hanno continuato a verificarsi in tutti i continenti e in diverse nazioni, e secondo una statistica, i paesi dove sono stati segnalati più avvistamenti risultano essere: Stati Uniti, Messico, Brasile, Argentina, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Belgio, Russia e India. Ovviamente anche l’Italia non si è fatta mancare la sua ben nutrita schiera di avvistamenti, tanto che secondo alcuni studiosi, il primo caso documentato di un U.F.O. nel nostro paese, risalirebbe all’11 aprile del 1933, in una campagna di Varese. Alcuni documenti dell’epoca dimostrerebbero che un presunto veicolo di ignota origine, atterrò o si schiantò nei pressi di Vergiate, cosa che avrebbe spinto Mussolini a creare il Gabinetto RS/33. I casi, poi, sono aumentati nei decenni successivi, dal dopoguerra ad oggi, toccando il massimo nel 1978 e nel 2005: in totale, si stima che gli avvistamenti censiti dal 1947, in cinque grandi ondate a livello nazionale (1950, 1954, 1973, 1978, 2005) sono stati oltre 20.000, anche se circa il 90% di essi risulta in qualche modo identificabile.

Tra gli eventi italiani più famosi ricordiamo: l’Avvistamento di Firenze del 28 ottobre 1951, quando filamenti di vetro caddero su diverse città toscane dopo il passaggio di Globi e Dischi Volanti, il fenomeno, osservato a Firenze da centinaia di cittadini, fece addirittura sospendere la partita Fiorentina-Pistoiese; nel 1973 un aereo di linea dell’Alitalia, partito da Roma e diretto a Napoli, avvistò sopra Latina un misterioso oggetto rotondo color grigio, due caccia dell’Aeronautica Militare decollarono dalla base di Ciampino e confermarono l’accaduto; nello stesso anno, la sera del 30 novembre, venne avvistato un U.F.O. nel cielo dell’aeroporto torinese di Caselle, l’Oggetto venne osservato dai piloti di tre aerei in volo (un Piper Navajo, un DC-9 proveniente da Parigi e un DC-9 proveniente da Roma) e anche da personale a terra, tra cui gli addetti alla torre di controllo. Noto è anche l’incontro ravvicinato che si verificò nel 1978 a Torrita, in provincia di Siena, quando un giovane raccontò che la sera del 17 settembre, mentre stava tornando a casa in auto dopo una visita alla madre, all’improvviso il motore si spense in aperta campagna, e poco dopo avvistò un Oggetto Luminoso davanti a sé, da cui scesero due esseri di piccola statura che indossavano una tuta ed un casco. I due, poi, si avvicinarono alla vettura e dopo averla osservata attentamente tornarono indietro, quando poi risaliti sul loro oggetto, scomparvero nel Cielo; un ragazzo che abitava con la famiglia in una casa di campagna della zona, riferì indipendentemente dai fatti, di aver visto alla stessa ora “una specie di piccolo sole rossastro”.

Nel 1978, invece, si verificò anche la controversa vicenda di Pier Fortunato Zanfretta, il Caso più conosciuto di presunto Rapimento Alieno Italiano. Ex metronotte genovese, Zanfretta dichiarò di essere stato rapito la notte fra il 6 e il 7 dicembre mentre svolgeva il suo lavoro presso Marzano, una frazione del comune di Torriglia in provincia di Genova; le esperienze si sarebbero poi ripetute negli anni successivi. Sottoposto ad ipnosi raccontò di presunti Alieni, chiamati Dargos, in procinto di invadere la Terra e di colonizzare l’Antartide. Il caso suscitò forti polemiche, anche per la sua presunta strumentalizzazione da parte degli ufologi e dei giornalisti dell’epoca. Sempre nel 1978, l’8 dicembre (giorno successivo al Caso Zanfretta), alle falde del monte Musinè[5] (in provincia di Torino) due giovani escursionisti videro un’intensa luce. Uno dei due, dopo essersi avvicinato alla fonte luminosa, scomparve, e il compagno, con l’aiuto di altri escursionisti trovati nei pressi del luogo della vicenda, iniziarono le ricerche dell’amico. Questi, dopo essere stato ritrovato in stato di shock e con una evidente bruciatura su una gamba, quando si fu sufficientemente riavuto, riferì di essersi avvicinato ad un veicolo di forma oblunga dal quale erano scesi alcuni Esseri che lo avrebbero toccato e sollevato. Ma tra gli altri casi, passati agli onori della cronaca negli ultimi anni, si ricordano anche quelli di Maurizio Cavallo, Valerio Lonzi, o del sottoscritto, autore di questo studio.


[1] LeRoy Gordon Cooper (1927-2004) è stato un astronauta statunitense. Era soprannominato Gordo, come il nome del primate lanciato nello Spazio e rientrato a Terra senza danni, durante la fase di collaudo del programma Mercury. Volò nello spazio con le missioni Mercury-Atlas 9 e Gemini 5.

[2] Distorsione, per lo più deliberata, della verità e realtà dei fatti, che ha come effetto la diffusione di opinioni erronee o giudizi tendenziosi.

[3] Esisterebbe, inoltre, anche un Codice con cui gli astronauti USA, nei loro collegamenti con il Controllo Missione sulla Terra, sono tenuti ad uniformarsi, così che certi termini in uso durante le trasmissioni ne indicherebbero altri, mediate un linguaggio criptato dominato dal Segreto Militare e di Stato: ad esempio, la parola “fire” (fuoco, incendio) indicherebbe in realtà la presenza di U.F.O. Così pure, stando a Brian O’Leary, gli astronauti hanno parlato, indicando gli Extraterrestri, di “Santa Claus” (Babbo Natale), come fece la prima volta negli anni 60, Walter Schirra, a bordo della capsula Gemini 8. Nel diario di Chatelain si legge che James Lovell dall’Apollo 8, rientrando verso la Terra dopo aver circumnavigato la Luna, comunicò alla base che “siamo stati informati che Santa Claus esiste.” Le prime riprese di U.F.O. nello Spazio sarebbero state, però, quelle di James McDivitt da bordo della Gemini 4 e poi quelle di Frank Borman e James Lovell della Gemini 7. Le sole immagini sfuggite al controllo della NASA, nella gestione della scottante questione, sarebbero quelle scattate nel 1991 dalla missione Shuttle STS 48, e che secondo l’ente spaziale americano sono solo immagini dovute a cristalli di ghiaccio.

[4] L’Incidente di Roswell trae dicitura da un episodio avvenuto presso l’omonima località degli Stati Uniti, il 2 luglio 1947, in seguito allo schianto al suolo di un pallone sonda appartenente alla United States Air Force. La vicenda divenne famosa, però, per le prime notizie divulgate dai giornali e tuttora sostenute da ufologi e appassionati dell’Ufologia, secondo cui si sarebbe invece verificato lo schianto di un U.F.O. e il presunto recupero di Materiale Extraterrestre, tra cui Cadaveri Alieni, da parte dei militari statunitensi.

[5] Il monte Musinè (mont Musinè in piemontese) è una montagna delle Alpi Graie alta 1.150 m s.l.m. Si trova all’inizio della Val di Susa e interessa i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre. È la montagna più vicina a Torino, dai 12 ai 25 km in linea d’aria a seconda della posizione in città, ma nonostante la vicinanza, a volte, a causa della foschia in pianura e nella bassa valle, non risulta visibile. Il Monte Musinè è al centro di miti, leggende e dicerie di vario tipo ed è noto per questo agli amanti del mistero, probabilmente anche per il relativo isolamento rispetto alle altre cime e la particolarità della vegetazione, la montagna, inoltre, è da sempre ritenuta un sito di interesse esoterico. Esistono diversi racconti misteriosi e leggendari: da ipotetica sede di una Base Aliena a tanti avvistamenti U.F.O., alla presenza di fuochi fatui notturni, da rigagnoli nei quali, in alcuni punti, l’acqua scorrerebbe al contrario rispetto alla forza di gravità, etc.