“I Clipei Ardentes e gli Oggetti Fuori Posto (e dal Tempo)” di Federico Bellini

Il termine Foo-Figheters, utilizzato al pari dell’acronimo U.F.O., deriva dalla deformazione del vocabolo francese feu, fuoco, unito alla parola inglese fighter, aereo da caccia. Venne coniato per identificare le misteriose palle di fuoco che iniziarono a comparire, a fianco degli aerei militari americani e giapponesi, nell’Oceano Pacifico, durante la Seconda Guerra Mondiale (nel periodo 1942 -1945) e in pieno conflitto, quando l’opinione pubblica era impegnata, ovviamente, sugli orrori della guerra, seppure sorprendenti ondate ufologiche si fossero già manifestate, specie in America, già dal 1897 al 1900. Soltanto dagli anni Sessanta, alcuni studiosi iniziarono a ricercare tracce di presunte manifestazioni di Oggetti Volanti sconosciuti apparsi nei secoli passati, fu così che videro la nascita nuove discipline di ricerca tra cui: la Clipeologia, materia che esamina le cronache, i documenti storici e le opere d’arte, così come la Paleoastronautica, che prende in esame i reperti archeologici e ipotizza che alcuni manufatti (statuette, megaliti, etc.) di alcune Civiltà Antiche, possano essere spiegate attraverso il contatto con Civiltà Extraterrestri.

L’ipotesi del Paleo-Contatto, – e che nella moderna cultura occidentale ha ispirato anche un gran numero di romanzi di Fantascienza, film e serie televisive -, in realtà si manifestò da una teoria che apparve, prima in varie opere fantastiche, poi nella saggistica, a partire più o meno dal romanzo Edison’s Conquest of Mars di Garrett P. Serviss (1898), e dai racconti di H.P. Lovecraft in Il Richiamo di Cthulhu (1926), ad esempio, o Alle Montagne della Follia del 1931. Si riscontrano dei punti di connessione, con questa teoria, anche nel celebre racconto La Sentinella (The Sentinel, in lingua originale) di Arthur C. Clarke, e nelle sequenze iniziali del film di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello Spazio ad esso ispirato; un altro film che si ispira a questa teoria è il film Prometheus, di Ridley Scott. Infatti, come tali ricerche hanno poi dimostrato, questi strani fenomeni non solo sono stati una prerogativa dell’età moderna e poi contemporanea, ma scivolando a ritroso nel tempo, siamo persino arrivati ai primi secoli dopo Cristo, quando il Cielo sembrava popolato di tali stranezze. Leggendo il capitolo VII della Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum del venerabile Beda (672-735 d.C.), si viene a conoscenza, ad esempio, che una notte del 664 d.C., mentre alcune monache stavano pregando nel cimitero del convento di Barking, vicino al fiume Tamigi, videro arrivare una grande luce dal Cielo che le investì, puntando sul monastero; le suore raccontarono che la luce era talmente forte che avrebbe persino offuscato il sole a mezzogiorno.

San Gregorio di Tours, nella Historia Francorum, raccontò di un globo luminoso sul territorio francese apparso nel 583 d.C., mentre nelle Cronache Anglosassoni si raccontava che: “Potenti apparvero nell’anno 793 sulla Northumbria, spaventando gli abitanti, bagliori eccezionali simili a lampi, e si video dragoni rossi volare nell’aria.” Ancora, “Nell’anno 706 piccoli globi volteggianti attorno al Sole furono visti in varie parti dell’Inghilterra”, riportava il monaco benedettino Roger di Wendover nel Flore Histoeriarium, mentre Eginardo, biografo di Carlo Magno, al capitolo XXXII della Vita Karoli, descrisse un globo discendente sulla via di Aquisgrana, luminosissimo e con un bagliore tale da far imbizzarrire il cavallo del monarca che cadde ferendosi gravemente. Nell’anno 728 d.C., a Costantinopoli, vi fu una grande pestilenza che tolse la vita a più di trecentomila persone, in quel periodo il Cielo era solcato addirittura da due comete, la prima si mostrava la mattina davanti al Sole, mentre la seconda la seguiva la sera e nelle ore notturne. “In verità questa strage fu preceduta da terribili visioni di cose nell’aria: durante la notte esse ardevano come pallidi fuochi, o brillavano come il rosso del sangue”, è scritto nel Ludovici Pii Vita, circa un cruento scontro verificatosi nel 827 d.C. durante la spedizione di Spagna di re Pipino. Ma è nell’anno 984 d.C. che accaddero le cose più singolari, quando in Italia apparve una grande cometa che portò dietro di sé un periodo di carestia e peste. In quei giorni, a Genova, ‘un cavallo prese a parlare’, a Pisa furono visti ‘Uomini con la testa di Cane’ (!), mentre in Fiandra venne avvistato un ‘grande serpente’ volare via nel Cielo

Nel periodo medioevale e rinascimentale, gli avvistamenti si fecero ancora più interessanti. Nell’anno 1019, durante il regno dell’imperatore Ottone III, nel mese di giugno, a ore nove, fu avvistata una cometa e ‘Travi Ardenti in Cieo’, inoltre apparve una figura grandissima di Serpente con conseguente terremoto. Il primo gennaio del 1254, la popolazione e le monache dell’abbazia di St. Alban, furono terrorizzate da un diluvio di stelle accompagnato dalle strane evoluzioni di una gigantesca sfera fumante, come è riportato in una miniatura di Mathieu de Paris nell’Historia Anglorum. In un arazzo fatto di lana e seta dell’anno 1303, presso la basilica di Notre Dame de Beaume, si nota ancora oggi un U.F.O. a cappello da prete, nero, in volo sulla città alle spalle di tre nobildonne. Nel 1316 a Milano, furono viste ‘volare per aria molte statue e si sentirono voci spaventevoli‘, inoltre fu avvistato un grande fuoco ‘a somiglianza di una gran galera‘. A Costantinopoli furono viste Tre Lune e poi Tre Comete, a cui seguirono tre mesi di carestia e pestilenza. Un altro episodio insolito, in un contesto che oltre la sacralità unisce la quotidianità, compare nella Bibbia Urbinate del XV secolo (Museo Vaticano, Roma), dove una parte del disegno riguarda la contemplazione di San Geremia e sulla destra, un nobile, con guardia armata, che nota in Cielo un oggetto infuocato con una sorta di bastone sovrastante.

Altri avvistamenti importanti si verificarono nel 1290, quando un vero e proprio Disco Volante apparve sopra l’abbazia di Byland nello Yorkshire, e nel 1320, quando una luce risplendente apparve nella notte della morte dell’abate dell’abbazia di Durham, evento raccontato nell’Historia de Statu Ecclesiae di Robert De Greystane. Persino nel capitolo LXXXIV dell’autobiografia dell’artista Benvenuto Cellini, si racconta che: “Arrivati che fummo in un certo punto di rialto, era già di fatto notte, e guardammo verso Firenze, tutti e due d’accordo muovemmo gran voce di meraviglia dicendo: O Dio del Cielo, che gran cosa è quella che si vede sopra Firenze? Questo si era com’un gran trave di foco, il quale scintillava e rendeva un grandissimo splendore.”[1] Un’analoga trave di fuoco fu scorta durante il regno di Enrico IV, nel mese di febbraio del 1466, come è molto ben documentato e illustrato nel Notabilia Temporum di Angelo de Tumulillis. Un secolo dopo, un razzo venne immortalato in un medaglione facente parte della tintura di Charles Le Brun, primo pittore di re Luigi XIV; questo oggetto fa tuttora parte della collezione Gallerie des Gobelins nel palazzo dei conti di Fiandra e mostra una specie di proiettile che vola nel Cielo, lasciando uno sciame luminoso (una scritta in latino commenta Spendet et Ascenditsplende e sale).

Nello stesso momento della scoperta del Nuovo Mondo, anche Cristoforo Colombo, di suo pugno, lasciò indicazioni che ci conducono al Fenomeno dei Dischi Volanti, perché nel brano interessato del suo giornale di bordo, nella pagina datata sabato 15 settembre 1492, leggiamo: “… navigò in questo giorno, compresa la notte, 27 leghe e più, in direzione di ponente. Al cominciar della notte video cader dal cielo una meravigliosa striscia di fuoco (un maravilloso ramo de fuego) a 4 o 5 leghe dai navigli…”, probabilmente un meteorite. Ma esattamente un anno prima il padre di Gerolamo Cardano (un occultista e fisico), sosteneva di aver vissuto una strana esperienza, il 14 agosto del 1491. «Quando ebbi terminato i riti abituali, all’incirca alla ventesima ora del giorno, esattamente sette uomini mi apparvero, vestiti di abiti serici, che somigliavano alle toghe dei greci e che portavano dei calzari splendenti. Le vesti che indossavano sotto il pettorale brillante e rosso, sembravano tessute di scarlatto ed erano di straordinaria bellezza. Tuttavia, non erano vestiti tutti in tal guisa, ma solo due, che sembravano appartenere a un rango più nobile degli altri. Il più alto, dal colorito rubicondo, era insieme a due compagni e il secondo, dal colorito più chiaro e più piccolo di statura, era insieme a tre compagni. In tutto erano sette. Quando gli si chiese chi loro fossero, questi dissero di essere uomini fatti d’aria e soggetti alla nascita e alla morte. Comunque, la loro vita era più lunga della nostra e potevano campare sino a trecento anni. Interrogati sull’immortalità della nostra Anima, affermarono che nulla sopravvive dell’individuo, che sia personale. Quando gli si pose la questione della causa dell’Universo, non si trovarono d’accordo. Il più alto tra loro, rifiutava di ammettere che Dio avesse creato il Mondo eterno. Al contrario, l’altro soggiunse che Dio avesse creato a poco a poco in modo che, se avesse smesso di farlo, non fosse che per un solo attimo, il Mondo sarebbe perito…»

Nel 1520, dalla Cronaca dei Fatti Prodigiosi di Corrado Licostene, si legge: “Una trave ardente di orrenda grandezza fu vista in cielo, e una volta che si fu avvicinata alla terra, discendendo, bruciò molte cose! Quindi tornata in alto assunse forma circolare.” Mentre nel 1561 dal foglio volante di Norimberga: “Furono visti piccoli e grandi cilindri volanti stazionare immobili nello spazio e dai quali fuoriuscivano delle sfere che si mostravano a velocità fantastiche.” Ma il fatto più eclatante si verificò a Basilea nel 1566, quando: “Il 7 agosto verso l’alba si videro in aria molte grosse sfere nere le quali viaggiavano a grande velocità davanti al Sole, e si dirigevano le una contro le altre come se si stessero combattendo.” Cento anni dopo, il 15 agosto del 1663, una gigantesca palla infuocata avrebbe addirittura terrorizzato gli abitanti di Roboziero, un villaggio russo, dove numerosi fedeli, usciti dalla chiesa, corsero in piazza giusto il tempo per vedere una gran palla di fuoco; essa misurava 45 metri da un’estremità all’altra, mentre davanti presentava due raggi ardenti, come due antenne. Scomparve nel fango, forse inabissandosi, ma ecco che non più di un’ora dopo, la sfera ricomparve, effettuando strane manovre sul lago e ustionando alcuni pescatori troppo vicini all’insolito oggetto.

La Sfera, descritta come “un’entità piuttosto solida”, rischiarò le acque del lago fino ad una profondità massima di nove metri, mentre i pesci si erano riparati a riva, e l’acqua, addirittura, sembrava coperta di ruggine sotto la luce rossastra. La Sfera di Roboziero è stata descritta persino munita di antenne, e su questo particolare, spostandoci a Montalcino vicino a Siena, troviamo una Chiesa in cui è conservato un singolare dipinto. Si tratta di un quadro del Seicento attribuito a Bonaventura Salimbeni, il quale raffigura la Trinità. Nel quadro, iniziato nel 1595 e terminato nel 1602, appaiono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo attorno ad una misteriosa sfera metallica munita di due antenne: la sfera sospesa sulle nubi, impugnata per le antenne dal Padre e dal Figlio, è molto grande, liscia, lucente, e sembra munita di un oblò. Le interpretazioni sono controverse: è stato descritto come un piccolo planisfero, forse in una rappresentazione un po’ particolare rispetto a come i planisferi venivano raffigurati in quel tempo, ma l’ipotesi più intrigante si ebbe quando questo oggetto venne collegato al fatto che ricorda molto il satellite Sputnik, messo in orbita dai sovietici nel 1957…

Oltre alla famosa Sfera di Montalcino, esistono molti altri dipinti del periodo rinascimentale in cui sono raffigurati oggetti, in un certo senso, fuori posto, come la famosa “Madonna e San Giovannino”, quadro esposto a Palazzo Vecchio nella Sala di Saturno, nel cuore di Firenze, attribuita alla scuola di Filippo Lippi, pittore toscano del quindicesimo secolo. Osservando il quadro nella parte superiore destra, si nota chiaramente la presenza di un oggetto aereo, color grigio piombo, inclinato sulla sinistra e dotato di una cupola apparentemente identificabile come un mezzo volante a forma ovoidale in movimento. L’oggetto misterioso è caratterizzato, inoltre, dalla presenza di raggi luminosi colore giallo e oro che sembrano partire dallo scafo, sino quasi a suggerirne la direzione, inoltre si staglia a poca distanza sulla destra del capo della figura della Vergine. Altro particolare è dato dall’insolita presenza, un po’ più in basso sulla destra della Madonna, di una piccola figura, un pastore, che osserva l’oggetto coprendosi gli occhi con la mano destra, probabilmente per vedere meglio, mentre vicino a lui si nota persino un cane raffigurato nell’atto di abbaiarvi contro!

Ma tante altre strane figure ovoidali sono state rappresentate anche da Piero della Francesca e persino nel dipinto del XV secolo di Paolo Uccello, La Tebaide, dove è stata riscontrata la presenza di un oggetto, sotto al crocifisso, interpretato come un corpo (o simile) volante sospeso a mezz’aria. Anche un’altra famosa opera, di Masolino da Panicale, presenta una storia simile riguardante la fondazione della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, più conosciuto come “Il Miracolo della Neve”, dipinto su ordine di papa Martino V Colonna nel 1428. Nel dipinto si riscontra la rappresentazione visuale di uno stranissimo evento implicante Papa Liborio (352-366 A.D.), il quale in un sogno ebbe, dagli Angeli, l’ordine di costruire a Roma una nuova chiesa nel luogo esatto dove una nevicata miracolosa si sarebbe manifestata. Il giorno dopo, una strana sostanza simile a neve cadde dal Cielo contro qualsiasi previsione meteorologica, in una calda giornata d’agosto. Il fenomeno fu limitato alla sola zona di Roma in cui venne poi edificata la basilica, come similmente avvenne a Firenze e in parte della Toscana negli anni ’50.

Nel celebre dipinto quattrocentesco del Masolino è rappresentata una scena dettagliata dell’evento, con la neve che cade da una strana “nuvola” grossa e allungata, grigiastra e a forma di sigaro, sotto la quale sono visibili altre nuvole più piccole. Un’attenta osservazione di queste ultime, mostra che non sembrano nubi normali, perché sono tutte chiaramente delineate nei loro contorni e illuminate solo nella parte superiore, come avviene per i moderni avvistamenti ufologici. In questo particolare viaggio storico, se andiamo ancora più a ritroso nel tempo verso l’epoca romana, si ha testimonianza dei celebri Clipei Ardentes, ricollegabili agli scudi infuocati descritti dallo storico latino Tito Livio nei suoi Annali. Questi oggetti, all’epoca, sfrecciavano nel Cielo spaventando la popolazione che li interpretava come cattivi presagi. Altro testo dell’epoca antica, degno di nota, è Il Libro dei Prodigi di Giulio Ossequente, autore latino della fine del secolo quarto dopo Cristo, dove troviamo la conclamata consuetudine di un Fenomeno Extraterrestre proprio a Roma, ove su di una moneta del 143 d.C., in Cielo a sinistra di chi guarda, era raffigurato un cosiddetto clipeus, un Disco Volante. Da tale denominazione è derivato poi il vocabolo Clipeologia, che intende conglobare gli antichi fenomeni legati a presenze antiche Extraterrestri, giunti sulla Terra a bordo di misteriose macchine volanti.

Nel Liber Prodigiorum, vero e proprio coacervo di avvenimenti insoliti ed incredibili, si raccontava che nel 98 a.C., quando era console Valerio Caio Mario, al tramonto fu visto in Cielo uno scudo infuocato a forma quasi globulare, e che si dirigeva da Occidente a Oriente. Ma il passaggio di oggetti celesti avvenne anche molto prima, ad esempio il 2 agosto 216 a.C., durante la Battaglia di Canne, e dove l’esercito romano fu sconfitto da Annibale: “… nel Cielo furono visti oggetti rotondi a forma di nave. Questo durò tutta la notte e a bordo di tali oggetti si videro uomini vestiti di bianco, come sacerdoti intorno ad un’ara… durante il terzo consolato di Mario furono realmente viste dagli abitanti di Todi e Amena, armi celesti che si scontravano in Cielo, dall’alba al tramonto, e provenivano da Occidente. Fu visto lo stesso Cielo ardere e, assolutamente straordinario, le nuvole afferrate da una maggior violenza di fuoco.” (Fonte non accreditata o perduta) Plinio, nel suo pregevole volume Storia Naturale (100 a.C.), scrisse: “durante il consolato di Lucio Valerio e di Gaio Valerio, uno scudo ardente, che emanava scintille, attraversò il Cielo, da est e da ovest.” Nell’antica Spoleto, nel 89 a.C., fu avvistato un altro globo di fuoco dagli sprazzi dorati, quasi che il Sole, colpendolo, si rifletteva su di esso; il globo in discesa, poi, si ingrossò puntando verso il terreno, quasi per posarvisi in atterraggio proprio come un Disco Volante. Sotto il consolato di Valerio e di Herenio in Palestina, nel 91 a.C., sempre dal Cielo cadde una pioggia di bambagia, una sostanza conosciuta come “bambagia silicea filiforme”, la stessa menzionata nella Bibbia durante l’E-sodo o in Toscana negli eventi del 1954.

Persino Attila, terribile re degli Unni, nel 452 d.C., si racconta che interruppe la sua marcia verso Roma, quando in visione vide Papa Leone I avvolto da tuoni e lampi. Licostene nel 500 d.C., quasi a parafrasare il suo antenato, narrava che in Gran Bretagna, a Hereford, fu avvistata una trave infuocata di inusitata grandezza e che, venendo verso Terra, bruciò una infinità di cose, ritornata poi in Cielo riprese forma, vista da diversa angolazione, di un vero e proprio Disco. Di Ossequente altre innumerevoli notizie ci sono riportate, suddivise nei tempi, secondo i Consoli eletti in Roma, come durante quelli di Ostilio Manucio, Muzio Filippo e Quinto Emilio Cepione. E ancora più indietro, nel 329 a.C., persino Alessandro Magno e il suo esercito, mentre attraversavano il fiume Jaxartes, verso l’India, assistettero a quella che definirono un’incursione di “grandi scudi d’argento scintillante”, mentre Aristotele li aveva definiti come “Dischi Celesti”, riferendosi ai dischi lanciati dagli atleti. Stessa esperienza accadde anche al condottiero greco Timoleone, che secondo quanto riportato da Diodoro Siculo, (Biblioteca Storica, XVI, 66) nel 343 a.C. vide una torcia volante durante un viaggio in nave tra Corinto e la Sicilia… Inoltre, numerosi sono i ritrovamenti di siti che testimoniano l’esistenza di una o più Civiltà prima dell’Era Neolitica, e della comparsa dell’Uomo attuale. Diversi manufatti denominati “OOPARTS” (Out Of Place Artifacts, in italiano, Oggetti Fuori Posto), i quali riaffiorano dal passato dai luoghi più disparati, vengono considerati da molti ricercatori prove dell’utilizzo di avanzate tecnologie in tempi remoti, a testimonianza di numerose visite da parte di Entità Extraterrestri nel nostro Sistema Solare e la Terra. Fra i tanti ritrovamenti, per brevità elencheremo i più noti, dal momento che la lista sarebbe pressoché interminabile, anche se sovente, molti di essi risultano essere non accreditati.

Oggetti Vari – 1) Sfere metalliche di limonite (di durezza anomala), lavorate con scanalature parallele lungo l’equatore, rinvenute in un deposito di minerale Precambriano; età 2,8 miliardi di anni. (Conservate al Museo di Kerksdorp, in Sud Africa). 2) Vaso metallico fuoriuscito da una roccia Precambriana, di 600 milioni di anni, a Dorchester, in Massachusetts. 3) Catena d’oro trovata in una miniera di carbone americana in uno strato risalente a 250 milioni di anni fa. 4) Blocco di agata trovato nei pressi di Artigas, in Uruguay, risalente a 130 milioni di anni fa, che ha rilevato, nella sua cavità interna, presunte scritte in rilievo racchiuse in un disegno a forma di cuore. (Studiato da ricercatori americani, fonte: El Pais, 1997). 5) Tubo metallico trovato in Francia in un giacimento di gesso risalente a 65 milioni di anni fa. 6) Palla di gesso scoperta in uno strato di lignite dell’Eocene (45-55 milioni di anni), a Laon, in Francia. 7) Utensili avanzati di pietra (tra cui mortaio e pestello) rinvenuti in una miniera d’oro, in profondi cunicoli che penetravano depositi del Terziario (33-55 milioni di anni); Table Mountain, Tuolumne County, in California. 8) Utensili di pietra lavorati, eoliti, ed utensili di pietra più avanzati, paleoliti e neoliti, ritrovati in tutta Europa (Inghilterra, Francia, Belgio, Portogallo) risalenti alle Ere del Miocene (5-25 milioni di anni), dell’Oligocene (25-38 milioni) e persino dell’Eocene (38-55 milioni). Documentati accuratamente all’inizio del ‘900 in convegni internazionali di archeologia preistorica, vennero poi accantonati come prodotti di pressioni geologiche, poiché non dovrebbero esistere fino a 2-4 milioni di anni fa. 9) Oggetto metallico non identificato (somigliante ad una bobina di trasformatore), incluso in un sasso di 15 milioni di anni, trovato da uno studente di geologia di Mosca (Fonte: Istituto Scientifico Salyut). 10) Punte di freccia e bolas vecchie di oltre 3 milioni di anni, in Argentina (1912). 11) Statuetta di terracotta in un pozzo a 100 mt di profondità presso Nampa, nell’Idaho, in una colata di lava solidificatasi almeno 2 milioni di anni fa. 12) Altri strumenti ritrovati dal geologo Virginia Steen-Mcintyre, a Hueyatlaco, in Messico datati 300.000 anni mediante i radioisotopi dell’Uranio (Fonte: Geological Survey USA, anni ’70). 13) Conchiglia con volto umano scolpito proveniente da una formazione di roccia rossa Pliocenica (oltre 2 milioni di anni), trovata da Henry Stopes in Inghilterra (Fonte della Geological Society, 1881, Inghilterra. Simili lavori, secondo i dati ufficiali, fecero la loro comparsa solo 100.000 anni fa in Africa, e 30-40 mila anni fa in Europa). 14) Un medaglione, finemente lavorato composto da una lega di rame, apparso nel 1870, da una profondità di oltre 100 piedi durante la perforazione di un pozzo in Illinois, con su entrambi i lati, figure e caratteri indecifrabili incisi usando l’acido. Un processo complicato ancora non compreso ai nostri giorni (sicuramente troppo avanzato per una popolazione vissuta 150.000 anni fa, periodo cui risalirebbe il medaglione). 15) Negli archivi di Madrid esiste l’annotazione del ritrovamento, avvenuto nel 1572 in Perù, di un chiodo di considerevole lunghezza, all’interno di una roccia risalente a 100.000 anni prima; il ferro non era conosciuto dai peruviani. 16) Strumenti di pietra sofisticati, caratteristici solo dell’industria dell’Homo Sapiens, scoperti in una formazione glaciale a Sheguiandah, sui Grandi Laghi, in Canada, vecchi di almeno 70.000 anni (Fonte: Dott. Lee, Museo Nazionale del Canada, anni ’60). 17) Cranio di antico bisonte selvaggio e cranio umano di 40.000 anni fa, che presentano un foro circolare netto, che, per l’assenza di incrinature radiali, può essere stato provocato solo da un proiettile rotondo. Il primo si trova nel Museo Paleontologico di Mosca, il secondo, scoperto in una caverna dello Zambia, è conservato al Museo di Storia Naturale di Londra. (Fonte: P. Kolosimo). 18) Statuette di argilla ritrovate in uno scavo nei pressi di Acambaro nel Messico, nel 1945, raffiguranti rinoceronti, cammelli, cavalli, e perfino dinosauri dell’Era Mesozoica. 19) Modellino di aereo in oro, proveniente da una tomba in Colombia, del I secolo d.C., completo dei particolari della cabina, sede del motore, coda e alettoni flangiati. Un professore di aerodinamica, ignaro della sua provenienza, dichiarò che la struttura alare a delta denotava capacità di portanza supersoniche. 20) Muro di cemento, liscio e smussato, rinvenuto in una miniera a più di 3 km di profondità, a Heavener, in Oklahoma (Fonte: testimonianza di un minatore, 1928). 21) In Val Camonica (Italia), si riscontrano disegni di individui antropomorfi dall’aspetto di astronauti.

Scheletri di Umanoidi Sconosciuti – 22) Razza sconosciuta di umanoidi di bassa statura (1,30 mt circa), i Dropa, rinvenuti negli anni ’40 del XX secolo, in grotte al confine Cina-Tibet, insieme a misteriosi dischi di pietra databili al 10.000 a.C. 23) Essere umanoide mummificato di 35 cm di altezza e 350 gr di peso, trovato da cercatori d’oro in una camera scavata nel granito, sul Pedro Mountain, nel Wyoming, 1932. La struttura ossea (rivelata da una radiografia eseguita da H. Shapiro), secondo antropologi dell’Università di Harvard, era quella di un essere adulto o anziano. 24) Scheletro umano di 2,38 mt, ritrovato in mare a 250 km a nord di Santiago del Cile, insieme ad ossa di animali preistorici e vasellame (1970). 25) Ossa umane di grandezza straordinaria, con denti pesanti 430 grammi, a punta S. Elena in Perù.

Impronte Fossili Umane – 26) Impronta di piede umano di 4 metri di lunghezza, impressa in una roccia datata tra i 200 milioni e i 3 miliardi di anni in Sud Africa, vicino alla città di Mpaluzi al confine con lo Swaziland, riproposta di recente dal ricercatore Michael Tellinger, ma scoperta nel 1912 da un cacciatore di nome Stoffel Coetzee. 27) Orma di scarpa, completa di tacco, impressa su roccia con incrostazioni di trilobiti del periodo Cambriano (oltre 500 milioni di anni fa) ad Antelope Spring in Utah. Scoperta e conservata da William J. Meister nel 1968. 28) Orme di piedi dall’aspetto umano, con 5 dita, arco e tallone, lasciate su terreni sabbiosi del periodo Carbonifero (320 milioni di anni, oggi roccia arenaria) in Kentucky, Pennsylvania e Missouri. Studiate dal professor W.G. Burroughs di una facoltà di geologia del Kentucky, nel 1938. 29) Impronta parziale di sandalo, con distinguibili le linee di cucitura del filo e il consumo del tallone, fossilizzata su una roccia del Triassico (250-200 milioni di anni) nel Sisher Canyon, in Nevada. Trovata dal geologo John T. Reid nel 1922 e conservata al Museo Americano di Storia Naturale di New York. 30) La suola fossilizzata di una scarpa in una roccia del Triassico in Nevada, databile a 200 milioni di anni. 31) Impronta umana osservata in una roccia del Giurassico (150 milioni di anni fa) accanto a quella di un Dinosauro, in Turkmenistan. (Fonte: Notizie da Mosca, 1983). 32) Impronta di scarpa su arenaria nel Deserto del Gobi, databile a decine di milioni di anni fa (Fonte: P. Kolosimo). 33) Impronte di piede di diversi esemplari di Homo Sapiens su ceneri vulcaniche fossili, a Laetoli in Tanzania, risalenti a 3,6 milioni di anni fa. Scoperte nel 1979 da Mary Leakey, furono erroneamente attribuite all’Australopitecus. 34) Altre impronte di scarpe su roccia, dalla datazione controversa, rinvenute a Caprie (Val di Susa, Italia), in Bolivia (Museo di Cochabamba), sulle Ande peruviane, a Punauia (Tahiti).

Deposito di Uranio – Il Deposito di Uranio (U-235) della miniera di Oklo (località sita a circa 40 miglia a nord-ovest di Franceville, nel Gabon, Africa Occidentale), impoverito in seguito ad un processo di “fissione nucleare” indotto, quasi certamente in modo artificiale, è uno dei più recenti misteri nel nostro Mondo, ancora in fase di studi e ricerche controverse. Il minerale di Uranio in questione, infatti, contiene una percentuale di U-235 intorno allo 0,621%, mentre tutti gli altri depositi naturali finora scoperti ne contengono lo 0,715%. Inoltre, l’avvenuta fissione è corroborata dalla presenza – in tale minerale – di quattro elementi rari, quali Neodimio, Samario, Europio e Cerio, in forme tipiche derivanti dalla fissione dell’Uranio-235. Secondo Francis Perrin (ex presidente della maggiore organizzazione francese per la produzione di energia atomica), autore di un rapporto all’Accademia delle Scienze Francese, tale reazione nucleare avrebbe avuto un’origine naturale e si sarebbe avviata circa 1,7 miliardi di anni or sono. L’ipotesi di un’origine naturale, però, non è condivisa da Glenn G.T. Seagorg, ex capo della U.S. Atomic Energy Commission e vincitore di un Premio Nobel legato alla sua attività sulla sintesi degli elementi pesanti. Seagorg ribadì che, per bruciare Uranio in una reazione nucleare è indispensabile la concomitanza di molteplici fattori contraddistinti da ben determinati parametri di quantità e qualità. Inoltre, è indispensabile la presenza dell’acqua come agente moderatore per frenare i neutroni liberati quando si scinde un atomo di Uranio-235, e sostenere, così, la reazione nucleare a catena. A questo scopo è necessario che l’acqua in questione sia estremamente pura, perché una minima percentuale di contaminazione “avvelena” la reazione e la interrompe. Il fatto che, in natura, non esiste una sola goccia di acqua chimicamente “pura“, porta ad escludere, quindi, l’ipotesi che una reazione nucleare possa innescarsi spontaneamente in giacimenti naturali di Uranio, e che quindi sia stata innescata artificialmente ‘da qualcuno’


[1] Come non notare la predilezione della città toscana, sia per l’evento del 1320 come per quello del 1954.