“Il Segreto del mio No-Me” di Federico Bellini

[Nell’immagine la scena in cui Gandalf affronta il Balrog a Moria]

A volte osservo il mondo che mi circonda e mi accorgo come tutti noi, me compreso, siamo stati “programmati per perpetuare un gioco“. Come a dei livelli, superiamo le difficoltà della vita, pensando, a volte, di aver risolto i nostri problemi, di aver finalmente raggiunto una consapevolezza in grado di renderci finalmente liberi da questa schiavitù, quando in realtà continuiamo ad alimentare quella finzione che si nutre di noi.

Siamo solo dei programmi, interni ad un “sistema informatico” di dimensioni cosmiche, che si auto-controlla per continuare ad operare e sopravvivere. Come uscirne? Diventando dei Virus ed infettando il Sistema dal suo interno?

Tutti abbiamo un Nome, un No-Me. Il nostro Nome è l’esaltazione dell’Io nell’Illusione, l’etichetta che ci permette di essere classificati ed inseriti all’interno di uno “Schema” o del “Programma” stesso. È la negazione del , il No-Me, ma è anche ciò che ci permette di vivere l’esperienza, perché attraverso di esso si veicolano millenni di informazioni e che, con il proprio No-Me, si manifestano poi nelle nostre vite: noi ne siamo così il “Prodotto“.

Nasciamo nudi e spogli, veniamo poi classificati con il nostro Nome, cresciamo inconsapevoli del proprio No-Me, sino a quando non andiamo incontro al nostro risveglio e lì, passando dalla propria accettazione e che deve risultare esclusivamente incondizionata, iniziamo un cambiamento, dove l’informazione perde di significato, non perché diventata inutile ed obsoleta, ma perché va così a completarsi.

Per questo motivo, in questa sede, vi rivelerò qualcosa che ha a che fare con il mio nome e cognome: Federico Bellini.

Federico deriva dal germanico Frithurik, composto dai termini frid (o fried, frithu, “pace“) e ric (o rik, rikja, “sovrano“, “re“, “signore“, “potente“), avendo così il significato complessivo di “Potente in/nella Pace“, “Governatore Pacifico” e “Protettore Potente“.

Bellini, invece, deriva da Bellinus, epiteto e/o variante di Belanu, o Beleno, divinità protoceltica della Luce (dal protoindoeuropeo *bʰel-, luce), uno dei maggiori e più influenti tra gli antichi Dèi europei, per il quale si eseguivano sacrifici e riti collegati ai solstizi e ai cicli solari dell’anno.

Belanu probabilmente significa “Colui che è Luminoso“, o “Dio Luminoso“, seppure l’antichissima radice “bel” presente in molteplici protolinguaggi, secondo alcune fonti avrebbe il significato trascendentale di “Apparire dall’Altro Mondo” e/o “Illuminazione dal Mondo degli Dèi“.

Insomma, proprio come Gandalf, “Sono un servitore del Fuoco Segreto” (o Gnòsis)…